«Salviamo la Croce Verde»: troppe spese e pochi introiti per l'associazione di volontariato della Valcerrina
di Mario Giunipero
La Croce Verde di Murisengo e Valle Cerrina corre il rischio di non poter proseguire la sua preziosa attività di servizio. La causa della grave situazione è da ricercare principalmente nelle spese di gestione che superano gli scarsi introiti e nel forte debito accumulato nel tempo. Tra l’altro è in atto un’ingiunzione per il saldo dell’affitto di un capannone in cui sono stati sistemati per un certo periodo gli automezzi (ora fortunatamente si trovano in una struttura posta a disposizione dal Comune di Villadeati).
«La cassa è vuota e da tempo sono costretto a pagare il gasolio per le autoambulanze con la mia carta di credito» dice il presidente Stefano Prati.
Alla sezione della Croce Verde, dotata di attrezzature telematiche di avanguardia, si affianca la Protezione Civile di Murisengo, con a disposizione un parco complessivo di automezzi e attrezzature fra i più ampi della provincia. Complessivamente le due strutture comprendono due autoambulanze, tre automediche, due delle quali 4x4, due fuori strada, cinque autocarri 4x4 e varie attrezzature da campo. Un parco chiaramente importante, costituito nel tempo e servito per tanti apprezzati interventi anche a livello nazionale in cui è emerso lo spirito di sacrificio e la capacità operativa del gruppo, nato 15 anni fa con la costituzione della Croce Verde.
Associazione nata nel 1996
Fu infatti nel lontano novembre del 1996 che alcuni cittadini murisenghesi decisero di tentare di istituire un servizio di soccorso. L’iniziativa venne ufficializzata con la nomina del primo presidente, Giorgio Richiardi. Dalla Croce Verde di Trino si ottenne un’autoambulanza d’occasione. Per la sede, si scelse l’opportunità di usufruire del moderno edificio comunale già adibito a scuola elementare di San Candido, situato lungo la 590 in comoda posizione, con cortile antistante, avendo di fronte un ampio sito ora pubblico, in cui atterrano gli elicotteri per le emergenze.
Il gruppo dei volontari crebbe; venne fatta la convenzione con il 118, mentre i presidenti successivi furono Pierteresio Turino, attuale vice sindaco e Stefano Prati, riconfermato ogni anno.
Vennero istituiti un gran numero di corsi preparatori ai quali parteciparono volontari da tutta la Val Cerrina.
Il gruppo intervenne a Casale nell’alluvione del 2000, a L’Aquila per il terremoto con un campo operativo che si protrasse da aprile a dicembre, e in tanti altre occasioni con riconoscimenti ufficiali. Col tempo però, la partecipazione al servizio attivo si è affievolita, frenata anche dalla crisi in atto: i volontari devono raggiungere la sede con i propri mezzi, con un costo non indifferente specie per coloro che arrivano da località lontane.
D’altra parte, la richiesta del servizio, vista anche la prevalenza della popolazione anziana, è in aumento. Dalle schede operative, i paesi dove si svolgono quotidianamente gli interventi della Croce Verde murisenghese coprono una zona davvero vasta, Gabiano, Mombello, Moncestino, Cerrina, Odalengo Grande, Montiglio, Cocconato, Tonengo… Interventi condotti in gran parte dello stesso Prati, spesso con la moglie Claudia, in servizio dopo la sua attività di insegnante elementare.
Alla ricerca dei fondi
A questo punto che fare? Il sindaco di Murisengo Gianni Baroero, ed il fondatore Richiardi concordano: «La Croce Verde è una realtà che non deve morire». A questo punto però «non bastano le sovvenzioni dei privati, gli introiti dei calendari, il 5 per mille o promesse. Occorre ad esempio un riconoscimento dall’alto concedendoci la qualifica H24 che permetterebbe l’assunzione di due militi».
Che poi il servizio sia particolarmente utile in Val Cerrina, lontana dai centri ospedalieri, è riconosciuto da tutti e dovrebbe essere affrontato nel quadro del riordino generale previsto anche per la Croce Rossa. Ma occorre far presto, prima che sia troppo tardi.