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Musica
L'addio a Peppino di Capri. Gianfranco Raffaldi ricorda la collaborazione con il cantante
Scomparso nella giornata di sabato all’età di 86 anni
Chi scrive questo articolo si è lasciato ispirare dalle note di Champagne suonate al pianoforte in un locale della Riviera Ligure... il mare, il sole, la spensieratezza, quelli dell’Italia raccontata da Peppino di Capri (Giuseppe Faiella), scomparso nella giornata di sabato all’età di 86 anni. C’è un filo invisibile ma indissolubile che lega la grande stagione della musica leggera italiana a una tastiera Hammond, a una voce inconfondibile e a un’isola che ha fatto da sfondo a sogni, amori e melodie immortali. Quel filo è la storia artistica e umana di Peppino di Capri, riletta attraverso gli occhi e i ricordi di chi ha condiviso con lui il palco, le sale di registrazione e i trionfi planetari: il maestro Gianfranco Raffaldi, monferrino, ora alla direzione del San Bartolomeo Gospel Choir.
Dieci anni intensi, dal 1968 al 1978. Un decennio che ha ridefinito i confini della canzone melodica e del rinnovamento musicale italiano, raccontato da Raffaldi con la precisione del testimone oculare e la passione del musicista che ha vissuto la transizione dal successo di Fausto Leali con “A chi” fino all’abbandono del gruppo dei Novelty in concomitanza con l’uscita del celebre brano “Champagne”.
La parabola artistica comincia quando, dopo l’esperienza dei Rockers, arrivano i New Rockers, l’ultimo complesso riconosciuto da Peppino. La formazione vede Peppino al pianoforte e alla voce, Gianfranco Raffaldi all’organo Hammond e ai cori, Pino Amenta al basso e ai cori, Bebè Ettore Falconieri alla batteria e Piero Braggi alle chitarre e ai cori. Il debutto discografico di Raffaldi con Peppino si rivela immediatamente un trionfo poiché il brano “Amare di meno” diventa la sigla della celebre trasmissione televisiva “Lascia o raddoppia?” condotta da Mike Bongiorno. A questo successo seguono un secondo posto e una vittoria al Festival di Napoli, oltre a due trionfi sul prestigioso palco del Festival di Sanremo.
Dietro la grandezza dell’artista si muoveva un uomo completo, umano e anche molto timido, una fragilità che Peppino riusciva a superare regalandosi quei famosi buffetti sulle guance prima di iniziare a cantare. Raffaldi è entrato a far parte della vita e della musica di Di Capri in un periodo non particolarmente felice, ma grazie a un sapiente lavoro sugli arrangiamenti e a canzoni profondamente gradite al pubblico, l’artista è ritornato in auge in brevissimo tempo, come dimostrano le innumerevoli tournée internazionali che hanno toccato le Americhe, il Canada, il Brasile, il Venezuela, l’Argentina, l’Australia, il Giappone, Israele, la Grecia, la Turchia, il Libano, la Spagna, il Portogallo, la Francia e la Svizzera, registrando ovunque il tutto esaurito nei teatri.
Inoltre, Peppino di Capri e la sua squadra sono stati veri pionieri della nuova canzone napoletana, rileggendo i classici partenopei in una veste moderna e contemporanea, un’operazione culturale e musicale testimoniata dagli LP intitolati “Napoli Ieri e Oggi”. Dieci anni irripetibili che suggellano definitivamente un giudizio scolpito nella memoria collettiva: un nome, una storia indimenticabile. Uno spaccato della storia della musica, che va letto, conservato in un cassetto e fatto emergere quando si ha la nostalgia di quelle canzoni.
Per ora abbiamo brindato all’incontro tra Peppino e Raffaldi. Cameriere, champagne.
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