Articolo »

  • 30 luglio 2008
  • Casale Monferrato

Casalesi alla corte dei Savoia

A Torino a Palazzo Lascaris, Sala dei Presidenti, si è tenuta la presentazione del volume di Carlo M. Fiorentino «La corte dei Savoia» (Il Mulino). Ne hanno discusso Vittorio G. Cardinali (Immagine per il Piemonte), Piero Cazzola, Roberto Coaloa e Paolo Granzotto. Questa la relazione di Coaloa. -I biografi dei primi sovrani d'Italia hanno sovente indugiato in descrizioni della vita di corte, ma nei suoi aspetti più mondani, tanto che la storica Catherine Brice si domandò se la monarchia fosse «un acteur oublié de la nationalisation des Italiens». In questi ultimi anni sono venuti alla luce fondamentali studi sulla monarchia italiana, come quelli di Aldo A. Mola, ma nulla sulla corte. Ora, questo vuoto storiografico è stato colmato dall'importante studio La corte dei Savoia 1849-1900 dello storico Carlo M. Fiorentino, abile scrittore e ottimo scopritore di fonti inedite, grazie al suo prezioso lavoro all'archivio Centrale dello Stato a Roma. Vittorio Emanuele II è il personaggio centrale dell'opera di Fiorentino: il 17 marzo 1861 fu proclamato primo sovrano dell'Italia unificata. Era già re dal 1849, ma solo di un piccolo Stato comprendente il Piemonte, la Liguria, la Savoia e la Sardegna. Nel 1861 il suo nuovo regno si estese su gran parte della penisola. La corte del primo re d'Italia Vittorio Emanuele II, vedovo di Maria Adelaide d'Austria, era costituita soprattutto da militari, quasi a sottolineare il fatto che il simbolo dei Savoia nel contesto europeo era soprattutto la guerra. Nella corte, come in un teatro, si esibivano "le armi del Principe" e si potevano trovare quegli stessi soldati che chiamavano il re «Il nostro Vittorio» sui campi di battaglia. Era lui l'eroe della rivoluzione italiana, ricordato da tutti come il re combattente che a San Martino urlò la famosa frase: «Fieui, venta piè San Martin, se d'no i alman lo fan fé a noi!» ("Ragazzi, dobbiamo prendere San Martino, altrimenti i tedeschi (gli austriaci) fanno fare San Martino a noi!). Un re soldato, con una corte che gli assomigliava. Fiorentino nota però che un altro ruolo importante nella vita della corte di Vittorio Emanuele II fu quello dei funzionari civili, in particolare del sovrintendente generale della Lista civile, denominato ministro della Real Casa nel 1856. Tra i personaggi nativi di Casale e del Monferrato che brillano nel libro di Fiorentino, ricordiamo Giovanni Lanza e la béla Rosin. Lanza è ricordato diffusamente nel saggio di Fiorentino, soprattutto come l'uomo politico a cui si deve la realizzazione di Roma come capitale del Regno. Nella rigida corte di Vittorio Emanuele, ci fu per molto tempo l'eccezione della spumeggiante donna monferrina Rosa Vercellana. Lei era la favorita en titre del re. La giovane e giunonica donna era figlia di un militare addetto alla persona di Carlo Alberto. Giovanni Battista Vercellana, «uomo bellissimo, d'alta statura». Poco più che adolescente aveva preso il cuore di Vittorio Emanuele (il re l'amava «forse in grazia della sua stessa volgarità» insinuava l'acre Tommaseo), e dopo la scomparsa della regina Maria Adelaide sembrava che dovesse sedergli accanto sul trono, forte anche di due figli avuti da questa unione: Vittoria, nata nel 1848, ed Emanuele Alberto, nato nel 1851. Roberto Coloa FOTO. Lo statista Giovanni Lanza

Profili monferrini

Questa settimana su "Il Monferrato"

Federico Nardi

Federico Nardi
Cerca nell’archivio dei profili dal 1871!