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Il progetto Shoah della media Don Milani - La testimonianza di Ennio Odino e la gita d'istruzione ad Auschwitz

Il progetto "Shoah" dell'Istituto Don Milani avrà il suo culmine con la gita d'istruzione delle classi terze (scuola media) ad Auschwitz, mentre si concluderà idealmente con la visita a Palermo nell'ambito del progetto "Legalità" in memoria di Falcone e Borsellino. Intanto riceviamo e pubblichiamo il resoconto di una toccante serata in memoria della Shoah presso la media di Occimiano. Nell'ambito del "Progetto Shoah", che si propone di approfondire il periodo storico delle leggi razziali e delle deportazioni, gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado "Don Milani" di Ticineto e Occimiano hanno potuto incontrare un testimone eccezionale di quei lontani eventi, Ennio Odino, miracolosamente sopravvissuto alla fucilazione della Benedicta e successivamente alla deportazione nel campo tedesco di Mauthausen. La serata si è svolta presso la sede della scuola media a Occimiano alla presenza del sindaco e docente Ernesto Berra, del dirigente scolastico Concetta Palazzetti, di insegnanti, alunni, genitori nonché numerose autorità locali e provinciali, tra cui i primi cittadini di Valmacca, Ticineto, Giarole, Camagna (rappresentata dal consigliere comunale Gianni Bianchi). Era presente la sezione dell'ANPI di Alessandria, con Luigi Sanlorenzo, vicepresidente, e Leo Cantatore, rappresentante della sezione di Camagna che hanno espresso vivo apprezzamento per l'iniziativa. «Si tratta di una serata importante per la scuola e i ragazzi - è intervenuto inizialmente il sindaco di Occimiano - in cui abbiamo deciso volutamente di condividere con realtà extrascolastiche l'esperienza fatta con questo progetto, cominciato con la visita a Trieste, alla Risiera di San Sabba, per le commemorazioni della Giornata della Memoria». Proprio dal significato di tale Giornata (che ricorre il 27 gennaio) è iniziato il resoconto che gli studenti delle classi 3 Aª e B di Occimiano e Ticineto hanno fatto, corredandolo con diapositive, del loro viaggio d'istruzione a Trieste, in occasione delle solenni celebrazioni della Giornata alla presenza del Ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni, nella sede dell'unico campo di concentramento italiano dotato di forno crematorio, la Risiera di San Sabba. Mentre scorrevano immagini di quel luogo così denso di emozioni, i ragazzi hanno illustrato anche i luoghi principali della Trieste ebraica, il Museo della Comunità e la Sinagoga, la più grande d'Europa. Nella seconda parte della serata il protagonista assoluto e carismatico è stato Ennio Odino, un "giovanotto" classe 1924 (così l'ha presentato il relatore Gianpietro Armano, che ha reso possibile i contatti tra lui e la scuola), la cui esistenza si intreccia con la storia italiana ed europea in una serie di avvenimenti che sembrano tratti da un romanzo. Oggi residente a Bruxelles, dove vive con la moglie Suzanne, fedele compagna di tutta una vita, Odino è nato ad Alice di Gavi, in provincia di Alessandria, da una famiglia di antifascisti "della prima ora" (il padre strappava i manifesti durante la campagna elettorale del '24 che sarebbe culminata con l'assassinio Matteotti). L'imprinting familiare fece sì che già da giovanissimo Ennio partecipasse all'attività partigiana; catturato durante un'azione di nazisti e repubblichini nell'aprile 1944 sulle montagne fra Piemonte e Liguria, in località Benedicta, Odino fu destinato insieme ad altri compagni alla fucilazione e il racconto di come si salvò ha dell'incredibile: «Appena fummo messi in fila ci spararono... io sorreggevo un partigiano feritosi ad un ginocchio e quando il plotone sparò, quel compagno mi coprì involontariamente la parte destra del corpo, tanto che solo due pallottole mi colpirono nella parte sinistra, ma in modo lieve» (la maglia indossata da Ennio Odino, con i due fori dei proiettili, è conservata all'Istituto Storico della Resistenza di Alessandria). Scampato alla fucilazione, riuscì a fuggire ma venne presto catturato da un altro gruppo di nazifascisti e successivamente, dopo pochi giorni, spedito a Mathausen, piccolo villaggio lungo il Danubio, sede di un tristemente noto campo di sterminio. Qui il racconto si fa ancora più drammatico nel rievocare le terribili privazioni degli internati, dalla sveglia mattutina ai lavori forzati, al cibo scarso e al sentimento di morte onnipresente. «Nonostante tutte le difficoltà, io non ho mai perso la speranza», ha ribadito più volte nel corso della sua narrazione Ennio Odino, che ha mostrato, nelle parole ma ancora di più nell'atteggiamento pacato e umile con cui ha risposto alle domande degli studenti, di non essere mai entrato nella logica dell'odio, della ritorsione e della vendetta che erano propri dei regimi nazifascisti; di non essere insomma mai stato annullato come uomo, come invece si proponevano i campi di sterminio. Questo aspetto ha costituito un esempio educativo altissimo e fondamentale per i ragazzi (e gli adulti) che hanno partecipato a questa speciale serata, così come ha sottolineato nel suo intervento finale la preside Palazzetti: «Il fatto che Ennio Odino non abbia mai espresso odio verso i persecutori è la dimostrazione che l'amore per la vita in lui non è mai crollato (anche grazie alla condivisione dei valori di libertà e giustizia con la sua famiglia) e che è sempre possibile fare il bene, in qualsiasi circostanza». Il progetto "Shoah" avrà il suo culmine con la gita d'istruzione delle classi terze ad Auschwitz, mentre si concluderà idealmente con la visita a Palermo nell'ambito del progetto "Legalità" in memoria di Falcone e Borsellino.

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Barbara Marini

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