La soluzione di un unico tribunale per tutta la provincia di Alessandria non solo non rappresenterebbe un risparmio sui costi, ma al contrario potrebbe generarne altri.
Sono le conclusioni alle quali si è giunti al termine del vertice svoltosi venerdì pomeriggio nella sala del Consiglio provinciale ad Alessandria, incontro convocato dal presidente della Provincia Paolo Filippi a nome di tutta la Giunta e dalla IV Commissione consiliare, che si occupa di decentramento ed assistenza tecnica ai Comuni.
La riunione era incentrata su una mozione approvata dai consiglieri provinciali componenti di maggioranza e minoranza e presentata dal consigliere e capogruppo PD Federico Fornaro, da sottoporre al Ministero della Giustizia per sottolineare le esigenze e le peculiarità del territorio alessandrino nella delicata fase della riorganizzazione degli uffici e dei servizi giudiziari.
In sostanza si è discusso della soppressione, o meglio, dell’accorpamento dei tribunali sub provinciali - i così detti “minori”, tra cui quello di Casale - al palazzo di giustizia di Alessandria. All’incontro sono intervenuti numerosi rappresentanti delle parti interessate, tra cui il presidente del Tribunale di Casale Antonio Marozzo, il presidente dell’Ordine degli Avvocati Pietro Caire, il sindaco Giorgio Demezzi e l’assessore Vito De Luca, oltre ad amministratori, magistrati e presidenti degli ordini forensi di altre città della provincia sede di tribunale, quali Novi Ligure, Tortona e Acqui Terme. Erano presenti anche i parlamentari alessandrini Mario Lovelli e Franco Stradella.
«La Provincia, quale ente di coordinamento sul territorio, si farà interprete con il Governo al fine di aprire un tavolo di confronto sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie per giungere ad una soluzione condivisa per conseguire l’obiettivo primario di migliorare il funzionamento della giustizia nel Paese e nella provincia oltre a tenere conto dell’aspetto economico e quindi di contenimento dei costi - dichiara il presidente Paolo Filippi - Tutto questo si può fare con l’aiuto dei parlamentari del territorio. È necessario infatti portare all’attenzione dei presidenti di Senato e Camera, i contenuti della mozione affinché in sede legislativa venga riconosciuta la massima attenzione al servizio finora reso dai ‘piccoli tribunali’ ed anche la particolarità del territorio del Basso Piemonte. Non si può tirare una riga sopra e fare una media».
Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Casale ha ribadito che Casale non rinuncia alla propria candidatura come sede di tribunale. «Alessandria sarebbe sicuramente più forte con i presidi sub provinciali in attività invece che accorpati, in quanto garantirebbero maggiori diritti e servizi ai cittadini, soprattutto nei territori di confine - ha ribadito Pietro Caire - Mantenere in vita Casale sarebbe una ricchezza per la stessa provincia. La nostra città è in buona salute perchè ridurne l’efficienza socio-economica con un provvedimento che, tra l’altro, va contro lo stesso obiettivo di risparmiare? Al contrario, in caso di accorpamento, ci sarebbero dei costi di cui dovrebbe caricarsi la città di Alessandria per allestire una nuova struttura».
Infatti com’è attualmente strutturato, il palazzo di giustizia del capoluogo non sarebbe in grado di ospitare nuovi arrivi. E poi, quanto verrebbe a costare l’operazione di una nuova accoglienza? Domande e dubbi sacrosanti che il Ministero dovrebbe valutare ma che, al di là di ogni più logica ragione, non sembrano preoccupare Alessandria, già alla ricerca di una nuova sede. È proprio di questi giorni infatti la richiesta alla Banca d’Italia di poter utilizzare l’ex sede provinciale di piazza della Libertà.
E come non giustificare, per altro, il sottinteso e mai manifestato consenso da parte di Alessandria, ad un accorpamento dei tribunali minori al proprio?
Questo consentirebbe al capoluogo di diventare, come vastità di territorio, il secondo palazzo di giustizia del Piemonte dopo Torino, e di porre una seria candidatura come eventuale sede di una seconda Corte d’Appello regionale.
«Come possiamo pensare a un potenziamento della nostra città se poi ci tagliano i servizi? - commenta il sindaco Demezzi - Se ci tolgono il tribunale vedremo scomparire altre istituzioni e servizi: ad esempio gli uffici tributari non avrebbero quasi più senso di essere presenti sul territorio casalese. Così, come mi dicono, corriamo il rischio di perdere anche i comandi della Guardia di Finanza e dei Carabinieri. Così messi, come potremmo sostenere la figura di città capo zona?».
L’unica nostra speranza è che il Ministero riveda le posizioni e faccia veramente i conti.