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Premio Ambientalista dell’Anno 2015 "Luisa Minazzi" – Intervista agli avvocati dei beagle

I cani Beagle rinchiusi nell’allevamento di Green Hill a Montichiari (Bs) e destinati alla sperimentazione animale hanno commosso tutta l'Italia. A seguito dell'esposto presentato nel 2012 alla Procura per maltrattamento di animali, durante l’estate i tremila cani, grazie alla magistratura, vennero affidati ad altrettante famiglie in tutta Italia. Ma se il processo è giunto in porto, con tre condanne nel gennaio scorso per i responsabili dell’allevamento, il merito va riconosciuto anche all'agguerrito team di avvocati che hanno seguito con tenacia e passione questa vicenda. Si tratta di Carla Campanaro, legale della Lav-Lega Anti Vivisezione, David Zanforlini, legale di Legambiente e presidente dei centri di Azione Giuridica di Legambiente Nazionale dal 2013, e Vittorio Arena, attivo in entrambe le associazioni ed impegnato nella tutela dei diritti civili e di cittadinanza. Per saperne di più sugli “avvocati dei Beagle”, leggi la nostra intervista. Quando e come nasce il vostro impegno a favore dell'ambiente? Tutti abbiamo avuto da sempre una particolare attenzione per le tematiche sociali ed ambientali, in cui ricomprendiamo anche il rispetto degli animali. La coscienza ambientalista, da sempre presente in noi, non ha potuto non avere ripercussioni nei nostri percorsi professionali di avvocati, e quindi abbiamo deciso di prestare la nostra attività professionale per piccole e grandi battaglie (per noi tutte importanti) a difesa di ambiente e animali. Passo dopo passo e giorno dopo giorno, con piccole azioni quotidiane, abbiamo diretto il nostro operato verso un’attività di questo tipo. C'è qualche persona che ha ispirato o influenzato in modo particolare il vostro lavoro? Nel nostro percorso abbiamo avuto la fortuna di incontrare ogni giorno persone che nel loro piccolo, con la loro attività, ci hanno dimostrato che non ci si deve per forza piegare al famigerato “così fan tutti’ a danno di ambiente e animali: pensiamo alle migliaia di attivisti volontari di Lav e Legambiente e di tutte le altre associazioni che abbiamo avuto la fortuna di incontrare sul nostro percorso. Questa positività e vedere l’impegno che molti altri profondono in questa battaglia quotidiana ci ha sempre più stimolato nel dare, nel nostro piccolo, un forte contributo per la causa ambientale e di tutela degli animali. Come siete stati coinvolti nel processo a Green Hill e come avete affrontato questa causa? Arena e Zanforlini, durante le indagini difensive del processo scaturito dall’arresto di attivisti nel corso di una manifestazione nell’aprile del 2012, si accorsero che dentro quell’allevamento venivano commesse gravissime mancanze, mai contestate. Da lì il primo esposto di Legambiente, nel giugno del 2012, e la richiesta di aiuto agli amici di Lav e, quindi, di Carla Campanaro: insieme poi, ad attendere il sequestro che, puntualmente arrivò il 18 luglio di quell’anno. Da lì un crescendo di soddisfazioni nel sottrarre a pesanti sevizie e maltrattamenti quasi tremila fra cuccioli e Beagle adulti di quel luogo contornato da reti metalliche e filo spinato. Oggi tutti i Beagle usciti da Green Hill circolano per tutta Italia assieme ad altrettanti padroni che hanno ridato loro le attenzioni e la dignità che meritavano. Durante la vostra battaglia c'è stato un momento in cui avete pensato di non farcela? La tensione è sempre stata alta ma eravamo troppo convinti di agire per il giusto e con il cuore: come usava dire Chagall, “quando si fa una cosa con il cuore, questa molto facilmente funzionerà”! Quando avete capito che il vostro lavoro stava dando i risultati attesi? Subito con il sequestro del 18 luglio del 2012, poi con le conferme del Tribunale del Riesame e con la Cassazione che tombò definitivamente la questione sul sequestro, consentendo la liberazione definitiva dei Beagle. Poi il processo vero e proprio: lì vi furono attimi di tensione, l’esclusione illogica di Legambiente, una difficile istruttoria apparentemente sbilanciata, forse correttamente, verso la difesa dei titolari di Green Hill, che aveva chiamato come testimoni esponenti del Ministero della Salute, della ASL veterinaria, dell’IZS di Brescia, oltre che della Polizia Locale e dei suoi Consulenti. Nonostante tutto ciò, e le dichiarazioni dei dipendenti dell’azienda che come testimoni raccontavano di una sorta di paradiso per cani, abbiamo capito che la verità stava comunque emergendo e che il Giudice era attento e la stava comprendendo. Il momento più emozionante del processo? Vedere la visita veterinaria del primo Beagle uscito dall’allevamento, un attimo prima di essere affidato ad un nuovo padrone, un momento irripetibile e profondamente intimo. E poi assistere all’uscita dell’ultimo cane e sentire un pesante, importante, silenzio all’interno di quell’allevamento. Pensate che questo processo, dai risvolti mediatici così forti, contribuirà in qualche modo a velocizzare il percorso verso il divieto di sperimentazioni animali? Pensiamo che questo processo farà di più, ovvero lo riteniamo uno spartiacque per i diritti animali in generale. Divideremmo i processi in merito ante e post Green Hill: da oggi l’insegnamento è che ogni animale, anche se oggetto di attività commerciale che lo destina ad una vita piena di sofferenza (sperimentazione) o morte (macellazione a fini alimentari), resta un essere senziente e non un semplice oggetto, magari da eliminare se difettoso, quindi un soggetto di diritti degno di rispetto in ogni momento della sua esistenza. E’ questa la vera rivoluzione del processo Green Hill. Gli animali hanno diritti di cui l’economia e le logiche produttive devono tener conto. Ci sono state altre cause che vi hanno visto impegnati a favore degli animali ed a tutela dell'ambiente che ritenete fondamentali nel vostro percorso umano e professionale? Ce ne sono tante, in materia di circhi, allevamenti, canili... in realtà si potrebbe dire che gran parte della giurisprudenza in materia di diritti animali si stia via via costruendo anche sulle nostre battaglie! Cosa chiedereste a chi ci governa per tutelare davvero la salute e gli animali? Di ascoltare con più attenzione le richieste della collettività, anche come veicolate dalle associazioni che ben conoscono le dinamiche di illegalità perché impegnate direttamente sul e nel territorio, spesso in situazioni di frontiera. Il messaggio che viene dalla base di tutela dell’ambiente e, quindi, della salute di ognuno, così come il rispetto di ogni animale, spesso contrastano con finalità lobbistiche troppo potenti ed ascoltate dal Governo. In questo modo si danno risposte solo sul breve periodo, senza pensare che le esigenze del cittadino valgono l’arco di una vita. Un esempio per tutti. Nel processo “Solvay” a Ferrara, ad una domanda di Zanforlini, avvocato di parte civile per Legambiente Emilia Romagna, circa le reazioni dell’azienda quando si accertò che il materiale che era lavorato in quest’azienda (CVM) era estremamente pericoloso (lo si scoperse già nel 1970), venne risposto che era stato “monetizzato il rischio”! E non, invece, che si era impedito che gli operai potessero andare in contatto con la sostanza cancerogena, per annullare il rischio cancerogeno. A Brescia, recentemente, un macello è stato sequestrato perché al suo interno non solo si compivano atti di maltrattamento verso gli animali che dovevano poi essere macellati, ma proprio tali atti portavano a contaminazioni della carne con agenti patogeni che le rendevano pericolose per l’uomo. Evidente il parallelismo: in entrambi i casi, è il profitto l’elemento centrale che viene tutelato, non l’uomo, o gli animali, ma solo la possibilità di monetizzare la sofferenza di quel malcapitato che, uomo o animale, subisce un crudele sfruttamento. Ulteriore problema è che chi governa, ora come allora, pensa solo ad obiettivi sul breve periodo, non pensa invece a tutelare in concreto la vita dei cittadini, o alla salvaguardia dell’ambiente, anche a costo di intraprendere un percorso che all’inizio risulti poco apprezzato, o poco influente sulle prospettive di gradimento degli elettori. Chi siede in un posto che gli consente di avere una migliore prospettiva, di capire con più chiarezza di chi è costretto nella sua piccola realtà, ha il preciso dovere di avere una visione e di intervenire per il bene della collettività, a prescindere dal gradimento elettorale che le sue decisioni possono avere. Noi pensiamo che questa visione non possa prescindere da un modo nuovo di intendere il rispetto dell’ambiente e degli animali. In questo sposiamo completamente le analisi del “Laudato Sì” di Papa Francesco. Il vostro prossimo obiettivo ed il sogno che vorreste vedere realizzato? Il nostro piccolo sogno è di lasciare a chi ci seguirà un pianeta in cui l’uomo, finalmente consapevole della propria potenza e della responsabilità che ne consegue, abbia rispetto della natura, dell’ambiente e degli animali, un pianeta-casa comune di tutti gli esseri viventi. Quanto agli obiettivi: un primo e recente è stato raggiunto con l’inserimento nel Codice Penale del Titolo sugli Ecoreati, e per questo ci stiamo godendo un po’ di “compiacimento”. Intanto però ce n’è subito un altro: riuscire ad introdurre nel nostro ordinamento una terza categoria, fra il classico binomio aristotelico di uomini e cose: gli animali. * * * I candidati al Premio Luisa Minazzi - Ambientalista dell’anno 2015 sono otto. Oltre agli Avvocati dei Beagle, Eric Barbizzi, le mamme volanti, Alberto Grossi, Anna Marson, Dimitri Russo, Elena Carmagnani, Sergio Costa. Il Premio è promosso da Legambiente e dal mensile “La Nuova Ecologia” insieme al Comitato organizzatore di cui fanno parte diverse associazioni di Casale Monferrato. Il vincitore verrà scelto dal pubblico, ma il vero obiettivo è portare in evidenza le storie di quanti s’impegnano nella società civile, nel mondo dell’impresa e nella pubblica amministrazione a favore dell’ambiente, del prossimo e della legalità. I candidati sono proposti dalla Giuria preliminare, passati al vaglio del Comitato organizzatore e sottoposti al voto popolare. Il riconoscimento è puramente simbolico, consiste infatti in una targa e in un abbonamento a “La Nuova Ecologia”. La cerimonia di premiazione si terrà a dicembre a Casale Monferrato. Come votare Per l’edizione 2015 è possibile votare fino al 15 novembre via e-mail scrivendo all'indirizzo ambientalista2015@lanuovaecologia.it indicando il proprio nome, cognome, età e indirizzo più il nome del candidato prescelto.

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