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L’addio a Franco Capra: il CAI in lutto per la scomparsa del socio

Come lo scorso anno, anche il 2015 inizia per il CAI Casale con la perdita di un coro amico, Franco Capra, socio estremamente attivo della sezione di cui fu vicepresidente e più volte consigliere. Così gli amici della sezione casalese lo ricordano e descrivono: «Una persona eccezionale, non è in questo caso un modo di dire. La vita di Franco, dopo un dramma familiare, è stata segnata, nel pieno della sua maturità, dall’amputazione di un arto inferiore; un evento capace di stravolgere la vita, di inasprire il carattere. Franco invece, non solo non si è arreso, continuando a fare con scrupolo e competenza il suo lavoro, ma ha continuato a partecipare alle escursioni sezionali, spesso da lui stesso organizzate, stringendo i denti senza smettere di stupirsi della bellezza che le montagne sapevano regalargli. E quando, affiancato dai figli, ha potuto ridurre l’impegno lavorativo, non ha esitato ad andare a conoscere altre montagne di altri paesi, partecipando, tra l’altro alla spedizione del CAI di Casale, svoltasi nel 2006 alla Cordillera Blanca, occasione per festeggiare i 40 anni di matrimonio con l’inseparabile Giovanna. Il suo lato più straordinario è stato però l’approccio con la vita e con le persone: la serenità che non gli è mai venuta meno; il suo voltarsi sempre indietro, cercando di aiutare e dare conforto ai più sfotunati: ricordiamo le parole di compassione, con cui, al ritorno dal centro protesi di Budrio, ci raccontava di pazienti giovani che là incontrava; il suo profondo senso di giustizia, che gli ha sempre dato la capacità di indignarsi di fronte ai soprusi; ma anche la sua ironia leggera, con cui spesso induceva a un sorriso. Infine il suo forte senso di appartenenza al Club Alpino e alla nostra Sezione: la sua presenza in sede al giovedì era costante, così come non mancava mai alle serate BiblioCAI e ai diversi momenti conviviali, di cui spesso era organizzatore. A questo proposito è stata emblematica una sua telefonata dal letto di ospedale, poco prima di Natale: “ciao, i’ho savì na roba bruta”, si riferiva evidentemente ad un diverbio avvenuto in sede poche sere prima “vardè ‘d rangiala”. Purtroppo nessuno è stato in grado di aggiustare una cosa molto più seria, la sua terribile malattia, quella maledizione che si è portata via un amico davvero prezioso. Non ti troveremo più in sede il giovedì sera, dovremo accontentarci di rivederti nei nostri ricordi più belli. Ciao Franco».

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Barbara Marini

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