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Emergenza sanitaria
La zona rossa a Grana? Insorge l'opposizione
Tre lettere al sindaco: fu un allarmismo ingiustificato
L’emergenza sanitaria sta rientrando e i casi di positività al Covid-19 calano ogni giorno. A Grana però non si placano le polemiche in merito alla richiesta che il primo cittadino Cristiano Gavazza aveva fatto lo scorso 14 aprile alla Regione Piemonte di far diventare il comune monferrino “zona rossa di attenzionamento”.
Quattordici firmatari hanno infatti consegnato al Comune tre lettere rivolte al primo cittadino in cui chiedono spiegazioni di tale richiesta e soprattutto di rettificare «l’infondato allarmismo che ha portato a etichettare gli abitanti di Grana come untori quando si spostano fuori dal proprio paese».
A farsi portavoce di questo malcontento è la minoranza “Insieme per Grana” guidata in consiglio comunale da Gianfranco Balliano che insieme a Chiara Varvello e a Tiziano Varvello ha firmato una lettera in cui spiega la situazione e chiede risposte al sindaco.
«Quello che è seguito alla sciagurata decisione di richiedere la zona rossa è cosa nota, con i danni economici e di immagine purtroppo tangibili, ma mai il primo cittadino si è degnato di rettificare quanto incautamente dichiarato, neppure in seguito alla lettera di protesta e di richiesta di smentita da parte di 14 imprenditori di Grana. Se ci fosse stata una consultazione preventiva con esperti sanitari, Prefettura e Regione si sarebbe evitato di portare Grana ad una ribalta oltremodo negativa, aggiungendo serie conseguenze ai noti problemi che il Covid-19 ha purtroppo causato ovunque».
Facciamo un passo indietro. A metà aprile, in piena emergenza sanitaria, alla residenza per anziani “Colli Divini” i tamponi per stabilire la positività dei residenti e degli operatori tardavano ad arrivare. «Chiesi così con forza che l’Asl venisse a fare i test – spiega Gavazza – o sarei stato costretto a chiudere il paese per tutelare la salute dei miei cittadini». Una volta arrivati i primi esiti dei tamponi che contavano la positività quasi totale degli ospiti e degli operatori della Rsa, Gavazza aveva chiesto alla Regione che Grana divenisse “zona rossa”.
«Chiediamo se il sindaco comprenda bene il significato delle sue parole – ribattono i consiglieri di minoranza -: quale beneficio per la salute avrebbero avuto gli abitanti con la chiusura di Grana? Se al suo interno era presente un focolaio, peraltro circoscritto alla sola RSA, si sarebbero tutelati gli abitanti dei paesi vicini. Invece, si sarebbe dovuto vietare il movimento delle persone all’interno del paese, tenendo presente che i pochissimi contagiati erano in quarantena nella propria abitazione e che la RSA, già dal 7 aprile, risultava ‘sigillata’.Lo spostamento tra un paese e l’altro inoltre era già di per sé vietato, se non per i casi consentiti dall’allora vigente decreto, e pertanto non si sarebbe ottenuto alcunché di concreto. La riprova è tutta nel fatto che a Grana i contagi non solo non sono cresciuti, ma risultano in netto calo, sia alla RSA che tra gli abitanti. Affermare infine che la richiesta di zona rossa era l’unica cosa da fare per la salute dei cittadini è falso e fuorviante, poiché quanto richiesto non è stato concesso e lo stesso risultato lo si è ottenuto in modo assai meno traumatico».
«Risponderò come richiesto nella lettera al prossimo Consiglio comunale previsto per il 13 giugno – spiega Gavazza. Ci tengo però a sottolineare che chi si trova ad agire per la tutela della salute dei cittadini, in un contesto di pericolo per la vita delle persone, non può permettersi di sottovalutare alcun aspetto del problema, mentre può accadere che il singolo individuo, che non ha in carico tale responsabilità e o non dispone di tutte le informazioni del caso, tenda a generalizzare e considerare solo alcuni elementi e non la totalità degli stessi, risultando talvolta ‘distratto’ rispetto al dettato dai decreti ministeriali e relative disposizioni attuative».
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