Articolo »

  • 22 aprile 2016
  • Casale Monferrato

Prima di proporre mostre su Abramo è meglio fare...

Egregio direttore, mi sono recato più volte a visitare la mostra su Abramo esposta a Casale la settimana scorsa. Da non credente, mi interesso e mi appassiono delle credenze e delle fedi dei miei contemporanei. Mi permetto alcune osservazioni sintetiche. Nella sua presentazione, fatta al Meeting di Rimini, l’archeologo Giorgio Buccellati afferma che «la mia proposta, in controcorrente con la maggioranza degli studiosi, è che la narrativa biblica su Abramo si possa da un lato ambientare in un contesto mesopotamico assai specifico, databile alla prima metà del secondo millennio, e che si possa dall’altro postulare una dimensione di storicità per questa figura». Forse non sarebbe stato eccessivo fornire qualche elemento tratto dalle ipotesi della “maggioranza” degli altri studiosi, quali ad esempio Mario Liverani (Antico Oriente, Laterza 1988, e Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza 2003) ovvero da teologi quali Hans Kung (Ebraismo, Monaco 1991) e dal nostro compaesano Vito Mancuso. Secondo Liverani, ad esempio, le due narrazioni dell’ingresso/occupazione nella terra promessa (pacifica quella di Abramo, violenta quella di Mosè/Giosuè) non narrano vicende storiche diverse, ma simboleggiano le due “strategie” di comportamento dei discendenti degli esuli in Babilonia nei confronti della popolazione – certamente discendente degli ebrei non deportati 70 anni prima, ma che avevano seguito percorsi di adattamento alla popolazione cananea circostante molto diversi da quelli rigoristico-teocratici-“clericali” di chi in Babilonia aveva incentrato sulla religione mosaica e sulla riscrittura dei testi sacri la possibilità di difendere la propria identità – che ritrovavano nelle terre dei padri: mescolamento o rifiuto/separazione. In realtà tutta la rilettura che Liverani fa dei testi biblici (le due parti del suo testo si intitolano proprio “Una storia normale” e “Una storia inventata”) meriterebbe di essere proposta in forma critica agli studenti – incolpevolmente incapaci di valutazione di quanto veniva loro proposto – insieme a qualunque altro studio critico, di fonte laica, cattolica o protestante, abbondantemente disponibili ma raramente studiati dai loro insegnanti di religione. Incredibile poi è l’immagine che Buccellati (o meglio: l’estensore delle didascalie…) fornisce della religione mesopotamica quale una specie di pre-scienza che mira ad indagare e controllare razionalmente la realtà (il tutto a detrazione della scienza, non a lode della religione mesopotamica…). Il resto della Mostra è, più che un’analisi della figura di Abramo, un’apologia del pensiero di don Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione. (Il che è, naturalmente, lecito, ma non ottempera alla promessa di “parlare di Abramo”). Le citazioni delle sue parole sono le più lunghe e frequenti, ben più di quelle delle Scritture. Mi pongo una domanda: i contenuti della Mostra sono “condivisibili” da parte degli Ebrei? e dei Musulmani? e dei Cristiani non di Comunione e Liberazione? Per chiarirmi le idee sono intervenuto alla conferenza a tre voci di domenica pomeriggio, essa sì pluralistica e non monocorde. Ho apprezzato l’intervento dell’imam Idris Bergia, non tanto sul piano delle affermazioni che attengono alla religione islamica (su cui ho pochissime competenze), quanto nella sua difesa forte e chiara dei principi di libertà, di laicità e di reciprocità che il nostro paese garantisce e che si dovrebbero estendere a tutti i paesi, compresi quelli di religione musulmana in alcuni (alcuni?) dei quali non sono garantiti. È il giusto comportamento che un cittadino italiano di religione islamica (come di ogni altra religione o non credenza) deve affermare, e le sue parole sono molto utili anche a smontare le tirate antiislamiche di tanti demagoghi di casa nostra. Conoscevo di fama e per i suoi scritti il professor Borgonovo, che ha confermato sia la sua vasta cultura, sia la sua capacità empatica nel comunicare. Sono rimasto invece spesso sconcertato di Vittorio Bendaud, il quale oltre che di Abramo ha parlato dell’universo mondo con entusiasmo talvolta oltre le righe, e si è lanciato in una squalificazione senza attenuanti dell’Illuminismo, di Voltaire (di cui coglieva solo le posizioni inaccettabili, riducendo tutto il suo contributo all’antisemitismo – di cui per altro molti discutono la natura e la profondità, Galante Garrone ad esempio, e al filoschiavismo) e della Rivoluzione francese, forse non tenendo in sufficiente conto il fatto che fu essa in Europa a liberare gli ebrei dai ghetti e dalle discriminazioni. Con acrobatica incoerenza poi si univa all’apprezzamento dello stato laico e democratico (che proprio negli elementi precedenti poggia la sua origine). Pochi giorni prima avevo assistito ad un’altra conferenza, tenuta per conto della “Migrantes” da Cristina Molfetta dell’Associazione “Non Solo Asilo” che da anni lavora in sinergia con le istituzioni e le strutture di accoglienza dei profughi e richiedenti asilo. Il pubblico era un terzo di quello per Abramo, assenti le autorità. I dati, per altro noti, che ci ha comunicato, e più ancora la drammaticità della situazione ci richiamano con straordinaria forza ad un impegno etico e politico: un miliardo di esseri umani vivono in situazioni invivibili, per guerre o per fame. Decine di milioni si stanno muovendo verso il mondo ricco. Impedire che molti ne arrivino è impossibile (chi lo dice fa solo propaganda ad uso degli ignoranti): ma se arriveranno ( e arriveranno) dovremo lavorare sui seguenti punti: • spiegare, e spiegare, e spiegare (dati alla mano, senza inzuccherare nulla…) che non significa la disintegrazione della nostra realtà sociale; • che i costi sono accettabili e devono essere suddivisi tra tutti i paesi europei; • rafforzare e non indebolire il nostro stato sociale, perché se i nostri concittadini poveri traessero danno dall’arrivo dei profughi non sarebbe né giusto, né accettato dalla popolazione; • i denari per questi futuri impegni possono provenire solo da una tassa internazionale sui redditi altissimi e sui capitali cospicui (oltre il milione di euro, per intenderci); una simile politica fiscale può essere messa in atto solo da un’Unione Europea forte e solidale, e da un accordo con gli USA; • quindi c’è da fare per tutti: politici, amministratori, educatori, cittadini coscienti e incoscienti da risvegliare, religiosi di tutte le religioni, atei e indifferenti… Proprio come dice il Papa, che nessuno domenica alla conferenza ha citato… Parlare di questo cammino, ben più lungo e difficile, è forse più utile che fare mostre su quello di Abramo…