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  • 18 novembre 2016
  • Casale Monferrato

Il commento - In Monferrato purtroppo il lavoro non è un’emergenza

«Il Monferrato è l’unico giornale che ci possiamo permettere di comperare. La prego ci dia almeno l’illusione che questa lettera non verrà cestinata perché, per la nostra dignità, rimarrà l’anonimato. Siamo delle mamme disperate che con una misera pensione dobbiamo aiutare i nostri figli cinquantenni disoccupati...». Inizia così la lettera scritta a mano da tre signore. Rivolgono un appello alle istituzioni ed in particolare al Comune di Casale affinché si riesca a trovare una soluzione alla vera emergenza di questo territorio: il lavoro. Nella lettera c’è un riferimento al problema dei migranti che trova, almeno in questo territorio, una grande attenzione, mentre per quanto riguarda il problema occupazione non si registra altrettanto impegno: «Così una decisione l’abbiamo presa anche noi, e sarebbe quella di mettere i nostri figli sui barconi e portarli sul Po... ma anche questo purtroppo gioca a nostro sfavore, perché il fiume è ormai in secca...». La lettera finisce con un interrogativo: «Nella nostra lunga vita, abbiamo sempre lavorato onestamente, adesso cosa dobbiamo fare?». Difficile rispondere, ma ci provo. Prima di tutto le tre mamme stanno già facendo molto per i loro figli. In secondo luogo bisogna tenere le questioni separate: l’immigrazione è una, l’occupazione un’altra. Chi cerca di accomunarle sbaglia, cavalca il malcontento della gente senza dare alcun contributo. Ma se l’immigrazione è sempre stata considerata un’emergenza, la seconda è stata relegata a problema. Eppure la mancanza di lavoro è una vera e propria emergenza. Il Piemonte sta attraversando una crisi occupazionale piuttosto pesante e il Monferrato Casalese, stando alle ultime statistiche, è l’area che soffre maggiormente. Negli ultimi anni i monferrini hanno visto chiudere aziende e fabbriche, eliminare importanti enti pubblici, tagliare servizi. A fronte di questo c’è da registrare la caparbietà di alcuni imprenditori che hanno scommesso sul futuro della propria terra. Ma questo non è bastato e la situazione non è cambiata. Si stenta a trovare soluzioni adeguate: la possibilità di vedere un sito Amazon oppure una zona tax free per attrarre imprese sul territorio rimangono solo sulla carta. Tante parole, nessuna certezza. C’è la sensazione che si sia affievolito l’orgoglio dei monferrini, sostituito da un senso di rassegnazione e di paura: chi ha un lavoro se lo tiene stretto e chi potrebbe dare un lavoro non rischia evitando di mandare in fumo anni di sacrifici. Chi resta fuori, difficilmente riesce a rientrare. C’è la sensazione ancora più forte che manchi la collaborazione per centrare gli obiettivi: saranno questioni di partito, interessi personali, individualismo o scarse capacità. Alcune settimane fa una nostra lettrice ha detto: «In Monferrato l’unica cosa che funziona è la solidarietà». Verissimo. Siamo pronti a dare una mano quando il prossimo è in difficoltà. Ma la disoccupazione non riusciamo proprio a vederla come un’emergenza: eppure ad ogni stagione che passa sono diverse le persone che perdono il lavoro. Se riuscissimo a trasformare quella solidarietà, che è un nostro grande pregio, in impegno a favore dei disoccupati qualcosa potrebbe cambiare. Tutti insieme ovviamente: Casale da sola non può farcela, è il territorio che deve unire le proprie forze, nessuno escluso. Sarebbe bello invertire la marcia, magari affidando la gestione dell’emergenza ad una struttura sovracomunale (l’Associazione dei Comuni del Monferrato?) che lavori in tal senso. In passato si è fatto un tentativo con l’Agenzia di Sviluppo, ma è stato un buco nell’acqua. Serve una struttura che concretizzi idee e progetti, raccordando tutti i settori della nostra economia. Serve un cantiere per il lavoro che riesca a trasformare bandi e fondi pubblici in occupazione, che riesca a intercettare investimenti e imprenditori che vogliono creare impresa sul nostro territorio. Dobbiamo sforzarci e impegnarci per creare posti di lavoro. Tutti insieme. Lo dobbiamo a queste tre mamme ma soprattutto ai tanti monferrini che da troppo tempo attendono semplicemente di svegliarsi al mattino per andare al lavoro.