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Il punto di vista

Drastica evoluzione climatica con siccità e caldo asfissiante

Parla il climatologo Luca Mercalli: «Cronaca di una catastrofe annunciata»

Siccità e temperature elevate. Quest’anno, più che mai, si sta toccando con mano la drastica e inesorabile evoluzione dei cambiamenti climatici. Ad andare in sofferenza, in primis, è l’agricoltura, ma non ne sono risparmiate l’industria e l’ambiente, quindi, l’uomo. Ci troviamo difronte ad un effetto domino la cui ripercussione impatterà, sempre più, sui già delicati equilibri economici e geopolitici, nonché sui fenomeni migratori e conseguenti conflitti per la sopravvivenza.

Gli allarmi della scienza

I motivati allarmi della comunità scientifica e delle Nazioni Unite sul riscaldamento globale ci sono ormai da decenni ma, evidentemente, si continua ad arrabattarsi di fronte all’emergenza trascurando la programmazione. Le proiezioni stagionali prevedono caldo eccessivo e carenza idrica per i prossimi tre mesi con alcuni settori che, via via, si vedranno costretti a rinunciare all’acqua.

Insomma: “una catastrofe annunciata” così come l’ha definita il climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli. Non un “catastrofista”, ma uno tra i più autorevoli portavoce di comunità scientifiche riconosciute a livello internazionale, tra le quali, l’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico), ovvero, il foro scientifico formato nel 1988 dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale e dal Programma delle Nazioni Unite (195 Nazioni) per l’Ambiente, allo scopo di studiare il riscaldamento globale.

«Di siccità, nel passato, ce ne sono già state, ma la particolarità che rende unica l’attuale è l’alta temperatura –  ci spiega Mercalli - il mese di maggio è stato tra i più caldi di sempre e l’estate è giunta con un mese di anticipo, comportando un aumentare della richiesta di acqua da parte dell’agricoltura, oltre che per gli usi industriali e, ovviamente, civili. Il Po, che a luglio trasporta solitamente sui 1100 metri cubi di acqua al secondo, in alcune zone è ridotto ai minimi termini (poco più di 100 metri cubi al secondo), in quanto orfano di piogge e delle preziose riserve di neve normalmente accumulate nell’arco alpino».

Che fare dunque? Rassegnarci al peggio o ci sono ancora margini d’azione? «Per quest’anno è tardi intervenire. Impensabile recuperare, in due mesi, il lavoro che doveva iniziare da almeno un 30-50 anni fa. Nel 1972 venne pubblicato il famoso rapporto “Limiti alla Crescita” ispirato dall’economista-imprenditore torinese Aurelio Peccei nel quale, sostanzialmente, veniva evidenziato che in un pianeta dalle dimensioni finite è impossibile una crescita infinita. Peccei e il gruppo di studiosi del MIT di Boston avevano previsto che, senza freni alla crescita della popolazione e allo sfruttamento di risorse, nonché in presenza di produzioni inquinanti, verso i primi decenni del XXI secolo, cioè oggi, il mondo avrebbe cominciato a confrontarsi con il muro invalicabile dei limiti fisici. Venne deriso. Almeno, avremmo dovuto prelevare risorse allo stesso passo con cui queste riescono a rinnovarsi, invece, abbiamo fatto anche di peggio inquinando il pianeta ai danni della nostra salute e dell’ecosistema. Molti problemi che allora erano all’inizio, ora sono diventati irreversibili. Il cambiamento climatico è in atto, la temperatura continuerà a crescere ancora e dovremo attenderci nuove siccità. Com’è emerso dall’Earth Overshoot Days globale, l’Italia sta già accumulando debito ecologico, costruito su quantità fisiche che il pianeta non potrà più generare».

Agire subito e globalmente

Uno scenario spaventoso che, tuttavia, può ancora essere contenuto agendo globalmente e immediatamente. «Quanto alla siccità, in primis, dovremo riparare gli acquedotti (in alcune zone d’Italia ci sono perdite perdita dal 45 al 70%); poi, costruire invasi (piccoli laghetti di campagna) per mettere da parte l’acqua nelle stagioni umide per averla d’estate. In agricoltura occorre fare grandi investimenti, costruendo canali per l’irrigazione, pensando ad una nuova gestione dell’acqua e, infine, ai cambiamenti colturali. A tutte queste misure, tuttavia, non devono mancare i comportamenti virtuosi di cittadini e governi. L’Italia ha una Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici che, purtroppo, giace da anni nei cassetti del Ministero della Transizione Ecologica. Tra le misure, penso anche ad un programma politico che parta dai sindaci, che sono la cellula più vicino alla comunità. Un programma di consapevolezza, che eviti il continuo consumo di suolo e riduca quello di energia elettrica. Poi, penso ai pannelli solari, all’isolamento termico (riduce del 90% consumo di energia). Di soluzioni tecniche ce ne sono, ma abbiamo anche bisogno di soluzioni culturali. Dobbiamo riflettere su cosa è necessario e cosa superfluo. Spesso, la felicità viene confusa con l’eccesso, l’ostentazione e la ridondanza che sono status sociale, mentre dovrebbe essere il soddisfacimento dei bisogni primari da garantire a tutti, indistintamente, in quanto, le conseguenze del degrado ambientale potrebbero essere anche peggiori».        


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Mauro Bardella

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