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Diocesi di Casale

Tutte le disposizioni del vescovo Sacchi per i riti di Pasqua

Messe senza popolo, parti abolite e intenzioni per la pandemia

La Diocesi di Casale ha ufficialmente recepito le direttive emanate dalla Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti. In una nota ufficiale, infatti, il vescovo Gianni Sacchi ha reso note le disposizioni riguardanti la celebrazione della Settimana Santa in Diocesi.

Tutte le cerimonie, precisa preliminarmente il vescovo, saranno, come prevedibile, senza popolo: i fedeli saranno “avvisati” dell’inizio delle celebrazioni, come precisato dal vescovo, dal suono delle campane della propria parrocchia.

Domenica delle Palme

La disposizione di mons. Sacchi è che, nelle parrocchie, sia prescritto «l’uso esclusivo della terza forma del Messale Romano»: ovvero con l’ngresso semplice, «al canto d’ingresso, al segno di croce e al saluto liturgico faccia seguito la commemorazione dell’Ingresso di Gesù in Gerusalemme».

Caratteristica insolita per questo giorno è che non si terrà nessuna benedizione degli ulivi, nemmeno successiva all’emergenza; mons. Sacchi è categorico: «È soppressa senza alcuna eccezione la benedizione/processione/distribuzione anche successiva degli ulivi, per prevenire qualsiasi genere di contatto fisico e/o di assembramento, stante l’attuale emergenza igienico-sanitaria».

Messa crismale

La messa crismale, solitamente celebrata nella mattina del Giovedì Santo dal vescovo con tutto il clero diocesano con la benedizione degli olii, è «rimandata a data da stabilirsi»: «Per la sua celebrazione ci si orienterà seguendo la data che il Santo Padre, Primate d’Italia, deciderà per la sua diocesi di Roma.

A Casale, però, mons. Sacchi aveva inaugurato la tradizione di celebrare la messa crismale nella sera del Mercoledì Santo: «Chiedo a tutti i sacerdoti - è l’invito del vescovo - ognuno nella propria parrocchia, di celebrare alle ore 18 la messa in comunione spirituale con me dalla cappella del vescovado. Celebriamo per la comunione sempre più intensa del nostro presbiterio, chiamato ad essere segno e trasparenza del Maestro Gesù».

Giovedì Santo

Ai sacerdoti è concessa la facoltà di celebrare la messa senza concorso di popolo omettendo la lavanda dei piedi (già, di per sé, facoltativa) e la processione con il Santissimo al termine della celebrazione. Ai pochi autorizzati ad essere presenti la comunione sarà offerta «esclusivamente sul palmo della mano, come in tutte le altre celebrazioni della Settimana». Dal vescovo anche l’invito affinché «vengano tassativamente tenute chiuse tutte le chiese nella serata del Giovedì Santo, soprattutto al fine di evitare i movimenti e le uscite da casa dei fedeli».

Venerdì Santo

È prevista l’introduzione, nella Preghiera Universale, di una speciale intenzione «per i malati, i sofferenti e gli afflitti a causa della pandemia»: «Invochiamo, fratelli e sorelle, la misericordia del Padre per tutti coloro che in questo tempo di tribolazione soffrono le conseguenze della pandemia: per coloro che sono nella prova fisica e spirituale, per coloro che piangono la morte delle persone care, per coloro che sperimentano quotidianamente la fragilità della condizione umana». Abolita, naturalmente, anche la processione di adorazione con il bacio alla croce.

Veglia pasquale

Anche dalla Veglia pasquale vengono cassati alcuni riti: omessi l’accensione del fuoco e la processione (ci sarà solamente il cero  pasquale); nella Liturgia della Parola si raccomanda di limitare «ragionevolmente il numero delle letture»; omessa la benedizione dell’acqua «per le medesime ragioni per cui non si è proceduto, la Domenica delle Palme, alla benedizione degli ulivi»; la liturgia eucaristica avverrà «senza scambio di pace, come in tutte le altre celebrazioni e con la comunione esclusivamente sul palmo della mano».

Domenica di Pasqua

La richiesta è che, laddove è possibile, venga celebrata un’ unica messa del giorno.


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Barbara Corino

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