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Intervista
Denis Longhi e il JZ:RF Cella Monte resta... casa
Denis Longhi, vercellese classe ‘78
Denis Longhi, vercellese classe ‘78, è fin dagli albori il patron e direttore artistico del “Jazz:Re:Found”, il festival pioneristico che ha portato il jazz, la musica elettronica, il soul e la club culture fra i colli monferrini. Il Festival - che ha avuto come modelli i principali eventi britannici outdoor del genere - è nato nel 2008 a Vercelli e negli anni successivi ha continuato a crescere con costanza. A quel punto, nel 2015, l’associazione “Casanoego”(nata nel 2008) con Longhi al timone decide di fare il salto di qualità: dopo aver fatto dei test con degli eventi a Milano a Torino, scelgono di trasferirsi in quest’ultima. Infine, dopo i successi collezionati nel capoluogo piemontese, nel 2019, gli organizzatori decidono di portare la kermesse in luogo che possa pienamente confarsi con l’anima di Jazz:Re:Found; per questo scopo viene designata Cella Monte: intima, dal paesaggio incontaminato, in grado di ospitare quella dimensione di sperimentazione oltre la musica che stavano cercando. Sono passati sette anni dal trasferimento in Monferrato e 18 dalla fondazione, l’evento è cresciuto a dismisura ed è riuscito a costruirsi un branding solido e internazionale, portando sul territorio un turismo che mancava. Nell’attesa della XVIII edizione, che inizierà il prossimo 27 agosto, abbiamo deciso di parlare con Denis Longhi, facendoci raccontare il percorso che ha condotto Jazz:Re:Found a Cella Monte e il tanto discusso futuro della manifestazione in Monferrato.
Cosa l’ha portata in Monferrato?: «Dopo l’esperienza torinese - che, sottolineo, ci è servita molto a crescere in modo organico e solido come festival - abbiamo deciso di spostarci in una nuova location, che fosse outdoor e collimasse con l’anima rurale e intima della kermesse. È stato, allora, quasi automatico pensare al Monferrato, splendido luogo frequentato già in gioventù, essendo vercellesi, e che già sapeva di casa per via della nostra presenza ripetuto a Moleto. Infatti, la nostra prima scelta era stata proprio Moleto ma, per varie ragioni organizzative e amministrative, abbiamo poi ripiegato su Cella Monte che comunque ci aveva rapito».
Com’è riuscito a trasferire un festival, ormai di fama internazionale, in un borgo da 500 abitanti?: «Con la crew di “Noego” sono riuscito a costruire un’identità solida a Jazz:Re:Found negli anni precedenti, quindi, quando abbiamo spostato il festival a Cella Monte, abbiamo potuto contare, in primis, su un pubblico altamente fidelizzato che ci ha seguito senza sforzo nella nostra nuova casa. Le difficoltà principali sono state di ordine strutturale e logistico. Infatti, ci siamo trovati e ci troviamo ancora a dover fronteggiare grandi difficoltà di gestione del luogo: mancano totalmente aziende terze a cui poterci appoggiare per l’accessibilità dell’evento, parlo dei collegamenti con i principali snodi ferroviari e aeroportuali, gli n.c.c., il montaggio degli stand e del glamping. In sostanza, ci scontriamo con costi sempre più alti e con l’impossibilità di poter delegare a altri le attività che non dovrebbero competere direttamente a noi, che dovremmo occuparci principalmente dello show e della selezione artistica. Ci sono necessari circa 15 giorni per montare e dieci per smontare le attrezzature e i servizi: la situazione è a dir poco complicata. Auspico che, in futuro, si possa trovare una nuova intesa con qualche investitore privato o con le amministrazioni per costruire delle infrastrutture semi-permanenti che, a quel punto, noi saremmo anche potenzialmente disposti a utilizzare in altre occasioni. Questo ci aiuterebbe a renderci sempre più appetibili ad un pubblico internazionale».
Continuate a crescere, sia a livello di numeri, sia a livello di offerta musicale. Come pensate di rendere sostenibile la vostra presenza a Cella Monte a lungo termine?: «Non abbiamo nessuna intenzione di abbandonare Cella Monte, ma, come dicevo, i costi sono sempre più alti; quindi, per mantenere i biglietti su un prezzo accettabile, dovremo accrescere il pubblico. Ci stiamo organizzando per aggiungere uno spazio a quello che, d’altronde, era già un festival in parte diffuso: Moleto ci era rimasta nel cuore e cercheremo di accordarci con i privati e con il Comune di Ottiglio per costruire, magari fra un paio d’anni, un ulteriore stage dislocato che possa ospitare, in virtù della sua maggiore estensione, qualche ospite principale della line-up».
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