Perché le case popolari proprio a Porta Milano? Botta (An) chiede di ripensarci
Nuove case popolari? La preoccupazione di Marco Botta, consigliere comunale e regionale di An (Pdl). è che Porta Milano possa diventare «una nuova frontiera di nessuno, proprio per l’insediamento di stranieri, difficili da mandare via anche in assenza di sopravvenuti requisiti di legge» e definiti «potenziali fattori di destabilizzazione del tessuto sociale».
Per questo l’esponente del centrodestra chiede una pausa di riflessione, aggiungendo anche che la decisione di spostare l’insediamento da Casale Popolo a Porta Milano è stata presa «senza che siano stati minimamente consultati la Circoscrizione e i cittadini della zona».
Botta si domanda anche quali interventi il Comune abbia previsto, tipo «aree verdi, servizi e centri di aggregazione per prevenire il disagio».
Botta tiene però a sottolineare una cosa: “Da tempo andiamo sostenendo la necessità che anche gli Enti locali quali i Comuni affrontino il problema dell’emergenza abitativa, sentito da un numero sempre maggiore di persone e che sfocia sempre più in sfratti esecutivi. Quindi, ci mancherebbe altro, non siamo certamente contrari all’edilizia popolare, che oltretutto rappresenta una conquista maturata in un periodo lontano a me particolarmente caro. Resta però il fatto che oggi il cittadino italiano non è tutelato nelle procedure di assegnazione degli alloggi popolari, perché sempre di più viene scavalcato nelle graduatorie. Questo grazie alla legge regionale, che prevede solo tre anni di attività lavorativa continuativa sul territorio per accedere alle abitazioni. Come se non bastasse, la stessa legge regionale abbasserà ulteriormente il limite da tre anni a sei mesi. E’ di tutta evidenza che occorre un’azione politica mirata alla tutela del cittadino italiano rispetto a quello straniero. Per questo, sull’argomento, a livello regionale come partito ci siamo già mossi a tutela del cittadino italiano nell’assegnazione degli alloggi popolari, chiedendo che la normativa regionale piemontese inserisca il vincolo di residenza di cinque anni, e d’attività continuativa sul territorio per gli extracomunitari da tre a cinque anni, per ottenere l’assegnazione delle case popolari, aumentando quindi le possibilità dei cittadini di italiani di accedere al servizio”.