Giornata della memoria: l'Orchestra Femminile con un programma ebraico e un violinista d'eccezione - Il ricordo a Moncalvo
Ritorna venerdì 29, alle 21 al teatro Municipale l’Orchestra Femminile Italiana diretta dal maestro Roberto Giuffrè.
Una formazione che i casalesi conoscono molto bene perché se il suo cuore è cosmopolita (le trenta musiciste provengono infatti da una decina di nazioni differenti anche se risiedono tutte in Italia), la sede dell’Orchestra è di fatto Casale. Il concerto è inserito nel programma del Giorno della Memoria, con cui in tutta Europa si ricorda la liberazione di Auschwitz.
Questo spiega la peculiare scelta degli autori di questo primo programma, tutti ebrei o di origini ebraiche (scelta a cui non è estraneo Giulio Castagnoli, compositore, direttore artistico della formazione con ascendenze ebraiche).
Un’occasione molto ghiotta per chi è appassionato di musica e che spinge a chiedersi se esiste una nota comune riconoscibile come israelita nella musica di chi ha frequentato le sinagoghe, anche se magari poi ha scelto percorsi artistici molto ortodossi.
Difficile dare una risposta perché è stata sempre la musica ebraica ad attingere alla musica che le girava intorno anziché il percorso inverso, a volte però temi insospettabili rivelano strane ascendenze a melodie nate in qualche ghetto polacco. E poi c’è l’uso degli strumenti: come il violino, che insieme al clarinetto è sempre stato presente nella cultura musicale del popolo di Israele.
Anche per questo Roberto Giuffrè, ha chiesto la partecipazione di una solista eccezionale il violinista Massimo Marin, già tra le prime parti dell’Orchestra della Rai, del Teatro Regio e della Scala ed insegnante di violino al conservatorio “Verdi” di Torino
Il primo autore in programma è Edgardo Del Valle de Paz con il "Preludio opera 9 n 3 per orchestra". Del Valle (per inciso nonno della madre di Castagnoli) è una bella figura di compositore cosmopolita: nato ad Alessandria d’Egitto nel 1861 ha vissuto nella maturità a Napoli e Firenze e conosciuto bene quella speciale enclave artistica (ed ebraica) che era la Livorno tra i due secoli. In questo preludio, come spesso capita nella sua musica, si possono cogliere influenze popolari.
Hans Krasa, è forse il più significativo tra gli autori scelti, perché porta testimonianza diretta del dramma della Shoà. La storia di questa sua "Danza" anzi è emblematica di come i bambini e gli artisti possano trasformare il male in bene, la tenebra in luce. Krasa è un compositore ebreo che a Praga nel 1941 scrisse un’opera per ragazzi: 'Brundibar', destinata al locale orfanotrofio. Tragicamente deportati ragazzi e musicisti sarà rappresentata invece a Terezim un campo di transito dove sono raccolti gli ebrei di tutta Europa prima di essere smistati nei lager e dove si trovano così Krasa e molti amici che continuano, anche in quelle condizioni, a produrre e rappresentare musica per i bambini. Krasa morì ad Auschwitz nel 1944
Franz Joseph Haydn, non è un compositore ebreo veniva infatti da una famiglia di Rohrau (Bassa Austria), vicino al confine ungherese. Il so grazioso "Concerto in sol maggiore2 però è un bella testimonianza dell’atmosfera che si respirava intorno al 1769.
Felix Mendelssohn Bartholdy viene da una famiglia dell’alta borghesia ebraica di Amburgo Il "Concerto in re minore" scritto nel 1823 è un’opera giovanile.
Voce recitante sarà Emilio Bonelli che per l’occasione ha scelto toccanti brani di testimoni della Shoà. L’ingresso al concerto è gratuito.
DOPPIA MOSTRA
Sabato 30 gennaio alle ore 18 alla Libreria il Labirinto (via Benvenuto Sangiorgio a Casale) si inaugura la mostra Fotografie, documentazione e finzione di Gabriele Croppi La mostra, organizzata dalla Galleria Ermanno Tedeschi, sarà presentata dalla giornalista e critica d’arte Maria Teresa Cerretelli. La seconda sezione della mostra di Croppi dal titolo Shoà e Post-memoria si apre invece domenica 31 Gennaio alle ore 17 nella sala mostre della Comunità Ebraica con una nuova serie di fotografie.
Alberto Angelino
A MONCALVO
"La Shoah appartiene alla storia ma il pericolo è sempre latente... Per questo voi che siete le generazioni di domani dovete impedire che accadano simili barbarie”. Queste le parole che il sindaco di Moncalvo Aldo Fara, il direttore della Biblioteca Montanari Antonio Barbato e il rappresentante della Comunità Ebraica Piero Norzi hanno rivolto nella mattinata di mercoledì scorso ai ragazzi delle classi terze medie di Moncalvo, accompagnati in Biblioteca dagli insegnanti e dal dirigente Domenico Crisci alle cerimonie di commemorazione e riflessione del “Giorno della Memoria”.
Un momento che, a Moncalvo, gli organizzatori hanno voluto dedicare proprio alle giovani leve alle quali Piero Norzi ha comunicato l’entità di “una tragedia organizzata”. “Non posso neppure pensare alle torture subite da persone ammassate su carrozze per animali su cui viaggiavano cinquanta persone in uno spazio che ne poteva contenere venti. Erano vittime di un incomprensibile progetto di purificazione della razza e venivano marchiate con un numero subendo anche esperimenti tra i più atroci.” Gli alunni delle scuole hanno assistito alla proiezione di un video realizzato da Antonio Barbato sulla Shoah nel quale si è parlato anche delle quattro vittime moncalvesi: Clelia Vitale ved. Foa di anni 66, Estella Foa Colombo di anni 65, Alberto Colombo di anni 68 e Amerigo Colombo di anni 31. Durante l’incontro in biblioteca l’insegnante Silvia Farotto ha letto alcuni passi tratti dal “Diario di Anna Frank” esprimendo la speranza per un “domani diverso”. Il Giorno della Memoria a Moncalvo è proseguito con la camminata fino al Vicolo 27 Gennaio 1945, stretta viuzza che collega la storica Fracia e la piazza Carlo Alberto proprio sul luogo che un tempo delimitava il ghetto ebraico moncalvese. “Moncalvo – ha spiegato il vicesindaco Roberto Cabiale (il sindaco Fara presenziava ad Asti alla consegna delle medaglie d’onore ai superstiti dei campi di lavoro nazisti) – è stato il primo centro a dedicare una via a questa triste ricorrenza e lo ha fatto proprio per continuare a ricordare, affinché non si ripeta più un nuovo Olocausto.” Davanti ai giovani studenti, a rappresentanti di associazioni e autorità pubbliche Piero Norzi ha recitato il “Kadisch”, una preghiera utilizzata in occasioni di lutto o in anniversari della morte, scritta in aramaico da un autore anonimo. Don Pavol Mikula ha dato lettura del salmo n. 143 “Umile Supplica”. Tra il raccoglimento dei presenti i ragazzi hanno acceso sette candele, sei in ricordo degli altrettanti milioni di ebrei che persero la vita nell’Olocausto e una settima in ricordo di tutti le altre vittime che ebrei non erano.
Una luce che si è riflessa sull’insegna del Vicolo 27 Gennaio 1945 nella speranza che quel giorno resti sempre nella memoria umana.
Claudio Galletto
FOTO. La cerimonia a Moncalvo, mercoledì