Commemorazione alla Comunità Ebraica: Casale è vicina a Bruxelles
È accaduto in Belgio è accaduto adesso: un uomo è entrato nel museo ebraico di Bruxelles e ha sparato. Quattro morti. Quando lo prenderanno sapremo anche il perché: neonazismo dilagante, terrorismo, antisemitismo?... una cosa la conosciamo già: ha colpito quel museo perché odiava ciò che rappresentava, non lì in Belgio, non oggi, ma ovunque e da sempre. E allora in quale altro posto potrebbe accadere domani?
A Casale Monferrato, orgogliosa sede di uno dei più visitati musei ebraici di Italia la Comunità si appresta a commemorare le vittime di Bruxelles domenica 1° giugno alle ore 10,30 (ha dato adesione anche il prefetto di Alessandria). Lo farà con il gesto semplice con cui l’ebraismo da sempre ricorda i defunti: accenderanno candele, quattro per le vittime più una per la vita in generale. Nessuno ha, o ha mai avuto, paura a Casale, ebrei e non ebrei che affollano ogni domenica la Sinagoga.
Nemmeno i due turisti belgi che a meno di 24 ore dal massacro si godono gli ori barocchi dell’Aron. La porta di vicolo Salomone Olper è l’accesso a un mondo culturale vastissimo e parallelo e ciascuno si sente fortunato ad averlo vicino a casa. È doloroso soltanto immaginare che qualcosa si porti via il cortile con il melograno, dove si sta freschi e si discute delle cose alte e basse del mondo con gli amici. Eppure la pantera della Polizia all’ingresso non è una nota in più di folclore. Noi siamo il paese delle leggi razziali del ‘38 (e ancora peggio in cui qualcuno quasi giustifica quell’infamia come un “reato minore”) di una cultura che ha accusato un popolo di deicidio. Stiamo sbagliano? Dobbiamo avere paura? Lo abbiamo chiesto a due persone diversissime due generazioni differenti, con esperienze diverse e una sola cosa in comune.