Arriva Lucifero: alcuni consigli per fronteggiare il gran caldo e l'afa di agosto
di Luciana Corino
Arriva Lucifero. Non il diavolo ma il gran caldo. E per fronteggiare i problemi causati dalle temperature elevate e dall’afa ecco alcuni consigli (che abbiamo già proposto sulle pagine de “Il Monferrato” di alcune settimane fa) rivolti soprattutto agli anziani ma anche ai giovani.
Quando la calura estiva stringe l’Italia nella sua morsa dai telegiornali imperversano i soliti consigli per i bambini e anziani: non uscire nelle ore più calde, coprirsi con indumenti leggeri di fibre naturali, stare all’ombra, mangiare frutta e verdura. L’argomento si esaurisce così o c’è spazio per un approfondimento?
Risponde al quesito Roberto Stura, direttore del Distretto di Casale dell’ASL Al che precisa: «Il caldo significa soprattutto disidratazione e richiede molta acqua»... e poi aggiunge che «occorre preliminarmente eliminare un equivoco di fondo circa il ragionamento sugli anziani per quanto riguarda il caldo ma anche per il freddo. Quando si danno quei consigli si presuppone un “grande anziano” medio sugli ottant’anni, che vive solo ed è sufficientemente lucido per capire le indicazioni. Ma rappresenta solo una piccola parte del mondo senile».
Quali sono gli altri e che comportamenti hanno? «Molti di loro vivono in condizioni diverse, con familiari o badanti, perché sono solo parzialmente autosufficienti o parzialmente lucidi per capire la situazione climatica pericolosa e le indicazioni da seguire. È questa la fetta più numerosa, più difficile e preoccupante da gestire dal punto di vista sanitario. Gli anziani malati, con problemi vascolari o cerebrali, poco orientati, che vivono in famiglia o con parenti, sentono di non stare bene ma non essendo in grado di badare a se stessi, non riescono ad esprimere il disagio e non possono fare la richiesta giusta».
Che sarebbe…? «Che hanno bisogno di bere e molto. Nelle giornate calde occorre somministrare bevande all’anziano anche se non le chiede. Da solo non lo fa non perché magari non cammina ma perché non ne sente il bisogno, non è in grado di capire che la risposta al malessere è l’acqua».
Allora i giornali e la tv non fanno affermazioni corrette? «È sempre giustamente utile ripetere gli avvertimenti ma viene fatto per utenti che sanno capire. Invece il messaggio da diffondere in questa occasione è rivolto a chi sta loro intorno: “i vostri nonni non sanno decidere, dovete stare attenti voi e non aspettare che chiedano”».
Ma cosa possono fare i familiari che probabilmente lavorano e stanno fuori casa per ore? «Lasciare in giro nell’abitazione, su vari tavoli, bevande colorate, anche zuccherate se l’anziano non soffre di diabete: succhi di frutta, di ananas, spremute di arancia, che lo invoglino a bere. Idratarsi è fondamentale, è il rimedio principale. E poi un altro accorgimento è creare zone d’ombra in casa, abbassando tapparelle, creando correnti. Poi tutti sanno che è meglio fare la spesa tra le otto e le dieci del mattino e stare al riparo alle due del pomeriggio».
E per quanto riguarda le ore notturne? «C’è un periodo dell’estate, per fortuna breve, in cui la temperatura di notte non varia rispetto a quella del giorno e le lenzuola non diventano fresche. Così gli anziani sudano anche nelle ore destinate al riposo. Chi non è dotato del ventilatore o delle eliche al soffitto la notte fa fatica a dormire e al mattino si sente stanco, spossato. Ma non solo gli anziani anche i giovani avvertono, in questo caso, un malessere acuto se poi devono lavorare».
Ci sono particolari terapie mediche da seguire in questi casi? «Suggerisco di misurare la pressione almeno una volta la settimana. Se ci si sente afflitti da grande spossatezza perché la pressione si è abbassata consiglio allora di rivolgersi al medico anche se ritengo che non si debbano cambiare le medicine per l’ipotensione».
E circa il cibo? «Il caldo di per sé fa diminuire l’appetito. Chi riesce a mangiare insalata cruda è fortunato ma a non tutti piace. Il trucco è quello di lasciare sul tavolo di casa a continua portata di mano, oltre alle bevande, un contenitore pieno di frutta e di verdura da sgranocchiare. Un frutto che toglie molto la sete è l’anguria che non per niente nasce nei paesi caldi. Adesso la si trova nei supermercati già tagliata a fette e così risolve il problema della scomodità e pesantezza del trasporto e del posto che occupa nel frigo».
C’è un modo empirico per capire immediatamente se si beve nella quantità giusta? «Sì c’è, infallibile e vale per tutti, giovani e anziani. Osservare la propria urina. Se è trasparente, quasi come l’acqua l’idratazione è corretta, se è gialla e piuttosto torbida, bisogna bere di più. Quindi per concludere d’estate tenere sempre acqua e bevande vicine, l’anguria come toccasana, verdure e frutta a disposizione. E controllare continuamente l’anziano non del tutto autosufficiente».