I lavori di palificazione per il ripristino della strada e la rimozione della relativa frana lungo la strada per Crea hanno rivelato alcuni “segreti” della fonte di Sant’Eusebio.
Un rinvenimento storico che è stato subito segnalato alla Sovrintendenza.
In primis è venuto in luce un condotto verticale di cui non si conosceva l’esistenza, realizzato in pietre a secco e costituente uno dei dreni colonnari facenti capo al pregevole sistema di captazione della fonte di S. Eusebio. Attualmente il manufatto è stato ripristinato richiudendo la piccola apertura attraverso la quale si è potuto osservare e comprendere la geometria e la funzionalità, in attesa di un restauro più accurato.
Per meglio ricostruire l’assetto della captazione risalente a vecchi rilevamenti, che era nota solo per un limitato tratto con percorso suborizzontale in galleria, si è subito effettuata una ricognizione allo scopo di cartografarne meglio il tracciato e ricostruire l’assetto tridimensionale del manufatto, così in tutto sono stati rinvenuti quattro dreni colonnari a suo tempo realizzati per favorire la raccolta di acque per alimentare la fonte, di cui quello intercettato è il principale.
Si è infatti proceduto ad un minuzioso rilevamento delle dimensioni tracciando anche il superficie l’andamento della galleria, rinvenendo sulla volta della stessa tre apertura in parte sigillate da pietre o voltini in muratura.Da tali indizi, leggiamo dalla relazione del geologo Paolo Sassone, si sono ubicati in superficie tre camini di drenaggio, anticamente richiusi, ma ancora identificabili da traccia presente sul voltino della galleria. Il quarto camino drenante principale, rinvenuto dallo scavo, si situa proprio in corrispondenza del pozzo presente al termine della galleria. Di tale prosecuzione verso l’alto non si aveva indicazione alcuna in quanto il pozzo terminale appare scavato solo in profondità e in corrispondenza della soletta soprastante appare chiuso. Il che aveva determinato l’erronea valutazione che non vi fosse un condotto colonnare verso la superficie topografica.
Ad un attento rilievo si è scoperto che in realtà il pozzo che si osserva al termine della galleria risulta collegato al condotto drenante verticale, e questo funge da prima camera di sedimentazione e chiarificazione, poi l’acqua raccolta tracima e passa anteriormente nel pozzo visivamente osservabile; da qui l’acqua, tramite un articolato sistema di vasche di sedimentazione, viene a giorno chiarificata e limpida sino alla fontanella posizionata all’esterno della Cappella. Tale manufatto, la cui esistenza era sinora ignota, denota una raffinata tecnica esecutiva e presenta una profondità di circa 15 m, con una lunghezza della galleria drenante di circa 25,7 m.
La galleria drenante invece ha una sezione di circa m 1 di larghezza per 1,20 di altezza, talora passante a 1,90 m.
In base alla tipologia di manufatti dei dreni colonnari si ipotizza un’epoca molto antica del sistema di drenaggio, che potrebbe essere addirittura seicentesco poi consolidato e sistemato con uso di muratura in epoche più recenti (sette-ottocento?).
In base ai rilievi effettuati ed alle caratteristiche della captazione, i “geoingegneri” dell’epoca dimostravano già ampie competenze e capacità tecniche. se si pensa che tutta l’opera è stata realizzata senza alcun ausilio meccanico.
Si pensa ora di posizionare presso la cappella di S. Eusebio, storico punto di sosta nei pellegrinaggi, un pannello informativo che descriva il rinvenimento e permetta una sintetica ma esaustiva comprensione dei principi su cui si basa la captazione idrica della galleria.
FOTO. Prima camera di sedimentazione