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L'intervista

Avo umanizza la corsia ascoltando chi soffre

Parla Marina Pagliano, presidente dei volontari ospedalieri di Casale

Marina Pagliano, la presidente dell'Avo di Casale Monferrato

Giunta quasi al termine del suo secondo mandato come presidente, ma ancor più in qualità di volontaria, Marina Pagliano racconta quanto importante sia l’impegno di Avo nei confronti dei malati, dei bisognosi e dei loro famigliari.

Presidente, qual è lo scopo principale che Avo persegue? Avo si prefigge di essere di consolazione alle persone sofferenti. Purtroppo, da qualche anno non abbiamo più il permesso di imboccare i pazienti che non sono in grado di mangiare autonomamente perché la nostra assicurazione non copre eventuali incidenti, e per i nostri volontari, che in quell’azione vedevano forse il mezzo più concreto per stare vicini ai degenti di cui si occupavano, è stato davvero difficile. Infatti abbiamo perso molti volontari che si sono sentiti privati del loro modo di dare una mano. Sostanzialmente, quello che la nostra associazione cerca di fare è umanizzare la corsia, questo perché i medici sono oberati di lavoro e nella maggior parte dei casi non hanno il tempo materiale per fermarsi a confortare i malati, si occupano giustamente di curare sotto l’aspetto clinico, ma anche dal punto di vista morale c’è chi ha tanto bisogno di aiuto. Ed è qui che entrano in gioco i nostri associati. Forniamo parole di conforto o anche una semplice valvola di sfogo. Non solo nei confronti degenti però, spesso anche i parenti si sono rivolti a noi nei momenti di maggiore sconforto.

La pandemia ha cambiato i vostri programmi? Da un anno ormai non abbiamo più interazioni con i malati, perché ovviamente il personale medico ha la precedenza e occupa per gran parte del tempo gli spazi disponibili e questo ha pesato molto sui membri di Avo. Da un momento all’altro sono stati costretti a prendere le distanze da pazienti che vedevano più volte al giorno e ai quali sono affezionati. In un modo o nell’altro però abbiamo cercato di mantenere i contatti con le famiglie per far sentire la nostra vicinanza e continuare a far capire loro che non sono soli.

In un campo come il vostro la vicinanza anche fisica è fondamentale, Avo come ha reagito al fatto di non poter più entrare in corsia? Il nostro nuovo consiglio, composto da otto membri in totale, si è messo al lavoro soprattutto nel periodo natalizio ed ha stabilito sin da subito una forte collaborazione con la Caritas. Le due associazioni hanno lavorato insieme per la raccolta dei generi di prima necessità, dagli alimentari ai servizi di igiene, da destinare ai poveri non solo di Casale e dintorni, ma anche di comuni limitrofi. Per noi è stato importante il nostro spirito di adattamento, che ci ha spinto a non rimanere con le mani in mano. Questo però riesce sicuramente in maniera più semplice alle associazioni delle grandi metropoli che, potendo contare su un numero molto più alto di membri, hanno meno problemi di organizzazione e gestione dell’organico. Siamo forse uno dei pochi centri di dimensioni contenute ad esserci mossi così.  Il fatto di non poter più essere presenti in corsia non ci ha impedito di provare a renderci utili anche in campi non propriamente di nostra “competenza”, perché questo è lo scopo del volontariato.

Cosa capita quando sono i volontari ad aver bisogno di aiuto? La nostra associazione può contare sull’esperienza della dottoressa Simona Tambornino, psicologa e psicoterapeuta che, come volontaria, fornisce supporto psicologico ai nostri membri provati dal servizio in corsia.

Come vengono formati i vostri volontari? Prima di poter effettivamente entrare nel nostro gruppo volontario i candidati vengono esaminati proprio dalla dottoressa Tambornino. Devono essere in possesso di determinati requisiti per essere ritenuti idonei, stare accanto a chi soffre non è semplice, bisogna essere sensibili ma è anche necessario avere un carattere forte. Fino all’anno scorso, tutti gli anni, è stato organizzato un corso di formazione rivolto a coloro che intendessero dare il proprio contributo. Il corso è stato diviso e organizzato per aree tematiche, relativamente alle quali sono stati coinvolti diversi medici dell’ospedale Santo Spirito che hanno partecipato come relatori. Una volta terminate le lezioni, è previsto un periodo di tirocinio di tre mesi, durante il quale i volontari alle prime armi sono seguiti da un membro più esperto. Purtroppo, l’edizione 2020 non si potuta svolgere per ovvie ragioni, ma appena ne avremo l’occasione organizzeremo subito un nuovo corso, dobbiamo provvedere ad integrare nuovi volontari al fine di farci trovare preparati per quando potremo ritornare nei reparti.


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