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A Ponzano per il maresciallo d'Italia Cavallero

Sabato 29 ottobre alle ore 11 i giardini tra viale Giolitti e viale O. Marchino (zona ospedale) saranno intitolati al maresciallo d’Italia Ugo Cavallero (Casale Monferrato, 20 settembre 1880 – Frascati, 14 settembre 1943). Sorta nella parte alta del paese di Ponzano, ai limiti del parco del castello di proprietà dei conti Cavallero, la chiesa dedicata a San Sebastiano affianca l’accesso al viale alberato che sale al maniero. Rimasta per troppi anni in stato di abbandono, ora si avvia a tornare all’antico splendore grazie ad un apposito comitato nato nel 1999. La memoria popolare ritiene che nell’Ottocento una non ben identificata marchesa Ferrero fece dono di un appezzamento di terreno di sua proprietà per la costruzione della chiesa, alla quale contribuirono tutti gli abitanti del paese trasformati in costruttori e in trasportatori di materiale edilizio di vario genere, tra cui calce, mattoni, conci di materiali locali e pietre provenienti dal Po. Ora, poiché la chiesa sorge sulla proprietà del castello, si potrebbe pensare alla marchesa Adele Hebert Ferreri d’Alassio, che nel 1882 acquistò il castello dal cav. Camossi, come osservano Antonino Angelino ed Enri Bo (“Da Casale Alessandria tutto intorno”, Milvia, Torino, 1986), oppure alla figlia Onorina Ferrero de Gubernatis di Ventimiglia, che col fratello Alfonso (uno dei fondatori della Fiat) vendette la proprietà alla famiglia Cavallero. In realtà, come ricorda Carlo Aletto nel repertorio storico-bibliografico delle “Chiese extraurbane della diocesi di Casale Monferrato” (Tipografia Barberis, San Salvatore Monferrato, 2006) già nel 1725 non si celebrava più nella chiesa “tutta rovinosa”. Le precarie condizioni dell’edificio religioso resero necessario un intervento di ricostruzione, probabilmente a spese della omonima confraternita di disciplinanti, che vi ebbe sede fino al 1847. Qualche anno dopo, nel 1873, don Piero Ottone, come scrivono Michele Cento e Ilario Manfredini nella “Storia di Ponzano. Persone, luoghi e cultura di un borgo del Monferrato” (Dal Broi, Torino, 2009) elencava le reliquie sacre conservate nella chiesa: una attribuibile a San Giovanni Battista, due a San Vincenzo, tre a San Luigi Gonzaga, quattro a Sant’Antonio da Padova e cinque prelevate dalla Croce. E’ rimato vivo il ricordo di quel fulgido esempio di sacerdote, tanto legato alla comunità di Ponzano, da lasciare nel 1891 la sua preziosa collezione di 257 libri a disposizione dei parrocchiani. Dopo la prima guerra mondiale, a spese del municipio, fu collocata, sulla facciata scandita da quattro paraste, una lapide di marmo con l’elenco dei caduti, delimitata da un’aquila (decapitata, tempi addietro, da un fulmine) e dallo stemma sabaudo. Poco visibile il campanile di sezione triangolare. Sulla ripida scalinata si apre l’ingresso della chiesa. L’interno è modesto, privo di affreschi e di antiche decorazioni. Si distingue, al centro dell’abside, la tela settecentesca (anch’essa necessaria di restauro) che raffigura i “Santi Sebastiano e Rocco in venerazione della Sindone e della Vergine, trafitta da un dardo”. Un’opera, di cui si ignora l’autore, molto interessante per l’iconografia particolare e per la complessa composizione pittorica nella quale spicca -ma ormai la si intuisce- la centralità del sacro lino, sorretto da un gruppo di angeli e contemplato dai santi protettori della peste. PARLA LA CONTESSA ANTONELLA CAVALLERO Siamo al castello di Ponzano ospiti della contessa Antonella Cavallero. E’ figlia di Carlo e nipote del maresciallo d’Italia Ugo Cavallero, personaggio storico di spicco nelle due guerre mondiali ‘‘suicidato’’ dai tedeschi al quartier generale di Kesserling a Frascati. Il maresciallo d’Italia ha avuto una figlia e un figlio, Carlo. Questa la genealogia della famiglia di Carlo Cavallero: Maria Grazia, Vittorio, morto nel 92 (il figlio Carlo vive a Palermo), la nostra Antonella (in realtà il suo primo nome è Rita), Francesco morto nel 93, Emanuele e Ugo. Antonella è vedova. Si era sposata proprio a Ponzano (5 settembre1964) con Angelo Emanuele Belloni: 600 invitati e tra questi la suocera, la baronessa Marianne Von Richthofen Belloni, cugina del più famoso Manfred, il Barone Rosso della prima guerra mondiale. Antonella ha due figli Maurizio e Alessandra e due nipoti Emanuele e Valentina. Parliamo del nonno (nato Casale da Gaspare e Maria Scagliotti): ‘‘Mi ricordo avevo tre anni e mezzo la notizia della morte me la diede mio nonno materno. L’avevano ucciso i tedeschi, mio padre fece fare l’auopsia all’istituto di anatomia patologica, risultò che lo sparo era partito da dietro, due o tre metri. E’ noto che non voleva andare in Germania per assumere il comando delle truppe republichine come fece poi Graziani. ‘Non metto italiani contro italiani’. Anche quando era andato a trovare la moglie in una clinica di suore gli aveva anticipato che non si sarebbero più rivisti, ma più importante di tutto era l’onore’’. Aggiunge: ‘‘Il nonno è morto in miseria, il castello era stato acquistato dalla nonna mentre Badoglio...’’. Vecchie polemiche. Ma siamo qui soprattutto oggi per ‘‘aiutare’’ i restauri di San Sebastiano la chiesa del castello: ce ne parla Bruno Tirone già sindaco del paese monferrino socio fondatore del comitato Amici San Sebastiano, natocon atto del notaio Baralis nel novembre 1999. La contessa è vicepresidente, presidente la signora Vittoria Giorcelli Lanzarini, ponzanese, oggi residente a Milano. Il progettista è l’arch. Nino Mellone di Arona. Il preventivo è di 60 mila euro, Per ora è stata ultimata la scalinata esterna e rifatta la tinteggiatura a cura di Luca Pagella. I ponteggi hanno purtroppo messo in rilievo che anche il tetto ha dei problemi. Si spera comunque di inaugurare questo primo lotto di lavori entro fine ottobre.

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Maurizio Gily

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