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In Monferrato
Coronavirus: aumentano i casi di contagio. Nelle Case di Riposo cresce l'emergenza
«La situazione è di sovraccarico fintanto che è possibile, viene richiesto di iniziare, in struttura, l’ossigenoterapia»
Sessantadue i casi positivi, 20 quelli in attesa di tampone e 23 i negativi. Questo il bollettino medico di ieri pomeriggio, martedì 17 marzo. Lunedì pomeriggio, i posti letto disponibili al Santo Spirito erano 69, di cui 42 occupati e 27 liberi. In un giorno, numeri e situazione sono nettamente cambiati determinando, evidentemente, una sofferenza percepita anche a livello territoriale.
Due Rsa (Residenza Sanitaria Assistenziale) della Valcerrina, dopo aver chiamato il 112, sono invitate dal medico di centrale del 118 a gestire internamente la desaturazione dei degenti. Abbiamo sentito Giovanni Lombardi, direttore del Servizio Emergenza Sanitaria Territoriale 118 Alessandria-Asti.
«La situazione è di sovraccarico - ci ha spiegato Lombardi - fintanto che è possibile, viene richiesto di iniziare, in struttura, l’ossigenoterapia, accompagnata da sorveglianza e terapia domiciliare, per verificare se si riesce a stabilizzare la situazione, senza dover ricorrere all’ospedalizzazione».
Talvolta la situazione può anche rientrare. «Non si tratta di rifiutare il trasporto in ospedale, ma vengono date indicazioni per tentare ciò che si può fare in Rsa, dove gli anziani vivono in ambienti più confortevoli e a contatto con persone che conoscono. Quando le situazioni si aggravano, ovviamente, vengono presele le misure necessarie. L’ambulanza del 118 sta lavorando h24, con il rinforzo di persone aggiuntive e reperibilità».
Sulla gestione degli anziani effettuata da infermieri e medici all’interno delle case di riposo, abbiamo sentito Roberto Stura, Direttore di Distretto Asl Alessandria-Valenza: «Ci sono margini per la cura a domicilio. Livelli di saturazione bassi e non bassissimi, spesso, si riescono a gestire presso le Rsa. Il timore è che tali livelli si possano abbassare ulteriormente e velocemente: che si verifichi la condizione di distress respiratorio (accumulo di liquido nei polmoni e riduzione eccessiva di ossigeno nel sangue)».
Che fare, dunque? «Fintanto che è possibile, la situazione va gestita in struttura. In questi giorni ho scritto sull’opportunità di poter utilizzare, anche sul territorio, l’idrossiclorochina (immunomodulante rientrante nelle categoria dei farmaci antireumatici), per ridurre la reazione infiammatoria. Attualmente è solo ad uso ospedaliero. Ragionando con gli infettivologi è emerso che potrebbe dare beneficio. Poterlo prescrivere sul territorio sarebbe di grande aiuto anche per gli ospedali». Quanto costa il farmaco?«Sei-sette euro circa».
«Il problema delle case di riposo è certamente delicato» conclude Stura. Sulla questione si è tenuto un incontro ieri pomeriggio interno all’Asl Al. In giornata, dovrebbero giungere nuove linee guida.
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