"Un cibo che salva": tanti consigli e riflessioni dal convegno al San Filippo
di Luciana Corino
Il cibo non è solo un mezzo di sostentamento ma è strumento di conoscenza e costruzione di collettività e può per questo essere comunicato e condiviso. Attraverso il cibo infatti una persona entra in una comunità e diventa parte integrante della sua cultura. Dunque il cibo è un prodotto sociale. Però l’epoca attuale gli attribuisce un ruolo marginale considerandolo solo un carburante e una fonte di energia. In tal modo viene trattato come un prodotto industriale elemento centrale della concezione del quale è lo “spreco” che provoca squilibri ambientali e genera sfruttamento intensivo della terra. Il rapporto con il cibo della popolazione è per conseguenza regolato dal “prezzo” degli alimenti invece che dai “valori” che bisogna loro riconoscere. Il cibo deve essere cioè “buono, pulito, giusto”.
E questo può accadere soprattutto con l’intervento della “politica” che ha il potere di cambiare il mondo usando l’intelligenza. È la sintesi degli interventi del convegno “Un cibo che salva” organizzato all’Auditorium San Filippo, sabato 9 maggio, dall’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) e dalla Diocesi di Casale con il patrocinio del Comune, dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Alessandria, dell’AIC (Associazione Italiana Celiachia) e il contributo del Lions International Casale Monferrato Host.
Secondo il professor Alfredo Alzani, presidente Comitato Etico Istituto San Raffaele di Milano e moderatore dell’incontro, occorre una nuova logica del cibo, aperta all’altro, una rinnovata concezione dell’essere umano perché attuare stili di vita alternativi significa perseguire una “vita buona”. E questo è appunto un importante compito della politica. Il deputato Cristina Bargero, membro della commissione parlamentare Attività Produttive, ha citato a questo proposito la carta di Milano che mette il cibo al centro del cambiamento e la mozione contro gli sprechi votata lo scorso anno dal Parlamento per incrementare il fondo di distribuzione delle derrate alimentari agli indigenti e per creare una maggiore attenzione degli enti pubblici verso le iniziative contrastanti il fenomeno che ha natura sistemica.
Per Silvio Barbero, vice presidente di Slow Food Italia, vengono sprecate ogni giorno in Italia 4000 tonnellate di cibo edibile. Inoltre solo il tre e mezzo per cento della popolazione lavora in agricoltura e il sessanta per cento degli addetti ha più di sessant’anni. Egli ha denunciato un incremento dell’uso di prodotti chimici negli ultimi dieci anni pari a quello dei primi centocinquant’anni. La terra è diventata meno fertile e sta diminuendo la biodiversità. Il modello della produzione di cibo va dunque ripensato secondo nuovi paradigmi, tornando cioè a dare valore alla piccola produzione locale, alla piccola e media azienda, ai mercati dei contadini a vendita diretta. Maria Teresa Siri, neuropsichiatra infantile, ha illustrato il cibo come “veicolo di affetti” che nascono nel neonato fin dalla prima nutrizione della madre. Fernando Pesce direttore Pediatria, Azienda Ospedaliera di Alessandria ha trattato la celiachia, patologia provocata dall’ingestione di glutine, diventata da malattia rara problema frequente nell’epoca moderna che recede però completamente nel paziente che segue una dieta appropriata.
La dietologa Gabriella Caprino, responsabile SOS di Dietologia all’Ospedale Santo Spirito, nella relazione il “Cibo che educa” ha indagato l’importanza della dieta mediterranea costituita dalle secolari abitudini alimentari dei popoli del Mediterraneo che è, dal 2010, Patrimonio dell’Umanità. È caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo, olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, verdure, moderata quantità di pesce, latticini e carne e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità.
I lavori del convegno erano iniziati con l’accoglienza del pubblico da parte dottor Pier Luigi Porta, presidente A.M.C.I. Casale e con la riflessione di Franco Balzaretti, vice presidente nazionale A.M.C.I. per il quale è fondamentale salvare sempre le relazioni umane e tutelare il piacere e la socialità del cibo. La conclusione invece al Vescovo di Casale Alceste Catella che ha citato dal capitolo XXIV de “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni l’episodio del pranzo nella casa del sarto nel quale c’è tutto quanto è stato detto del cibo, condivisione e festa.