Sono già quattro i cuccioli di capriolo che nei giorni scorsi sono stati consegnati alla Provincia di Alessandria e al Centro Centro di Recupero della Fauna Selvatica del Piemonte Orientale (CRFSPO), gestito dal Parco Fluviale del Po e dell’Orba, non sempre – evidenzia un comunicato stampa diffuso dal Parco stesso - per effettiva necessità. E si teme che nelle prossime settimane la situazione possa aggravarsi.
Per questo Carlo Carbonero, responsabile della vigilanza del Parco e del CRFSPO, invita «a non prelevare i cuccioli, che dopo la nascita stanno per qualche settimana nell'erba alta, seguiti e alimentati dalla madre che rimane nascosta nelle vicinanze. Solo se si tratta di animali in vero pericolo (falciatrice che gli taglia il prato, ciglio della strada, presenza di cani randagi, ferite evidenti...) bisogna intervenire, ma non è sempre necessario prelevare il cucciolo e portarselo a casa. Può essere sufficiente spostarlo di pochi metri e toglierlo dal pericolo».
Allevare un cucciolo di capriolo è molto difficile e molto costoso (nei primi giorni sono necessarie 5-6 poppate e ci sono serie difficoltà a reperire il latte giusto ed equilibrato) e ancor più difficile è allevarlo senza abituarlo alla presenza umana, spiegano al Parco.
«Un capriolo che abbia confidenza con gli esseri umani - sottolinea Carbonero - diventa come una capretta domestica e non può più essere liberato in natura. Un privato, peraltro, non può tenersi un capriolo in giardino: è vietato dalla legge, e la normativa di tutela faunistica prevede anche una pesante sanzione pecuniaria per chi detiene animali selvatici senza motivo».
Il CRFSPO svolge nel corso dell'anno un'intensa attività di assistenza e recupero sul territorio: nel 2007 sono stati 374 gli animali ricoverati e curati. Tutti quelli che sopravvivono e guariscono vengono reinseriti nel loro habitat naturale.
Per informazioni e segnalazioni è possibile contattare 0384.84676, 0131.304556.