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Monferrato e Carnia: il filo della memoria
Cinquant'anni dopo il tremendo terremoto in Friuli e la solidarietà
C’è un filo invisibile ma tenace che attraversa cinquant’anni e lega il Monferrato alla Carnia. Si chiama solidarietà: si misura in giornate di lavoro, in tetti rifatti, in mani callose strette a quelle di chi aveva perso tutto. E nella mattina di sabato 20 giugno, nelle sale del Municipio di Moggio Udinese, quel filo è tornato a vibrare.
In occasione del Raduno del 3° Raggruppamento ANA - il grande appuntamento triveneto organizzato a Gemona del Friuli dal 19 al 21 giugno per ricordare il cinquantesimo anniversario del terremoto del 6 maggio 1976 - i Gruppi Alpini delle sezioni che gestirono il cantiere n. 7 si sono ritrovati proprio a Moggio Udinese, il comune carnico che fu teatro del loro intervento.
Dal 15 giugno al 15 settembre 1976, le sezioni di Biella, Asti, Alessandria, Aosta, Casale Monferrato, Ivrea, Varallo e Vercelli gestirono il cantiere n. 7, inviando a turni quindicinali 546 volontari per un totale di 6.563 giornate lavorative, pari a 52.504 ore di lavoro.
L’incontro in Comune è stato un momento di raccoglimento e di memoria viva, nel quale le testimonianze dei protagonisti di allora si sono intrecciate con la gratitudine delle istituzioni locali. A fare gli onori di casa è stata la consapevolezza di ciò che quell’intervento rappresentò: gli Alpini del Gruppo di San Giorgio Monferrato, a partire dal 14 agosto 1976, prestarono servizio per sette giorni proprio nel cantiere n. 7 di Moggio Udinese.
Alla cerimonia erano presenti, in rappresentanza della Sezione ANA di Casale Monferrato, il presidente Gianni Ravera, accompagnato dal capogruppo del Gruppo Alpini di San Giorgio Monferrato, Giorgio Rainieri. Per l’Amministrazione comunale di San Giorgio Monferrato ha portato il saluto istituzionale il consigliere comunale Giuseppe Nervo.
«Sono le persone a costruire la memoria», ha sottolineato Ravera nel suo intervento, richiamando con queste parole il senso più profondo dell’intera giornata. Non le date sui calendari o le targhe sui muri, ma gli uomini e le donne che scelgono di non dimenticare, che tornano nei luoghi dove hanno faticato e trasmettono ai più giovani il valore del servizio silenzioso. Il presidente ha ricordato come, nel 1976, la Sezione di Casale Monferrato organizzò squadre di volontari e fornì materiali e mezzi per la ricostruzione dopo il terremoto, impegnandosi direttamente nel campo n. 7 di Moggio Udinese.
Il capogruppo Giorgio Rainieri ha portato la voce di chi custodisce quotidianamente la memoria locale. La mostra «La solidarietà che ricostruisce», prima allestita a San Giorgio Monferrato in occasione del cinquantesimo anniversario e successivamente trasferita a Moggio Udinese, raccoglie immagini e testimonianze dei sangiorgesi che parteciparono all’impresa: in sette, a partire dal 14 agosto 1976, offrirono un contributo concreto alle operazioni di ricostruzione nel cantiere n. 7.
Quei volti in bianco e nero, quelle fotografie di cantiere, quei visi stremati ma sorridenti costituiscono oggi il patrimonio di una comunità che non ha dimenticato. Il consigliere comunale Giuseppe Nervo, portando il saluto del sindaco e della cittadinanza di San Giorgio Monferrato, ha sottolineato come il legame tra il Monferrato e il Friuli non sia soltanto un fatto del passato, ma una radice ancora viva nell’identità locale. Ha inoltre ringraziato le Penne Nere per aver scelto di tornare a Moggio proprio nell’anno del cinquantesimo anniversario.
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