Personale trasferito a Casale: la Partecipanza protesta sulla gestione delle aree protette
di Maurizio Inguaggiato
Il 2012 è una sorta di “anno zero” per la Partecipanza dei Boschi, dopo che la legge regionale del luglio scorso non ne riconosce più l’autonomia e la aggrega al nuovo Ente di Gestione del Parco del Po Alessandrino e Vercellese e Bosco delle Sorti della Partecipanza.
Il Parco Naturale era nato nel 1991 per volontà della Regione e con il consenso dei “partecipanti” al fine di recuperare la Partecipanza dei Boschi nei suoi peculiari aspetti forestali, ambientali e culturali.
«Oggi la Regione ha inventato un nuovo Ente - ci spiega il primo conservatore Bruno Ferrarotti - senza il consenso dei partecipanti che, oltre ad abusare del nostro titolo Bosco delle Sorti della Partecipanza, sta facendo morire la stessa Partecipanza e tutto ciò che di buono è stato fatto in questi 19 anni. Inoltre dal 2 gennaio scorso alla Partecipanza di Trino non lavora più nessuno, visto che il presidente e il nuovo Consiglio di gestione hanno trasferito a Casale il personale in ruolo che fino al 31 dicembre lavorava per il pezzo di area protetta denominato Bosco delle Sorti».
Si tratta di un guardiaparco e di un operaio a tempo indeterminato e di un’amministrativa a tempo indeterminato ma part-time. Negli anni, a livello di personale, ci sono stati diversi cambiamenti: nel 1995 la pianta organica prevedeva un direttore, tre operai, due guardiaparco e due amministrativi, ma nella realtà i guardiaparco non ci sono mai stati, mentre è sempre rimasta operativa la segreteria storica. Dal 2008 si è passati a un guardiaparco, tre operai, due amministrativi, la segreteria storica e il custode della Cascina Guglielmina.
Dal 1° gennaio 2010 la Regione non ha più finanziato i due operai forestali, la segreteria storica e la custodia della Guglielmina, mentre dal 2 gennaio 2011 non sono stati finanziati neppure gli amministrativi. «Alla luce di questo nuovo scenario abbiamo avanzato una proposta di convenzione transitoria perchè riteniamo che il nostro Bosco, con una superficie di seicento ettari, abbia bisogno di una corretta gestione forestale - spiega Ferrarotti - ma il risultato pratico è che ci ritroviamo senza personale. Se non si vuole più fare lavorare la Partecipanza lo si dica in modo chiaro e netto: noi non riconosciamo la presidenza di questo nuovo ente. Il gesto intollerabile è stato quello di fare il trasferimento del personale. È vero che facciamo volontariato forestale e amministrativo, ma questo atto è un ulteriore sopruso dopo la modifica della legge regionale. È tutta una gestione amministrativa che va in crisi e senza i nostri fondi storici e le compensazioni nucleari del Comune di Trino saremmo già in gravissime difficoltà».
Ferrarotti rincara poi la dose. «Auspico che la Regione applichi il decreto salva-Italia del governo Monti, in virtù del quale la presidenza dell’ente di gestione è un titolo onorifico e perciò priva di “remunerazione, indennità o gettone di presenza”. Il suo presidente Broveglio sarà disposto a rinunciare all’emolumento previsto in 18 mila euro annui? Noi, come Partecipanza, per vent’anni abbiamo fatto risparmiare alla Regione circa 250 mila euro e se tutti i 29 enti di gestione si fossero comportati come noi il risparmio sarebbe stato di 7 milioni di euro. Per tutta risposta ci è stato tolto il personale: una situazione surreale».
A livello nazionale la bontà del lavoro della Partecipanza è riconosciuta da più parti: di recente a Padova è arrivato il premio del Gruppo FSC Italia per la buona gestione forestale, la trasmissione di Rai3 “Chiodo fisso” ha dedicato un servizio sulla storia secolare del bosco trinese, mentre è in progetto un documentario sugli aspetti sociali e culturali della Partecipanza.
Inoltre gli appuntamenti delle prossime settimane: il 14 gennaio è stata convocata la cumulativa amministrazione dove si parlerà di bilancio consuntivo 2011, bilancio previsione 2012, dei rapporti con la Regione e dell’insediamento della centrale biomasse; il 22 gennaio assemblea sulla decisione definitiva nei confronti della Regione in quanto “pezzo di area protetta regionale che dal 1° gennaio non esiste più”.
«La Partecipanza non si mette in ginocchio - conclude Ferrarotti - andiamo avanti con la nostra petizione e speriamo che le opposizioni del Consiglio regionale riescano a fare ripristinare la nostra autonomia. Riguardo al nuovo Ente, perchè non dobbiamo essere rappresentati visto che portiamo parte del suo nome?».