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Tre giorni con la Protezione Civile al Villaggio Eridano allestito in cittadella

Un ammasso di tronchi nel fossato costituisce una situazione di pericolo perché può fare da sbarramento all’acqua e occorre rimuoverlo. Il cingolato super leggero anfibio trasporta la prima squadra che deve ridurre le dimensioni dei ceppi. Scendono alcuni uomini e senza indugi con seghe a motore triturano il legno. Giunge il secondo gruppo in cambio al precedente provato e fradicio e avvolge il cumulo dei blocchi di legno in una manichetta elastica che viene agganciata al verricello di un camion sul quale si trova anche una torre faro per illuminare la zona. In poco tempo l’ostacolo è rimosso e la zona è libera e sicura. Il telone rosso noac e i big bag pieni di sabbia permettono in poco tempo di creare una fortificazione contro la minaccia di allagamento, il primo opponendosi a flussi poco impetuosi e in luoghi circoscritti (per esempio un cortile), i secondi che si possono sovrapporre a piacere lungo argini come vero e proprio sbarramento all’acqua lungo anche sei chilometri. Due persone risultano disperse e devono essere trovate prima che scendano le tenebre. Intervengono i cani, animali dolcissimi e simpatici, addestrati al lavoro se muniti di un particolare collare o guinzaglio. Il primo fiuta immediatamente la persona nascosta sotto il ponte della cittadella, scodinzola, abbaia, richiama il padrone dal quale pretende, poi, giustamente carezze e attenzioni. Il disperso non è ferito gravemente, può camminare con le proprie gambe sorretto da volontari del 118. Altri cani scovano invece un ferito grave che è stato nascosto sotto un contenitore di plastica. L’attore che doveva essere vero per stimolare l’olfatto nell’animale viene sostituito da un manichino. I volontari effettuano tutte le operazioni di imbracatura dell’infortunato, poi la barella è collegata al verricello del camion e issata in posizione di sicurezza. Si deve spegnere un incendio in un bosco impervio. L’autobotte scarica nel punto accessibile più vicino una vasca contenente fino a 6000 litri d’acqua. Poi per mezzo di manichette morbide e tubi rigidi flessibili, di una vaschetta di 1500 litri e di una pompa ogni 20 metri circa, si crea una colonna che può essere lunga fino a due chilometri. L’acqua pompata a 30 atmosfere con gli speciali idranti viene riversata sul fuoco. Queste sono state le principali esercitazioni effettuate dai gruppi di Protezione Civile presenti alla Cittadella sabato 8 e domenica 9 novembre. Sono i C.O.M. (Centri Operativi Misti) ventidue in Provincia che da macchine del soccorso si sono trasformati in sistemi di monitoraggio del territorio e dei suoi rischi, di precisione e prevenzione. Si sono organizzati in aree omogenee e per rischio, riguardanti l’asta fluviale e i problemi geologici. Nell’esercitazione di rimozione dei tronchi e del soccorso dei dispersi sono stati impegnati anche il C.O.M. di Balzola che hanno utilizzato il mezzo donato dal T.H.W. bavarese, il Nucleo Comunale Volontari Protezione Civile di Casale e il 118 della Misericordia; nello spegnimento dell’incendio l’A.I.B. di Valcerrina. Sul piazzale della cittadella erano esposti tutti i mezzi a disposizione della Protezione Civile provinciale e che vengono utilizzate dalle colonna mobile provinciale. Non si tratta di una struttura dalle caratteristiche predefinite. Essa va intesa come un sistema modulare che può essere aggiustato a seconda delle problematiche per le quali è chiamata ad operare, per dare ad esempio assistenza a famiglie che sono rimaste senza casa o per fare solamente soccorso sanitario e ricerca persone. Il modulo base permette di dare assistenza e posti letto a 250 persone e di preparare 800 pasti caldi su due turni. Naturalmente in caso di gravi calamità e terremoti queste cifre possono aumentare estendendo il numero dei mezzi a disposizione All’interno di una colonna mobile sono inoltre indispensabili servizi di segreteria organizzativa e di comunicazioni e di logistica intesi come cucina da campo e tendopoli per far dormire i volontari. Ecco quindi schierati nell’area esterna della Cittadella i camion per procurare l’acqua potabile e la luce con torri fari e palloni che possono rischiarare uno spazio grande un campo di calcio. E poi motopompe, fuoristrada, gruppi elettrogeni, tir per il trasporto dei cingolati, mezzi anfibi, tende da campo modulari che si montano in mezz’ora e possono ospitare 100 persone in sicurezza. Le idrovore speciali sono state utilizzate recentissimamente per alleggerire una diga in Sardegna nella quale c’era il pericolo di un effetto Vajont. Per caricare i tir è stato fatto ritardare la partenza di un traghetto e all’arrivo dei mezzi nel porto i passeggeri, quasi tutti sardi, hanno a lungo applaudito la colonna alessandrina della Protezione Civile. L’operazione di svuotamento dell’invaso è stata condotta con pieno successo. Altre operazioni sono state condotte recentemente nelle alluvioni di Dresda e di Harles, in Francia.

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Barbara Marini

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