Così ho visto il Cile, a otto giorni fa - Le immagini di oggi mi sconvolgono - Tanti i monferrini che vivono nel paese colpito dal terremoto
Fino a pochi giorni fa, ciò che più stupiva passeggiando nelle vie di Santiago, era il sostanziale ottimismo che aleggiava tra i cileni della capitale. La metropoli, una conurbazione di oltre sei milioni di abitanti (oltre un terzo della popolazione dell’intero Cile), guardava al futuro con ottimismo. Ogni giorno, terminato il coprifuoco notturno dettato dalla pericolosa presenza dei “ladrones”, verso le nove del mattino, uomini e donne in giacca e cravatta e ventiquattr’ore passeggiavano per le strade tra grattacieli di una ventina di piani o più con un sorriso difficile da rintracciare in altri luoghi in questo periodo di grande congiuntura economica. Tra le vie della capitale molti imprenditori, ma anche studenti dell’Università ripetevano più volte la stessa frase con profonda convinzione: “Il Cile sarà il primo stato dell’America Latina a levarsi l’etichetta di “paese in via di sviluppo”. Una fiducia di cui si aveva traccia anche sui giornali. Soltanto giovedì 18 febbraio il quotidiano cileno “La Tercera” parlava della “maggior crescita dell’economia cilena a gennaio sulla spinta del dinamismo delle esportazioni, i consumi e la ripresa della produzione industriale”. Un’economia alla quale contribuiscono non pochi i piemontesi, fra cui anche monferrini, che vivono nella parte centrale del Cile, la più popolata. Di questo Cile intento al proprio progresso, fino a pochi giorni fa, si aveva prova già dall’aeroporto Arturo Merino Benitez, disposto ai piedi delle Ande e a pochi chilometri dalla capitale. Dai servizi di connessione veloce gratuita in aeroporto ai servizi offerti in volo dalla compagnia aerea nazionale Lan, reputata tra le più attente nell’offerta di confort alla clientela. In Cile la stagione estiva sta volgendo al termine e fino a pochi giorni fa si faceva anche la conta dei dati positivi sul turismo e del crescente prestigio di prodotti come il vino cileno, favorito dalle condizioni miti di alcune zone vicine al Pacifico. Dallo stesso oceano, nella notte tra venerdì e sabato, è invece giunto un nemico inaspettato e crudele. La scossa sismica ha sorpreso tutti nel cuore della notte, ha diffuso il terrore e ha interrotto quell’ottimismo. Sulla costa, a sud di Santiago, la città di Concepción, denominata "capitale del Cile meridionale", dal 2006 è arcivescovo Monsignor Ricardo Ezzati Andrello, 68 anni, originario del vicentino, ma studente nella sua infanzia presso l’Istituto salesiano, oggi scomparso, di via Don Bosco a Penango. Fino a ieri non vi erano notizie sulle condizioni dell’arcivescovo anche se sul web si parlava di “notizie incoraggianti” circa la sua salute. Le grandi infrastrutture stradali e aeroportuali, orgoglio della modernità cilena, sono in gran parte compromesse. La nuova Santiago e ancor di più la città di Concepciòn, è fatta di famiglie per strada in attesa che gli ispettori municipali controllino lo stato delle abitazioni e permettano di restarvi. L’aeroporto della capitale è stato chiuso per 72 ore. Impossibile muoversi. L’estate sta volgendo al termine in Cile e la ripresa si preannuncia molto dura anche per il neopresidente Sebastián Piñera che subentrerà l’11 marzo a Michelle Bachelet.
Claudio Galletto
Nella foto, scattata dall'autore, la plaza de armas ovvero la piazza principale del centro storico di Santiago dove hanno sede municipio, cattedrale e poste.