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L'intervista L’ex sindaco che bandì l’amianto: «Accettando la proposta diventeremmo complici dei morti per l’amianto»

Senta, come sindaco nel 1987 mise al bando l’amianto a Casale. Che ne pensa della proposta di transazione di Stephan Schmidheiny? Ritengo che la proposta di Schmidheiny non sia accettabile, perché si configura come una merce di scambio. Niente mezzi termini.... «merce di scambio»? Sì, io ti dò dei soldi e tu ritiri la costituzione di parte civile... lasci perdere il processo, rinunci a rappresentare la tua città e le sue vittime nei gradi successivi del processo. È inaccettabile, perché è una proposta tardiva, conseguenza dell’impegno coerente e coraggioso della città. E cosa avrebbe dovuto fare allora Schmidheiny? Diverso sarebbe stato se senza condizioni avesse offerto - sia pur in ritardo ma in modo unilaterale e senza condizioni - una offerta significativa per riparare al danno causato alla città e alla comunità. Una offerta per le bonifiche già fatte, quelle effettuate e per la ricerca scientifica. Qualcuno le direbbe che vive nel mondo delle fiabe... Lo dicano pure! Schmidheiny si definisce filantropo, mi pare... I filantropi non mettono condizioni fanno scelte umanitarie senza contropartita. Così non sarebbe una merce di scambio ma una assunzione di responsabilità, tardiva, ma degna di essere presa in considerazione. Senta, parliamo del processo. Secondo lei ha avuto un ruolo in questa faccenda? Certamente, questa proposta senza il processo non sarebbe mai stata avanzata. Ma l’avvocato del Comune dice che non avrebbe alcuna influenza sul procedimento in corso... Accettare la transazione significherebbe introdurre una turbativa nella vertenza e indebolire la forza e la posizione di chi chiede giustizia nel processo stesso. Perché, che significato ha per lei la costituzione di parte civile di Casale nel Processo Eternit? La nostra città è il simbolo di una battaglia coraggiosa per l’abolizione dell’utilizzo dell’amianto. È un simbolo nel mondo della lotta per evitare il ripetersi di tragedie come quella vissuta qui da noi. Per questo mi auguro che non ci sia nessuna trattativa e che l’Amministrazione non assuma una decisione che offenderebbe i morti e la sofferenza della nostra città e farebbe venire meno la dignità di quel ruolo che la città ha svolto e di cui dicevo prima. Già i morti, una strage senza precedenti... Una strage senza precedenti! Che in città ha provocato più vittime delle due grandi guerre messe insieme. Non è retorica perché se tutti questi morti non servono a cambiarci allora sono morti invano. Bisogna tenere alto il valore della battaglia fatta finora. Ma Schmidheiny paga... Lui paga... manca di rispetto ai morti, compra la sua assoluzione... E noi diventiamo complici dei morti nei luoghi e nei Paesi in cui si continua ancora oggi a lavorare l’amianto. I soldi non possono sanare tutto e noi – la città simbolo della lotta all’amianto - non possiamo avallare questa logica.

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Renato Luparia

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