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  • 25 novembre 2016
  • Casale Monferrato

Nuova Resistenza per la difesa della Democrazia

Il Comitato Casalese per il No di Casale sta proseguendo con iniziative di informazione per la città e il territorio sulle questioni referendarie. In questo contesto pubblichiamo una riflessione, che ci ha inviato Antonio Marongiu, dei rappresentanti del Comitato. Tra le ragioni più forti per dire NO al referendum costituzionale c’è la contraddizione tra i benefici promessi dalla riforma e le conseguenze più che probabili che essa procurerà. Infatti - ma solo ammettendo che questi siano i fini propri della Costituzione - non è difficile prevedere che gli articoli modificati non produrranno affatto più velocità nel legiferare, non ridurranno che marginalmente i cosiddetti costi della politica, non elimineranno gli intralci del bicameralismo paritario… Certamente – e questo sì che sarebbe un fine costituzionale! – la riforma non allargherà gli spazi della democrazia partecipativa né darà più compiuta autonomia ai Territori. Su questi argomenti si deve comunque insistere, ma un’attenzione anche maggiore va posta nel domandarsi se dietro al cosiddetto merito della riforma non si celi un più preciso disegno politico di lungo periodo, forse persino estraneo alla consapevolezza e alla volontà di molti neocostituenti. Infatti è motivo di preoccupazione rinvenire nelle modifiche alla Costituzione vigente anche i semi di una possibile involuzione autoritaria dello Stato: tali sono l’elezione del Presidente della Repubblica con un numero di parlamentari minore dell’attuale, la pre-potenza governativa promossa dal voto a data certa, il senato neo-oligarchico e a tempo parziale non eletto dai cittadini, i diritti delle minoranze parlamentari delegati ai regolamenti delle Camere, l’immunità concessa a parlamentari di un Senato non eletto dai cittadini... E’ chiaro che una svolta decisamente antidemocratica non è il destino prossimo e inevitabile della Repubblica in caso della vittoria del sì che, tuttavia, potrà rendere tale svolta praticabile in un futuro non impossibile. Opportunamente è stato sottolineato che le leggi fondamentali si scrivono quando si è sobri perché potrebbero servire in caso di ubriacatura. Già oggi l’ideologia prevalente suggerisce che sia la Costituzione a doversi adeguare ai tempi mutati e non viceversa per raggiungere lo scopo dichiarato di facilitare la competitività mercantile della cosiddetta azienda Italia nel mondo globalizzato; il resto - cioè la democrazia e la partecipazione - è, per i cosiddetti riformatori, solo una patetica nostalgia che ostacola il nuovo che avanza. Noi affermiamo invece che così non è e che così non deve essere; non possiamo cioè accettare che la Costituzione vigente sia stravolta a favore di portatori di interessi contrari a quelli del popolo sovrano. La Costituzione vigente infatti non è un documento di esclusivo interesse storico ma l’opera aperta che, nata dalla Resistenza su salde provenienze liberali e socialiste, è per sua natura proiettata verso la piena attuazione del suo dettato. Su queste basi, nel divenire democratico dell’Italia repubblicana, la Costituzione vigente è stata il costante e certo riferimento che ha favorito il progresso sociale in un periodo di tempo che si è protratto fino alla fine degli anni settanta: valgano tra gli esempi di quegl’anni l’entrata della Costituzione nei luoghi di lavoro (1970); la riforma del diritto di famiglia (1975); l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (1978) … Le forze antidemocratiche - non solo nazionali - palesemente o occultamente sempre presenti nella Repubblica avevano fino ad allora trovato nella Costituzione vigente un ostacolo insormontabile da dover smantellare per facilitare la propria rivincita. Da lontano infatti proviene l’attacco alla Costituzione vigente, attacco subdolo e ingannevole perché per lo più travestito da progetto riformatore e innovativo. La complessità e i tempi a volte necessariamente lunghi della democrazia sono stati presentati come fastidiosi intoppi alla libertà – ma quella dei mercati! – e, di conseguenza, come oggetti da rottamare. Così alla fine anche forze politiche, un tempo autenticamente democratiche e in seguito progressivamente dimissionarie dal loro ruolo storico, hanno ceduto alla nuova ragione neoliberista nell’illusione di avere finalmente assunto un nuovo ruolo di virtuosi riformatori al passo con i tempi. La perversa ideologia della governance-innanzitutto ha anche per essi sostituito il principio del governare democraticamente: l’introduzione del premio di maggioranza ha contraddetto l’articolo 48 della Costituzione vigente (il voto è uguale); il ricorso esasperato alla fiducia, ai decreti legge e alle leggi delega ha nei fatti marginalizzato la centralità del Parlamento a favore dell’esecutivo. In questo contesto storico in cui già sono operanti nella società reale i fatti che la controriforma intende consolidare, essa conta tra i suoi più convinti sostenitori la Confindustria, i vari Marchionne, la J.P. Morgan, le vestali del neoberlusconismo renziano… Non è certo la più importante delle poste in gioco il destino di un Presidente del Consiglio che appare solo come il più recente – forse addirittura inconsapevole – funzionario dell’avanzato progetto di restaurazione e vendetta del capitale. Nell’inconsistenza intellettuale della contemporaneità non mancano neppure le anime belle che argomentano l’innocuità di una riforma che, secondo loro, riguarda solo gli strumenti e non già i principi della Costituzione vigente. Come se principi e strumenti non si condizionassero a vicenda: modificare la seconda parte della Costituzione è lo stesso che corromperne la prima! Né mancano gli illusi che intendono farci credere che basterà modificare l’orribile legge elettorale che l’accompagna per rendere quasi accettabile la controriforma. Oggi i cittadini consapevoli si trovano costretti a organizzarsi in una nuova Resistenza per la difesa della Democrazia: la vittoria del NO al referendum costituirà solo la prima e indispensabile risposta al tentativo antidemocratico in atto; oltre la vittoria ci aspetta ancora un lungo cammino di lotta affinché il popolo italiano torni sovrano “nelle forme e nei limiti della Costituzione”.