Concorso Cavalli, 17ª edizione. Inquietanti rivelazioni di un ex insegnante: «Abbiamo proposto di esporre la bandiera "Eternit: Giustizia!". Alcuni ci hanno risposto così...»
di m.f.
«Siamo dell'Associazione Familiari Vittime Amianto. Vorremmo lasciarvi un tricolore, la nostra bandiera con la scritta “Eternit-Giustizia!” da appendere alla finestra o al balcone».
«No grazie, non esponiamo simboli di parte».
«Meglio di no, non vorremmo avere polemiche con i clienti».
«Io non ci credo a questi processi monstrum».
«Bravi, così poi i vicini pensano che anche io ho 'sta malattia».
«La gente ne ha piene le scatole di questa storia dell'Eternit...».
Sono alcune delle sconcertanti risposte raccolte dagli esponenti della associazione e rese note questa mattina da Vincenzo Moretti, insegnante in pensione attivo nella associazione, durante la premiazione del Concorso Guglielmo Cavalli, incentrato sul rapporto tra salute e ambiente e in particolare sulle problematiche legate all'amianto.
Ignoranza, pavidità, superficialità o forse solo esasperazione.
Risposte che dimostrano comunque quanto – persino in una città martire come Casale – ci sia ancora scarsa consapevolezza della vicenda amianto ed Eternit, ma anche un profondo disagio.
E quindi quanto sia necessario continuare a educare attraverso iniziative come il concorso, informare attraverso gli organi di stampa, «curare» lo spirito attraverso l'incoraggiamento alla partecipazione a quella che è una battaglia di civiltà e di giustizia contro la speculazione cinica dell'uomo sull'uomo.
Centoventinove le classi che hanno preso parte alla 17ª edizione del concorso, 35 scuole, anche quest'anno qualcuna in più dello scorso anno. Complessivamente 8000 euro circa di premi in materiale, strumenti e dotazioni scolastiche.
I ragazzi comprendono benissimo la gravità della vicenda; soffermandosi sulle problematiche insieme ai loro insegnanti, scoprendo dalla lettura dei giornali la storia paradossale dell'amianto, che sta lasciando sul terreno migliaia di vite in Europa, dove è ormai stato bandito, ma sta ancora seminando morte in tante parti del mondo: in India, Cina, Africa, Sudamerica. Perché c'è ancora chi con l'amianto ci guadagna.
La fregatura è proprio lì, l'informazione, o meglio la mancanza di informazione, perché chi con l'amianto semina la morte conta proprio sulla inconsapevolezza delle persone.
Quello dell'amianto non è un rischio percepibile con l'istinto: non scotta, non ha odore, non ha sapore, non si vede neppure. E - soprattutto – ti ammazza dopo 20, 30 anni. Il tempo per scappare con la cassa e far perdere le proprie tracce. È non è eccessivo definirlo un «crimine contro l'umanità».