Nelle librerie primeggia in questi giorni un libro rilegato in rosso con titoli in oro: “Il romanzo della guerra civile”, di Giampaolo Pansa, casalese (classe 1935) scrittore e giornalista di razza (ha fatto e fa storia il suo ‘Bestiario’, per 31 anni su ‘L’Espresso’, oggi su ‘Il Riformista’)
Sono stati riuniti per la prima volta da Sperling Paperback in un unico volume, i tre appassionanti romanzi in cui Giampaolo Pansa rievoca il tempo travagliato e drammatico della guerra civile: “Ma l’amore no”, “I nostri giorni proibiti” e “Il bambino che guardava le donne”.
Nell’ampio commento introduttivo Pansa ricorda di aver scritto il primo volume nauseato dal mestiere di notista politico e con l’idea catartica di diventare romanziere e “Ma l’amore no” era ancora “un romanzo soltanto per metà revisionista”. Possiamo aggiungere che era anche un giallo visto che (con un altro nome) ricordava l’omicidio di Mario Acquaviva (Acquapendente, 1900 – Casale 11 luglio 1945) aderente al Partito comunista internazionalista, omicidio avvenuto nei pressi della stazione di Casale e rimasto impunito.
La protagonista di “Ma l’amore no” era Giovanna, una giovane vedova perseguitata da una profezia. Nei “Nostri giorni proibiti” campeggia Carla, insegnante trentenne che da ragazza era stata fascista e rapita dai partigiani. Nel “Bambino che guardava le donne” a condurre la storia è Carmen, già ausiliaria con la Repubblica sociale.
Queste storie pubblicate molti anni fa, raccolte insieme per la prima volta danno vita a un romanzo nuovo. Che conferma le straordinarie doti di Pansa come narratore. e come storico revisionista. Pansa, eccellente narratore, coinvolge e cattura il lettore, raccontando l’Italia e gli italiani come nessuno ha mai fatto prima: senza sconti né indulgenze o pregiudizi ideologici.
Il nuovo libro, di 836 pagine, è in vendita a 19,90 euro.