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Zanzare, 40% in meno. Ma la chimica desta sempre qualche apprensione

Zanzare? Decisamente sotto la media: 40-45% in meno rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti. Lo sottolineano i tecnici IPLA che coordinano la lotta sul nostro territorio a fronte di un sensibile aumento della presenza degli insetti registrato negli ultimi dieci giorni e delle comprensibili espressioni di fastidio di molti cittadini. Caldo e umidità notturna, unite a venti che soffiano in direzione sfavorevole hanno favorito l’invasione dalle zone non trattate - dicono i tecnici - perché gran parte del Piemonte resta ancora estranea alla lotta, così come in Lombardia. Ma la nostra zona è interessata dalle migrazioni delle più vicine zanzare vercellesi e lomelline, ovviamente, dove le catture - che a spot sono state effettuate anche lì per avere dei parametri di raffronto - evidenziano che la popolazione è anche cinque volte superiore quella riscontrata nelle aree sottoposte a trattamento. Chimico e biologico E naturalmente a fronte delle prime serate d’estate pungenti ritornano gli interrogativi sulla efficacia della lotta, sulle risorse impiegate e sull’impiego di prodotti chimici. «I milioni di euro spesi per irrorare sostanze tossiche e cancerogene nelle risaie sono serviti solo per posticipare di un mese l’invasione di zanzare?», chiede Claudio Martinotti, coordinatore delle Guardie Ecologiche Volontarie per la nostra zona. «Chi si impegna da una vita per valorizzare il Monferrato, poi si ritrova in simili paradossali situazioni, nelle quali non hai più strumenti per proseguire con efficacia l’opera di persuasione ...», continua Martinotti. «In altre zone d’Italia dove si sono rivolti ad esempio all’entomologo Giorgio Celli, ed hanno insistito con la lotta biologica fatta come si deve e completa di ogni fase, diversificazione e durata prevista, il problema zanzare è stato risolto. Da noi preferiscono avvelenarci con il Diflubenzuron (che come tutti gli insetticidi fosforganici provoca il cancro, altrimenti non sarebbero derivati da “armi chimiche”...)». E anche Paola Riboni del Comitato Ittas ha inviato un documento al nuovo sindaco Giorgio Demezzi riproponendo la questione dell’utilizzo degli insetticidi chimici in risaia. Una scelta che preoccupa soprattutto per la vastità del territorio trattato e per il fatto che si tratta di prodotti destinati all’alimentazione. Secondo molti sostenitori della lotta biologica, tra cui la stessa Riboni, l’impiego della chimica è - oltre che dannoso - inutile perché non fa che selezionare i ceppi più resistenti e nel giro di qualche anno - a causa dell’adattamento - comporta l’impiego di prodotti sempre più tossici e aggressivi. Con un rischio-salute per la popolazione di un intero territorio. La Riboni poi torna a rivendicare una maggiore e più chiara informazione che - senza mistificazioni e perifrasi - illustri con chiarezza quali sono i reali rischi causati dai prodotti chimici impiegati per la lotta alle zanzare. Le precauzioni I prodotti chimici vengono utilizzati solo in fase preliminare e in assenza di prodotto - spiega Luca Balbo, biologo, tecnico IPLA, l’ente che coordina la lotta nella nostra zona - e inoltre solo su una porzione del territorio trattato, circa 25mila ettari, perché sul resto vengono utilizzati altri insetticidi. «Il prodotto è utilizzato in risaia con le concentrazioni più basse in assoluto rispetto agli altri insetticidi: con una bottiglia da un litro si trattano cinque ettari», spiegano i tecnici, ed inoltre è meno aggressivo di altri normalmente impiegati in risaia. Inoltre proprio per evitare di indurre resistenza negli insetti il principio chimico viene utilizzato in modo saltuario e comunque non su generazioni successive di zanzare, perché le larve degli adulti che sopravvivono ai trattamenti vengono poi uccise con il bacillus biologico in risaia. Il prodotto non viene comunque in ogni caso mai distribuito con mezzi aerei, ma solo con la concia del seme. E per quanto riguarda il metodo integralmente biologico utilizzato da Celli e l’efficacia dei trattamenti? I trattamenti nel caso di Celli vengono effettuati su una zona paludosa con problematiche del tutto differenti a quelle che si riscontrano in risaia, dice Balbo, a partire dal fatto che gli allagamenti sono uniformi e largamente prevedibili invece che estremamente frazionati. Mentre la maggiore efficacia riscontrata negli ultimi anni nella nostra zona deriva dal fatto che - grazie al trattamento in fase di semina coni prodotti chimici che sono maggiormente persistenti - la prima generazione di zanzare è estremamente ridotta rispetto al passato. Poi - in seconda battuta - il bacillus agisce garantendo la mortalità con percentuali del 90%, ma un conto è che sopravviva il 10% di un milione di zanzare, un altro che la sfanghi il 10% di un migliaio di insetti...

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Barbara Marini

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