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Al Teatro Civico di Moncalvo
Consiglio aperto sulla "Gavello": ma i dubbi restano
Una commedia poco brillante e a tratti noiosa. Un copione fiacco che non è riuscito a chiarire del tutto i dubbi e a fornire in modo dettagliato le risposte alle domande lasciate sul campo dalla chiusura della Casa di Riposo “Giuseppe Gavello”.
E dire che la cornice era il Teatro Civico, dove l’amministrazione comunale ha organizzato mercoledì sera, 17 novembre, un consiglio comunale “per informare i cittadini”, ma “senza dare la parola al pubblico”, come ha in più occasioni rimarcato la minoranza. Sul palcoscenico si sono alternati il sindaco Christian Orecchia, il commissario straordinario Pietro Bertana, la minoranza orfana di Sergio Alessio e il vicesindaco Andrea Giroldo. Pochi, rispetto alle previsioni, i moncalvesi che vi hanno preso parte, una cinquantina. Pochi o meglio nessuno, i numeri forniti dal commissario straordinario Bertana alla domanda fatta dal consigliere di minoranza Diego Musumeci: “a quanto ammonta il debito con cui il Gavello chiude?”. “E’ un dato sensibile, non lo divulgo”, risponde il commissario. “Ma c’è un documento pubblico e ufficiale della Regione Piemonte che riguarda un resoconto di metà gestione firmato da lei in cui lei stesso dichiarava, al 31 gennaio di quest’anno, un debito di 700 mila euro e una previsione di perdita gestionale mensile tra i 10 e i 15 mila euro. E’ corretto pensare che attualmente il debito si aggiri intorno agli 850 mila euro?”.
Sino a quel momento il sindaco Orecchia aveva introdotto la seduta sostenendo con determinazione “gli sforzi fatti da parte dell’amministrazione e del commissario Bertana per salvare il Gavello. E’ stato fatto tutto quello che era possibile per salvarla, ma non è bastato”. Il primo cittadino ha sottolineato come “lo scopo della serata non sia fare un processo, ma raccontare la verità dei fatti in maniera analitica”. Orecchia ha letto i documenti forniti dal Cda della Fondazione presieduto da Stefania Baldovino dimessosi nell’agosto 2020 in cui veniva delineata la situazione finanziaria ed espressa la richiesta al Comune nel giugno 2020 di farsi carico di 157 mila euro di passivo. “Il Comune non può farsi carico dei debiti di un privato”, ha spiegato Orecchia, “può però diventare fideiussore di un ente terzo, a condizioni ben precise – ha precisato la segretaria comunale Rita Aiello -. La richiesta di contributo così come era fatta era impossibile da affrontare per un divieto della normativa”. Bertana ha poi illustrato il lavoro svolto durante il suo mandato.
“La Regione Piemonte mi chiedeva di verificare se la Casa di riposo avesse i presupposti per continuare la sua attività e suggerire i modi per far si che il servizio proseguisse oppure mettere in liquidazione la Fondazione. Il Covid ha fatto calare le rette dal 2018 a oggi da 860 mila euro a 700 mila, ma i costi non sono scesi in modo proporzionale anzi, alcuni sono anche aumentati”. Situazione debitoria già compromessa da anni, “basti pensare che dal 2012 la struttura non pagava l’Imu al Comune per circa 70 mila euro. Il Covid non ha fatto altro che dare il colpo di grazia”, ha detto Orecchia. Bertana ha poi parlato dell’importante accreditamento con il Servizio sanitario nazionale di 20 posti in regime di RSA ottenuto a giugno scorso, il cui iter era iniziato nel 2019: “un valore, perché lo abbiamo venduto ipoteticamente ai potenziali acquirenti”.
Sei le trattative intavolate a più riprese dal commissario con eventuali partner interessati all’acquisizione della struttura, ma nessuna andata a buon fine. “Adesso si apre una nuova fase – ha concluso Orecchia -; bisogna trovare nuovi investitori e mi auguro che da 6 mesi a un anno si possa veder tornare nuovi ospiti e personale”.
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