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Lettera aperta aperta ai farmacisti per il boicottaggio dei farmaci israeliani
Dal Coordinamento provinciale per la Palestina
Il Coordinamento provinciale per la Palestina ha inviato una lettera aperta aperta ai farmacisti per il boicottaggio dei farmaci israeliani Teva. Ecco le motivazioni.
«Siamo una rete di associazioni e cittadini, impegnati nella promozione della pace in Palestina, nella convinzione che tacere di fronte alle ingiustizie sia una forma di complicità. Per questo motivo invitiamo a valutare la possibilità di rifiutare la commercializzazione dei prodotti della casa farmaceutica israeliana Teva, quale forma di dissenso etico nei confronti della politica di Israele verso il popolo palestinese, che dura da molti decenni e che ora è tragicamente culminata nel genocidio in corso a Gaza».
«Certamente i farmacisti ricorderanno che la riprovazione etica, espressa attraverso le sanzioni e il boicottaggio internazionali, fu una delle componenti che portò al superamento del regime di apartheid sudafricano. Il boicottaggio è una forma di protesta nonviolenta e apartitica, fondata sulla deterrenza etica e di immagine. I farmaci sono destinati alla tutela della vita e della salute; sono quindi una “merce” particolare, con un alto contenuto etico. Questo valore, a nostro parere, va perso quando il loro utilizzo contribuisce al profitto di case farmaceutiche che si rendono responsabili o complici di azioni contro i diritti umani, anche contribuendo al bilancio di paesi i cui governi violano continuamente tutte le convenzioni internazionali in materia, commettendo crimini contro l’umanità e crimini di guerra».
Secono il Coordinamento provinciale per la Palestina «la casa farmaceutica israeliana Teva è la più grande azienda mondiale nel settore dei farmaci generici. Teva ha un codice etico nel quale afferma di voler essere riconosciuta come un’azienda corretta, che contribuisce al benessere dei pazienti, delle famiglie e della comunità, che sostiene e rispetta la tutela dei diritti e si impegna a non essere complice di abusi. In realtà Teva finanzia il governo e l’esercito israeliano con le sue imposte (il fatturato Teva del 2025 è stato di circa 17 miliardi di dollari); l’economia palestinese è interamente controllata da Israele, Teva beneficia quindi di un mercato vincolato e impone i suoi prezzi ai cittadini palestinesi, prezzi più alti di quelli dei farmaci generici prodotti ad esempio in Cina e in India; in questi mesi Teva si è pubblicamente schierata con lo stato e l’esercito israeliano, sia con dichiarazioni che con aiuti concreti».
Con questa lettera «non intendiamo interferire con l’autonomia professionale di ciascun farmacista, né con le imprescindibili esigenze terapeutiche dei pazienti. Chiediamo, invece, di pronunciarsi a favore della tutela della salute e della vita, manifestando in modo pacifico il suo dissenso verso chi semina morte e lancia false accuse di antisemitismo a chiunque si opponga».
«Per aderire a questa campagna nazionale sarà sufficiente comunicare ai rappresentanti delle ditte consociate TEVA, RATIOPHARM, CEPHALON E DOROM che non commercializzerà più i loro prodotti, sostituendoli con altri equivalenti disponibili, nel pieno rispetto dell’appropriatezza terapeutica e delle necessità del singolo paziente».
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