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Franco Gervasio a Luci d'artista

C’è anche un artista con uno stretto legame con il Monferrato tra i nomi prestigiosi di Luci d’Artista, la rassegna torinese che trasforma gli addobbi di Natale in una straordinaria collezione di arte moderna a cielo aperto. Oltre alle ‘decorazioni’ di Daniel Buren, Joseph Kosuth, Luigi Mainolfi, Michelangelo Pistoletto, tanto per citarne alcuni, quest’anno troviamo anche una istallazione luminosa di Franco Gervasio, un nome ben conosciuto a Casale e nel territorio, non solo per le sue origini di Cerreto d’Asti, ma anche per essere stato in passato il direttore artistico del Teatro e, aver fondato a Casale l’agenzia Creativity. In tutto il mondo è noto soprattutto per la sua attività di regista: al Teatro Stabile di Torino, Biennale di Venezia, Maggio Musicale Fiorentino e in alcuni dei principali teatri Europei. Di recente ha riscoperto la sua vocazione alle arti figurative, con mostre ospitate ad Istanbul e realizzando per il museo dei lumi di Casale anche una lampada di Chanukà. L’opera di Franco Gervasio si intitola "Il futuro ha buona memoria" ed è collocata nel Cortile del Maglio (in via Borgo Dora), luogo suggestivo che prende il nome dall’antico strumento, reperto di un passato di lavoro, collocato proprio al centro del cortile. E’ una installazione costituita da un proiettore e da due superfici riflettenti Specchiopiuma agganciati a diverse altezze ai tiranti della copertura. La poesia dell’opera è data dal movimento del fascio luminoso che viene proiettato sullo specchio e da lì, attraverso l'apertura del tetto del cortile, parte verso il cielo, spezzato in diversi raggi colorati. Una realizzazione resa possibile tra l’altro dall’apporto di un altro nome monferrino conosciuto in tutto il mondo: la Space Cannon di Fubine “Ho pensato di dedicare un opera al futuro perché Torino e’ città proiettata con serietà e dinamicità verso il proprio – spiega Franco Gervasio – un futuro costruito su un lungo percorso storico ed umano; impegnativo e ricco di molte e diverse esperienze, sia tecniche che artistiche. attraversato, a volte, anche momenti di profonda sofferenza. La memoria è substrato di un presente che vive, elabora e lavora il futuro e l’uso del termine buona, significa anche, in questo caso, tenace, forte, persistente.  Per non dimenticare il lavoro di chi ci ha preceduto”. Nei giorni scorsi tra i visitatori dell’opera anche un entusiasta Paolo Conte con la moglie Egle, che si sono soffermati anche ad ammirare lo spazio, recentemente restituito dalla Città di Torino a molteplici iniziative.

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Federico Nardi

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