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Premio Ambientalista dell’Anno 2015 "Luisa Minazzi" – Intervista Ad Alberto Grossi

Raccontare per difendere. E' una vita in barricata quella di Alberto Grossi, dove la potenza della parola e dell'immagine si contrappongono allo scempio programmato. E' attraverso questi due importanti strumenti che Alberto lotta per tutelare la sua passione più grande: le Alpi Apuane, un ambiente splendido ma sfregiato dalle attività estrattive a base di filo diamantato e dinamite. Ogni anno da queste pareti si asportano quattro milioni di metri cubi di roccia mettendo a rischio falde acquifere, cime e habitat di pregio. Ad arginare questo fenomeno impressionante le immagini, le storie e le testimonianze raccolte da Alberto e protagoniste dei suoi video e dei suoi documentari. Per saperne di più su Alberto, e sul suo lavoro appassionato e coraggioso, leggi la nostra intervista. Qual è la molla che l'ha spinta a occuparsi di tutela delle Alpi Apuane? Non ho avuto la folgorazione di San Paolo. E’ stata una maturazione progressiva, sofferta e ragionata perché vengo da una famiglia di cavatori e dovevo rielaborare il mio pensare secondo un diverso punto di vista dopo aver constatato che le nuove tecnologie stravolgevano il mondo delle cave. Con il filo diamantato, la velocità di taglio era passata da 0,5 mq/h a 18 mq/h, un aumento di 36 volte. Per rendere l’idea, bisogna immaginare di correre a 200 all’ora in autostrada e di vedersi superare da chi viaggia a 7200 km/h! Pazzesco, no? Con questo sistema Davide è diventato Golia. Il cambiamento avviene in luoghi che diventano irriconoscibili in breve tempo. Tutto ciò che sparisce alla vista sparisce dalla conoscenza e dai ricordi, un cambiamento materiale e interiore che ti fa straniero in casa tua. Se ti deprivano della tua storia, ti senti derubato della tua stessa vita. Questioni intime, certo, mentre fuori, però, resta il marchio di una amputazione eterna, perché ciò che si toglie mai più ritorna. La tecnica è facilitante al punto che si scavano ufficialmente, ogni anno, circa 6.000.000 di tonnellate di montagna, di cui una parte, circa 1.200.000 tonnellate, è marmo in blocchi mentre 4.800.000 tonnellate sono detrito. È chiaro che non si può restare indifferenti di fronte a un simile scempio e non si può neppure accettare che si chiamino cave di marmo quelle che sono, in realtà, cave di inerti. La sua sensibilità e attenzione verso l'ambiente ha radici profonde o è il frutto di una consapevolezza maturata in tempi più recenti? Lapalissiano: c’è il vissuto che ti fa maturare. Nella sola strada dove abitavo transitavano cinque-seicento camion al giorno. Dopo venti anni di disagi di ogni genere la rabbia della gente esplose una sera di novembre. Il paese fu tutt’uno, fatto singolare prima della caduta del muro di Berlino, quando ancora si respirava il clima della contrapposizione ideologica. Quella contestazione ebbe come esito la denuncia di una quindicina di persone, quasi una predestinazione dato che, ancora oggi, chiedere il rispetto della legalità può portare in manette chi invoca la giustizia invece del reo. Episodi come questo ne sono accaduti diversi. Si potrebbe parlare di dissesto idrogeologico o degli “incidenti” nella zona industriale di Massa, la cui storia assomiglia a quella di Casale per cui presumo che conosciate bene come funzionano le cose. Queste vicende fruttavano irritazione, sconforto, malcontento, sfiducia. Insomma, le ingiustizie si avvertono, ma per arrivare all’impegno devi riuscire a comporre i fatti in una sequenza razionale, devi arrivare a capire che gli eventi non sono incidenti ma hanno una matrice precisa. Allora, quando tutto ti appare chiaro, diventi consapevole, sai come agire e capitalizzi anche le esperienze passate. C'è qualche persona che ha ispirato o influenzato in modo particolare il suo lavoro? Nel lavoro no, ma nella presa di coscienza sì. Devo molto a Elia Pegollo, una persona speciale che vanta una straordinaria conoscenza delle Alpi Apuane sotto qualsiasi aspetto le si consideri, e ammirevole per l’impegno che profonde nella difesa del patrimonio naturale e dei deboli. Non a caso ho dedicato a lui Aut Out. Quando lavoro mi isolo, anche perché realizzare progetti a costo zero significa fare tutto da solo, una sfida che affronto volentieri ma, come potrà immaginare, impegna per molto tempo.Non sono presuntuoso, la mia non è una scelta caratteriale ma pratica: ho la libertà di decidere e di scrivere senza condizionamenti, senza remore, sotto mia totale responsabilità. Come è nata l'idea di realizzare dei videodocumentari per raccontare le Alpi Apuane? Molte persone, gli stessi abitanti del luogo, non conoscono l’enorme patrimonio intrinseco delle nostre montagne: per trasmettere questa conoscenza occorreva uno strumento efficace nel documentare, che è dimostrare in modo semplice e diretto. Ero stufo di sentire racconti favolistici come quello delle vette innevate anche d’estate come se il marmo fosse neve. Tra l’altro, in questa iconografia consunta, cascano ancora in molti, soprattutto personaggi celebri che pur di parlare dicono stupidaggini. Lassù c’è circa la metà delle 5.595 specie floristiche esistenti in Italia. Stritolare la montagna significa metterne a rischio la sopravvivenza, mettere in pericolo gli habitat, le zone protette, la biodiversità e, in modo particolare, l’acqua che è più preziosa del marmo e esce dalle sorgenti insudiciata dal fango delle lavorazioni. Insomma, l’idea è stata quella di informare per contribuire allo sviluppo della società, che è un po’ quello che dice il secondo comma dell‘articolo 4 della nostra Costituzione. Come divulga il suo lavoro e come è stato accolto dalla comunità locale? Con notevoli difficoltà, data la nota latitanza dei media in fatto di cultura. Se ciò può essere comprensibile per le logiche dei network commerciali, non lo è per la televisione di Stato. Viene da pensare che chi critica non è utile ma scomodo, e noi lo siamo davvero perché tocchiamo interessi fortissimi, che possono mettere in campo una rilevante capacità di condizionamento. In ambito locale trovi chi ti osteggia e quelli che ti incoraggiano. Tra chi si oppone e ostacola ho trovato docenti di scuole pubbliche, pochi per la verità, i quali si sono dimostrati più preoccupati di perdere qualche sponsor che di educare i giovani al senso civico. Il citato condizionamento economico, diretto o indiretto che sia, si insinua dappertutto, non solo nelle istituzioni politiche, ma anche in quelle culturali e dell’istruzione pubblica. Durante la sua battaglia per tutelare le Alpi Apuane dallo sfruttamento minerario ancora in corso c'è stato un momento in cui ha pensato che il suo lavoro non servisse a nulla? Mai. E quando invece ha capito che il suo impegno stava dando i risultati attesi? Me lo dice la gente, quella che incontro per strada o mi scrive. E siccome non ricevo solo complimenti, è più che evidente che, in un modo o nell’altro, viene pesata l’efficacia della nostra presa di posizione. Poi c’è questa scelta del CAI di Casale Monferrato di propormi per il premio Minazzi come ulteriore attestato. Certo che, per arrivare dove vorremmo, il cammino è irto di difficoltà. Il momento più emozionante vissuto finora? L’aver ricevuto il premio Città di Imola al Festival Internazionale della Montagna di Trento. Quella è stata una bella soddisfazione, anche perché la giuria era presieduta da Reinhold Messner, uno che di monti se ne intende. Non posso, però, dimenticare che Luciano Della Mea disse che “Cosa c’è sotto le nuvole” era la più bella poesia che avesse mai visto. Fu un incoraggiamento determinante che mi convinse a partecipare al Festival. Cosa chiederebbe a chi ci governa per tutelare questo territorio così prezioso? Di togliere, ogni tanto, lo sguardo dal contingente e allungarlo sul futuro o, in senso pratico, di alzarsi dalle scrivanie e andare sul territorio nella quotidianità, non per cerimonie o per commemorazioni. Un paio d’ore in cava, per esempio, ti aprono la testa più di una relazione ambientale e danno significato e senso ai numeri che si leggono sui documenti. Il suo prossimo obiettivo ed il sogno che vorreste vedere realizzato? Continuare a informare per fermare lo scempio. Mi accontenterei che si affermasse la legalità, ma non avrei meno piacere se il Parco delle Alpi Apuane, in cui sono attive sessanta cave, svolgesse davvero il suo compito di tutela del territorio. Il sogno è quello di arrivare all’obiettivo prima che si siano mangiato tutto. Ci servirebbe un don Ciotti, il suo carisma, la sua testimonianza a favore di questa causa che chiede giustizia, ritorno alla civiltà, di riaffermare il giusto primato dell’ecologia sull’economia, della vita sulla distruzione. Anzi, ora che ci ho pensato quasi quasi gli scrivo. * * * I candidati al Premio Luisa Minazzi - Ambientalista dell’anno 2015 sono otto. Oltre ad Alberto, Le mamme volanti, Eric Barbizzi, Anna Marson, Dimitri Russo, Elena Carmagnani, Sergio Costa e il team di avvocati dei Beagle. Il Premio è promosso da Legambiente e dal mensile “La Nuova Ecologia” insieme al Comitato organizzatore di cui fanno parte diverse associazioni di Casale Monferrato. Il vincitore verrà scelto dal pubblico, ma il vero obiettivo è portare in evidenza le storie di quanti s’impegnano nella società civile, nel mondo dell’impresa e nella pubblica amministrazione a favore dell’ambiente, del prossimo e della legalità. I candidati sono proposti dalla Giuria preliminare, passati al vaglio del Comitato organizzatore e sottoposti al voto popolare. Il riconoscimento è puramente simbolico, consiste infatti in una targa e in un abbonamento a “La Nuova Ecologia”. La cerimonia di premiazione si terrà a dicembre a Casale Monferrato. Come votare Per l’edizione 2015 è possibile votare fino al 15 novembre via e-mail scrivendo all'indirizzo ambientalista2015@lanuovaecologia.it indicando il proprio nome, cognome, età e indirizzo più il nome del candidato prescelto.

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