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Testimonianze: la pace dei campesinos colombiani contro le brutalità delle bande armate

Assediati dalla palma da olio africana che è molto, molto più di una semplice coltivazione. È un disegno politico, una strategia «militare» dei padroni della Colombia: multinazionali, mafiosi, che cacciano i coloni con le angherie e la violenza. Terre fertili, terre che nascondono ricchezze minerarie: uranio, oro, carbone e petrolio, il 4° giacimento al mondo. Terre anche strategiche dal punto di vista del controllo del territorio. Terre ricche che scatenano appetiti e spazzano via gli scrupoli, al punto che laggiù si vive in mezzo alla guerriglia, tra truppe regolari, bande militari mercenarie al soldo di signorotti locali, che ammazzano e usurpano, e la resistenza, in parte armata in parte pacifica, organizzata con gli strumenti della denuncia, della solidarietà internazionale, dell'informazione. È questo il quadro tracciato da Bertilda, Luis e Ivan, colombiani, ospiti la scorsa settimana a Casale della Consulta della Pace e che nel fine settimana hanno preso parte a «Colombia Vive», promossa a Treviso e che rappresenta un momento importante di confronto e informazione su una realtà lontana, ma che può trovare sostegno e aiuto proprio grazie all'attenzione internazionale, spezzando il cerchio di silenzio che sempre si cerca di creare intorno ai soprusi, alle brutalità. Lo scopo? «Globalizzare la resistenza», per riprendere l'espressione coniata da Luis Eduardo Guerra, 35 anni, leader della Comunità di Pace di San José de Apartado e membro del consiglio interno della stessa comunità, ucciso con la sua compagna, Bellanira Areiza Guzman Areiza, 17 anni, alla quale si era unito solo pochi giorni prima dall'esercito colombiano il 21 febbraio del 2005. Maria Bertilda Tuberquia Quintero, fa parte della Comunità di pace di San José Deapartado, un villaggio di contadini colombiani che ha scelto la non violenza come risposta alla guerra interna che da oltre 40 anni devasta la Colombia e che ha creato 4 milioni di profughi interni con sei milioni di ettari espropriati con la violenza, dicono. Un conflitto sociale a armato che colpisce la popolazione civile, vittima di massacri, sfollamenti, persecuzioni giudiziarie, dell'uso del terrore come strategia da parte di soggetti apparentemente in contrapposizione ma che sono in realtà legati da profondi interessi. Lo spiega bene Ivan Cepeda, difensore dei diritti umani in Colombia e giornalista del settimanale «El Espectador», figlio di Manuel Cepeda, senatore dell'Unione Patriottica, direttore del settimanale “VOZ”, ucciso da sicari il 9 agosto del 1994. Ivan evidenzia come da un lato si consumano le usurpazioni dei terreni, dall'altro si lavora in parlamento con una legge che riconosce la proprietà dopo cinque anni di usufrutto, e a un'altra legge truffa beffardamente denominata «Giustizia e pace» e che si traduce di fatto nella garanzia dell'impunità per i crimini commessi dai signorotti locali e dai loro eserciti ai danni dei campesinos, dei contadini scacciati dalle loro terre. Fondamentali per realizzare questo disegno di usurpazione anche i legami con la mafia e la 'ndrangheta italiana, sostiene Luis Cepeda, «come dimostra il fatto che Salvatore Mancuso è investigato dall'antimafia». «Salvatore Mancuso – scrive Stella Spinelli su Peace Reporter - narcotrafficante leader delle Auc, accusa il vice di Uribe e tre generali dell'Esercito. La cupola del governo di Alvaro Uribe sta tremando sotto i colpi d'ascia di Salvatore Mancuso, la testa pensante dell'Autodifesa Unita della Colombia, che ieri ha vuotato il sacco sulle collusioni fra uomini di potere e paramilitari. Nella lista eccellente l'attuale vicepresidente della Repubblica, Francisco Santos e quattro generali». Luis Fernado Giraldo, della associazione Giustiza e pace, mette in evidenza le grandi ricchezze anche naturalistiche, patrimonio dell'umanità che sono a rischio: «Una zona con un indice di biodiversità pari a 2700 specie per metro cubo, contro la media di 1800, la più ricca la mondo». Ma cosa si può fare? La magistratura italiana ha un ruolo importante perché lottare contro le cosche significa anche indebolire la mafia colombiana, sottolinea Ivan Cepeda. E poi nessun avvallo da parte dello Stato italiano alla legge truffa «Giustizia e pace». Mentre Tiziano Del Cotto, italiano da un anno in Colombia come accompagnatore e osservazione internazionale per la Peace Brigades International evidenzia l'importanza dell'«accompagnamento politico», che si concretizza nella presenza di volontari stranieri in grado di creare, attraverso la loro presenza un cuscinetto di sicurezza nelle zone in cui risiedono. Chi fosse interessato a conoscere meglio le vicende delle comunità di pace colombiane può contattare Colombia vive,la rete italiana di solidarietà fondata a Narni nel 203 visitando il sito www.colombiavive.it, telefono 0744 747269.

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Barbara Marini

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