A Casale la Comunità ebraica mette in scena la propria storia
Domenica 22 aprile la Sala Quadrata della Comunità Ebraica di Casale si è nuovamente riempita, questa volta per una “lectio magistralis” tenuta da due eminenti studiosi di storia contemporanea esperti in particolare di ebraismo e Medio Oriente: Claudio Vercelli e Paolo de Motoli.
L’occasione dell’incontro era una serie di ricorrenze civili molto importanti per Israele (tra cui il giorno della Shoà, e l’indipendenza dello stato di Israele) che danno fornito ai due protagonisti della giornata lo spunto per una conferenza dal titolo “Emancipazione e Liberazione, l’indipendenza ebraica nel novecento tra Shoà e Israele”
Un appuntamento che si coniuga molto bene con le prossime celebrazioni per il 25 aprile: data molto “sentita” anche dalle Comunità Ebraiche Nazionali in quanto segna anche la “Liberazione” dalle persecuzioni nazifasciste e il ritorno alla parità dei diritti abrogata nel 1938.
In questo 25 aprile la Comunità Casalese viene coinvolta in un appuntamento che “mette in scena” - letteralmente - una parte della propria storia, ricordando personaggi e fatti ancora ben presenti nella memoria cittadina.
Alle 17 al Teatro Municipale di Casale viene presentato il docu-film L’ora del tempo sognato realizzato dall’Associazione Culturale C’era una volta in collaborazione con La Comunità Ebraica, il Comune di Casale, Monferrato TV, le Fondazioni CRT e CrALi. Chi ha avuto la possibilità di vedere il trailer, presentato in occasione della Festa della Memoria, sa che si tratta di un toccante lungometraggio per la regia e sceneggiatura di Massimo Biglia, che ricostruisce la storia di due casalesi: Gioconda Carmi e Giuseppina Gusmano.
La vicenda è ambientata dopo l’8 settembre del 1943 quando Giuseppina offre alla Comunità Ebraica di nascondere nella propria casa di Salita Sant’Anna i bambini delle scuole ebraiche di Torino sfollati a Casale. Gesto per il quale sarà anche proclamata Giusto tra le Nazioni. Attraverso il lavoro di ricerca, custodia e divulgazione della memoria, il racconto intende restituire a quei fanciulli il “sogno” e la spensieratezza che è la gioventù e non dimenticare il senso di responsabilità di due donne speciali, in cui ognuno potrà far propria la dimensione etica e sociale di un percorso coinvolgente e colmo di sentimento in un momento buio della storia. “Quello che vorrei narrare” dice Massimo Biglia “è una storia vera di passione, amorevolezza e responsabilità di uomini, donne e bambini che, con un silenzio assosrdante, quotidianamento hanno donato un insegnamento...ed ora, noi siamo qui per dire loro che non li abbiamo dimenticati”.
E’ una storia di speranza e di amicizia, ricostruita grazie al progetto “Adotta un ricordo” che ha coinvolto attivamente i ragazzi delle scuole del comprensorio (della Val Cerrina, ndr) chiamati ad interpretare i loro coetanei di 70 anni fa in molte location casalesi. Al Municipale la proiezione sarà introdotta da Betti Massera e da Doris Felsen-Escojido rappresentante per l’Italia di USC(University of Southern California) Shoah Foundation Institute for Visual History and Education.
La proiezione avrà un’interessante anteprima a partire dalle 11 del mattino di mercoledì 25 aprile quando la Comunità Ebraica di Casale , ospiterà il backstage fotografico e una esposizione da disegni, libri e oggetti a cura Massimo Biglia, Carlo Ghiani e Dario Canova.
L’adesione alla proiezione è stata molto alta (più di 250 persone) ma ci sono ancora posti disponibili al Municipale, l’ingresso è libero su prenotazione telefonando al 0142 71807.