“Farsi stupire, saper accogliere”: il messaggio del vescovo Catella per il Natale
“Farsi stupire, saper accogliere”. Ruota attorno a questi due atteggiamenti la riflessione proposta dal vescovo Alceste Catella per le festività natalizie, nel videomessaggio che diventa occasione «per “entrare” nelle vostre case e nelle vostre famiglie con gioia e un po’ di trepidazione per partecipare con voi alla vostra gioia e alla vostra festa, ma anche alle vostre fatiche e sofferenze, alle vostre difficoltà e ansie che sono così presenti».
Due i pensieri condivisi da monsignor Catella: «La constatazione che nella grotta di Betlemme - là dove vi sono Maria, il Bambino e Giuseppe, là dove giungono i pastori e poi i Magi - non si parla, non si chiacchiera. Ci si lascia stupire, ci si lascia sorprendere. Di fronte alla sorpresa ci si lascia interrogare, si pensa, si riflette. Si ama e si sta accanto, si sta vicino. Questo pensiero mi ha molto aiutato a pensare e a impegnarmi ad arrivare al Natale in una maniera più operosa, di conversione e miglioramento, di maggiore attenzione e capacità di vicinanza. Non solo parlare del Natale ma il tentativo di vivere il Natale».
Il secondo pensiero è relativo al “non vi era posto per loro nell’albergo” (Luca 2,7): «Mi ha colpito come non mai questo “per loro”. Il Vangelo dice che il posto c’era, ma “per loro” - per Gesù che stava per nascere, per Maria, per Giuseppe - non c’era. Mi sono chiesto: cos’è giusto, cos’è secondo umanità? Che vi sia qualcuno per cui il posto c’è sempre e qualcuno per cui il posto non c’è mai? È così debbono andare le cose?. Oggi per me cosa significa che c’è qualcuno per cui non c’è posto? Qualcuno a cui non rivolgo la parola, che non so accogliere magari nella mia stessa famiglia, nella mia stessa casa, nel luogo di lavoro, nella comunità dove vivo? C’è qualcuno - questi “loro” - a cui non voglio aprire il mio cuore?».
«Questi - conclude Catella sono i pensieri che mi hanno colpito e che chiedono anche un mio miglioramento, una mia conversione. Oso proporveli, perché il Natale sia autentico, sia vero».