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Nuova organizzazione

Cambia la sanità territoriale: le future linee dell’assistenza

Verranno introdotte nuove strutture che consentiranno anche di gestire i servizi a domicilio

Si stanno delineando le nuove linee organizzative della futura assistenza sanitaria territoriale. Un distretto ogni 100 mila abitanti al cui interno dovranno esserci minimo 4 Case della Comunità (di cui una Hub aperta  tutta la settimana e 3 Spoke), un servizio Usca, 2 ospedali di Comunità, un Hospice e una Centrale operativa territoriale. 

Il tutto sarà messo in rete attraverso la digitalizzazione e anche con l’attivazione del numero verde 116117 che consentirà anche di gestire l’assistenza domiciliare e altri servizi come la salute mentale, quelli di natura sociale e i consultori. Sono le indicazioni della bozza formulata dal Gruppo di lavoro Agenas sull’Assistenza territoriale, un modello che prevede anche  la presenza di un Infermiere di Comunità ogni 2.000-2.500 abitanti. 

Le nuove strutture

Queste le strutture della nuova sanità territoriale. Primo il Distretto Socio-Sanitario che avrà il compito di programmare, organizzare ed anche erogare i servizi. Lo standard ne prevede uno ogni 100 mila abitanti con variabilità secondo criteri di densità di popolazione e caratteristiche orografiche del territorio. 

La programmazione del Distretto deve prevedere: una Casa della Comunità hub per ogni Distretto e almeno tre Case della Comunità spoke (una ogni 30-35.000 nelle aree metropolitane; una ogni 20/25.000 abitanti nelle aree urbane e sub-urbane; una ogni 10-15.000 abitanti nelle aree interne e rurali) per favorire la capillarità dei servizi e maggiore equità di accesso, in particolare nelle aree interne e rurali. 

Tutte le aggregazioni dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta sono ricomprese nelle Case della Comunità avendone in esse la sede fisica oppure attraverso un collegamento funzionale di riferimento. Figurano poi:  le aggregazioni della Medicina Generale e Pediatria di Libera Scelta, quali le AFT (aggregazioni funzionali territoriali) e UCCP (unità complesse delle cure primarie), medicine di gruppo integrate, con sede fisica all’interno delle Case della Comunità, oppure a questa collegate funzionalmente, in qualità di strutture spoke, per quei territori disagiati e a minore densità abitativa; un Infermiere di Comunità ogni 2.000-2.500 abitanti afferenti alle Case di Comunità; una Unità Speciale di Continuità Assistenziale (un medico e un infermiere) ogni 100.000 abitanti; due Ospedali di Comunità (20 posti letto ogni 50.000 abitanti), da attuarsi in modo progressivo secondo la programmazione regionale; un Hospice fino a 10 posti letto all’interno della rete aziendale delle cure palliative; una Centrale Operativa Territoriale (1ogni 100.000 abitanti). 

L’ospedale di Comunità

L’Ospedale di Comunità è una struttura sanitaria di ricovero breve nella rete di offerta dell’Assistenza Territoriale e svolge una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, con la finalità di evitare ricoveri ospedalieri impropri o di favorire dimissioni protette in luoghi più idonei al prevalere di fabbisogni socio-sanitari, di stabilizzazione clinica, di recupero funzionale e più vicini al domicilio. Lo standard è un Ospedale di Comunità (20 posti letto) ogni 50.000 abitanti. 

Da attuarsi in modo progressivo, - 0,4 posti letto per 1000 abitanti. Lo standard minimo di personale indica 9 infermieri, 6 Operatori Socio-Sanitari e un medico per almeno 4 ore al giorno. 

Il Consultorio Familiare è la struttura aziendale a libero accesso e gratuita, deputata alla prevenzione, consulenza e cura rivolte alla donna, al minore, alla famiglia in senso ampio, in linea con le evoluzioni sociali correnti e al contesto comunitario di riferimento dei predetti. Ne viene previsto uno ogni 100.000 abitanti. 

Dipartimento di Prevenzione

Previsto poi il Dipartimento di Prevenzione che ha il compito di promuovere azioni volte a individuare e rimuovere le cause di nocività e malattia di origine ambientale, umana e animale mediante iniziative coordinate con i distretti e con i dipartimenti dell’azienda sanitaria locale e delle aziende ospedaliere, prevedendo il coinvolgimento di operatori di diverse discipline. Lo standard massimo di popolazione è di 1 ogni 500.000 abitanti. 

Prevista infine la Telemedicina, una modalità di erogazione di servizi di assistenza sanitaria attraverso il ricorso a tecnologie innovative, in particolare alle Information and Communication Technologies (ICT), in situazioni in cui il professionista della salute e il paziente non si trovano nella stessa località.


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Barbara Corino

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