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Elezioni

Dopo le Provinciali adesso si guarda al Comune: iniziano le manovre elettorali

Sia nel centrosinistra che nel centrodestra

Uniti si vince, divisi si perde. In politica come in altre realtà. Le elezioni provinciali di metà settimana hanno messo in luce questo vecchio “adagio”. Il centrodestra ha vinto, votando compatto e rispondendo agli appelli dei vari leader. Il centrosinistra ha perso, per una manciata di punti, visto che qualcuno si è astenuto e altri hanno votato gli avversari di sempre.

Chiuso il capitolo provinciale tra allegria e rammarichi, si guarda alle elezioni comunali del 2019. Appaiono lontane ma sono dietro l’angolo. Ad accendere la miccia è il segretario del PD, Paolo Filippi, politico di lungo corso: «Alle provinciali solo PD e Leu hanno votato la lista di centrosinistra. I due rappresentanti della Lista Palazzetti hanno votato a destra e Cuore del Monferrato non ha partecipato al voto». Conclusioni: nessun rappresentante casalese del centrosinistra in Provincia, elezioni perse, ma soprattutto «l’alleanza uscita vincente dalle elezioni del 2014 è terminata».

Il voto provinciale (il cui risultato è stato già rimarcato ieri sera, giovedi, da Luca Servato di MDP che abbiamo pubblicato sull’edizione del giornale di oggi, venerdì) traccia un solco profondo su una rottura che da tempo si consumava. Già in passato il PD aveva "mostrato i denti" alla Giunta comunale chiedendo un rimpasto con la sostituzione di alcuni assessori.

Il tempo invece di lenire ha acuito i dolori e così il centrosinistra si trova frammentato proprio nei mesi cruciali dove si andrà a decidere su chi puntare. Già, perché, in un’elezione comunale, più dei partiti contano soprattutto le persone e al momento l’unico candidato del centrosinistra rimane il sindaco in carica: Titti Palazzetti. Non ha ancora sciolto le riserve ma le dichiarazioni di Filippi lasciano intendere che se si candidasse dovrà correre senza il sostegno del partito di riferimento della sinistra.

A destra ovviamente si festeggia e questo nuovo esploit di Federico Riboldi lancia di più l’esponente di Fratelli d’Italia nella corsa a Palazzo Sangiorgio. Da tempo rimarca che altre istituzioni non gli interessano nonostante il largo consenso registrato in questi anni: vuole dimostrare di essere un buon amministratore di Casale Monferrato.

Anche nel centrodestra non sono “rose e fiori” ma la situazione è meno problematica del centrosinistra. Tutto è legato anche alle scelte di Giorgio Demezzi: l’ex sindaco ha voglia di tornare a governare e in questi anni dai banchi dell’opposizione non ha mai fatto venire meno la sua attenzione ai problemi della città. Secondo alcuni rappresentanti di questa coalizione se si trovasse un’intesa il centrodestra potrebbe tentare di vincere al primo turno.

Ma a parole tutto sembra semplice. In realtà non è così. Prima di tutto bisogna fare i conti con i numeri. Casale da tempo sta perdendo abitanti, il numero degli elettori cala così come quello dei votanti, complice lo scarso interesse per la politica. Quattro anni fa al primo turno sono andati a votare il 67,77% pari a 19.472 persone, mentre al secondo il 52,29% pari a 15.026 persone.

A questo di aggiungono altri movimenti e partiti (civici o politici): a destra c'è "Direzione Casale 2019"; a sinistra CasaleBeneComune che si colloca ora sotto "Dema Democrazia e Autonomia". Anche loro reciteranno una parte importante all'interno degli schieramenti come il Movimento 5 Stelle che a Casale non ha mai sfondato (se non nelle elezioni nazionali) ma che vorrà dire la sua nel locale.

Questo significa che la "torta" da spartire inizia ad essere esigua e più che le idee e i proclami in una campagna elettorale servirà convincere maggiormente le persone sulla bontà delle proprie proposte, sui progetti per rivitalizzare concretamente la realtà casalese: una partita da vincere non con le divisioni ma con l'unione sia dell'una che dell'altra parte.


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Marinella Miceli

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