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L'amore, gioioso dolore. "Vestire lo spazio" a Palazzo Callori

L'amore, le rose e le spine. Gioioso dolore e tormentato gaudio, passione e strazio, croce e delizia, attrazione e incomunicabilità. È una possibile lettura dell'applaudito spettacolo di Roberto Zappalà rappresentato ieri sera, venerdì a Palazzo Callori e che replica questa sera, sabato. Uno spettacolo emozionante che si apre al calar della notte con i madrigali di Luca Marenzio eseguiti dal vivo dai Madrigalisti dell'Accademia del Ricercare: Teresa Nesci, Elisa Brizzolari, Stefano Gambarino, Luciano Fava sullo scalone di accesso al complesso monumentale di Vignale. Poi si accede al Palazzo per assistere nella meravigliosa "Galleria degli stucchi" a una scena di matrimonio, con le coppie di ballerini che declinano la passione in una molteplicità di forme, preambolo alle "scene da interno", la vita vista da dentro la coppia, affidate alla performance dello stesso Roberto Zappalà, coreografo e regista, che conducono da una stanza all'altra: la prima dove il pavimento è disseminato di scarpe, la seconda ricolma di cravatte e la terza di soli reggiseni. Il maschile e il femminile fatalmente divisi, raccontati dal performer in un sonoro fatto di emissioni incomprensibili che potrebbe alludere a una sorta di pape satan pape satan aleppe dantesco, forse a significare l'incomunicabilità tra i due sessi. Ultima parte in palcoscenico dove prende vita - nella danza - il sentimento nel sociale, nella comunità, dove ancora con tutte le declinazioni di vicinanza, estraneità, passione e incomprensioni fino al finale dove uomini e donne si privano degli indumenti e nudi, si allontanano in direzioni diverse. Spettacolo di grande qualità estetica, raffinato e potente al tempo stesso. Accuratissima la scelta delle musiche e del sonoro, arricchito dalla esecuzione dal vivo non solo dei brani rinascimentali ma anche - con un stimolante contrasto - dalle esecuzioni di Puccio Castrogiovanni, virtuoso di mazzanzani (scacciapensieri). Vale la pena.

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Laura Mellina

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