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A San Giovannino per gli affreschi restaurati

Appuntamento su richiesta di Clara Rossanigo, alla chiesa campestre di San Giovannino di Cerreto, attribuita a Giovanni Battista Scapitta. Dal porticato a tre campate con volte a crociera entriamo nell’aula ottagonale dove sono appena stati tolti i ponteggi per il restauro degli affreschi che ornano la volta con San Giovanni Battista che ammonisce i fedeli alla conversione tra i profeti Isaia, Geremia. Ezechiele e Daniele, contornati da angeli musicanti (che ricordano Crea). Sotto sono raffigurati episodi della vita di San Giovanni Battista: l’annuncio della nascita a Zaccaria, la nascita e la decollazione. Furono eseguiti a secco su scialbo di calce, ci assicurano le restauratrici Beatrice Coppo e Raffaella Costanzo, da un artista rimasto ignoto alla fine del Seicento. Fondata nel 1685 dal viceparroco della Cattedrale Pietro Guglielmo Bonatti sotto il titolo di Santa Maria Vergine delle Grazie e dei Santi Giovanni Battista e Rocco, la chiesa venne consacrata due anni dopo. Nei primi anni del Settecento Agostino Belloste di Parigi donò beni per la formazione di una cappellania laicale e la famiglia mantenne il patronato della chiesa per tutto il secolo. Passò poi alla famiglia Mellana, che lo mantenne fino alla morte dell’avvocato casalese Filippo, sepolto nella chiesa accanto ai genitori. Sotto il busto marmoreo dell’uomo politico si legge: “Mellana Avv.to Filippo / nato a Casale Monferrato il 7 marzo 1810 / deceduto il 29 novembre 1874 / deputato / per 12 legislature / al Parlamento Italiano / Gli esecutori testamentari / posero”. Nel 1879 la chiesa fu acquistata dall’Ente Morale Fondazione Leardi che nel 1977 la donò alla parrocchia di Santa Maria del Tempio. Nel presbiterio la pala d’altare raffigura la “Madonna delle Grazie con i Santi Evasio e Rocco” sullo sfondo la torre civica di Casale; a lato le due tele della “Madonna Assunta in cielo tra i Santi Giovanni Battista e Sebastiano” e della “Madonna col Bambino e Sant’Isidoro” (da restaurare). I lavori, su progetto dell’arch. Michela Corti, sono stati autorizzati dalla diocesi, approvati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arte e Paesaggio delle province di Alessandria, Asti e Cuneo (arch. Monica Fantoni e dott. Mario Epifani) e realizzati col contributo della Fondazione CRT e di sponsor privati.