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Palazzo Vitta all'asta. Ma chi ci guadagna?

Chi ci guadagnerà dalla trasformazione dell destinazione d’uso di palazzo Vitta? È il quesito di fondo di una lettera inviata dal portavoce dei Democratici Giorgio Ferraris al sindaco Giorgio Demezzi e con la quale si sollecita a effettuare la variazione prima e non dopo l’alienazione della dimora storica. Palazzo di pregio, vero e proprio gioiello architettonico, che però l’ente ha deciso di alienare per ricavare le risorse necessarie alla manutenzione del patrimonio immobiliare realmente strategico rispetto alle finalità didattiche dell’ente. La trasformazione di destinazione d’uso e il relativo apprezzamento dell’immobile - sostengono di fatto i Democratici - deve però andare a vantaggio dell’ente e non di qualche speculatore privato. Ferraris chiede anche come mai si sia proceduto con sollecitudine al rinnovo degli incarichi negli altri enti ma non al Trevisio, fatta eccezione per la surroga di Ettore Bellingeri, resasi necessaria dopo il suo ingresso in giunta come assesore all’Urbanistica. Un invito a prendersi in toto la responsabilità della gestione? Questioni strumentali Questioni strumentali, secondo Bellingeri, il quale sottolinea che tutto l’iter è stato definito dalla ex maggioranza e che la maggioranza attuale - invece - è oggi minoranza nell’ente. Mentre qualcuno modificherebbe i propri argomenti in virtù della posizione in cui si trova. La perizia, alla stima e alla vendita è stata pianificata dalla precedente amministrazione - sottolinea Bellingeri, architetto - secondo cui la cifra di 3.700.000 euro sarebbe troppo elevata e il palazzo avrebbe troppi vincoli per prestarsi a una qualche speculazione. Flavio D’Andria, portavoce del sindaco Demezzi, precisa invece che l’Amministrazione si è limitata alla surroga sollecitata dal presidente per procedere con l’alienazione necessaria per ricavare le risorse indispensabili per gli interventi sulla scuola Trevigi. «Quanto al resto sono scenari futuribili e - quando e se ci saranno proposte - valuteremo il da farsi». Dall’opposizione la richiesta era proprio però di evitare questo scenario.

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Barbara Marini

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