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  • 12 novembre 2020
  • Casale Monferrato

Paolo Deregibus - cantante e musicista

«Uno spartito mezzo vuoto. Ecco la mia pandemia»

Già finalista all'edizione Sanremo Giovani del 1992, corista di Fiordaliso negli anni ’90

Zona gialla, arancione o rossa, i divieti riferiti all’esercizio delle attività artistiche e artistico-didattiche non cambiano. La curva epidemiologica sta avendo la meglio sulla salute e sulla libertà delle persone. Provvedimenti restrittivi sono risultati inevitabili e urgenti. Molti, evidentemente, sono stati poco ligi alle regole, ma non tutti. Ed è su questo punto, che il casalese Paolo Deregibus, musicista di professione, insegnante di canto e responsabile della Sezione Musica della Scuola Step Out di Casale Monferrato, pone le sue riflessioni.

Qual è il tuo punto di vista rispetto all’emergenza sanitaria e ai provvedimenti adottati? “Penso che prima di chiudere tutto di default, si sarebbero dovuti disporre controlli puntuali e costanti a tappeto su tutto il territorio nazionale e presso le diverse categoria professionali e commerciali, consentendo, come per le industrie, di proseguire a coloro che danno prova di rigorosa osservanza delle misure di distanziamento e dei protocolli di sicurezza antiCovid, ergo facendo chiudere e/o sanzionare solo gli inottemperanti. Credo, inoltre, che le generalizzazioni non siano mai proficue e giuste. Rispetto alle lezioni di musica, con rapporto uno a uno, il rischio è sempre stato nullo (ambienti areati, distanze rispettate e disinfezione degli spazi e degli strumenti). Anche per quanto riguarda i concerti, non mi risultano importanti evidenze di contagio rispetto a quelli estivi. Fermo restando che, piacciano o no, le regole vanno sempre osservate, ritengo sarebbe stato più opportuno, utile ed efficace allertare capillarmente le forze dell’ordine nel vigilare per preservare e tutelare la salute fisica degli italiani e, parimenti, quella psicologica ed economica”.

Cos’ha sottratto e cosa ha portato la pandemia? “Personalmente, a livello concertistico mi sono saltati almeno una trentina di appuntamenti programmati, oltre a una serie di convocazioni mancate. Con la scuola, invece, nella prima ondata, abbiamo cercato, da casa, di tenere vivi i rapporti con amici e allievi, anche se in riferimento a quest’ultimi il calo, soprattutto psicologico, c’è stato. Fortunatamente, alla riapertura ne sono arrivati dei nuovi. Ora, con molti, stiamo tenendo lezioni online ma, certamente, non è la stessa cosa: parlo di connessioni con ritardi di suono, in primis. Nulla può sostituire la lezione in presenza che, comunque, dopo tutti gli interventi adoperati nell’estate, e con non poco sforzo economico, sarebbero state in totale sicurezza. Lo stesso, vale i locali dove solitamente suonavo: anche loro si sono riorganizzati per garantire attività in sicurezza”.

Sono giunti i contributi/ristori previsti, per compensare i disagi economici? “Niente potrà ripagare il contatto con ragazzi/e, allievi e pubblico. Non voglio elemosina. Ho scelto questa strada per poter stare con la gente, per sentire il contatto, il calore e la passione”.

Già finalista all'edizione Sanremo Giovani del 1992, corista di Fiordaliso negli anni ’90, vocalist di numerosi jingles pubblicitari, interprete della colonna s Colpi di sole (sit-com RAI3, 2007), front-man e fondatore della rock-cover band Aspettando Margot, membro e cantante di gruppi e band come Mullers/Best of Guitar (ultimo progetto: Gemelli Diversi Tributo a Lucio Dalla – guest Ricky Portera, storico chitarrista di Dalla e degli Stadio), per Paolo, che canta da quando frequentava l’asilo, la pandemia è…? “Come il servizio militare: tempo perso e irrecuperabile! E’ uno spartito, decisamente, mezzo vuoto!”.


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