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Lo studio sulle strategie
L’Ires: «Santo Spirito da riordinare, ormai è troppo sovradimensionato»
Nuovo ospedale da 350 posti, Novi, Tortona e Acqui in vendita
Secondo uno studio fatto dall’Ires tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 sulla strategia di riordino della rete ospedaliera nell’Alessandrino, il Santo Spirito sarebbe un Ospedale da riordinare in quanto - sottolinea il dossiér - l’assetto attuale risulta fortemente sovradimensionato anche rispetto ad ogni trasformazione prospettabile in attuazione della programmazione regionale!
Eppure non sembra essere questa la situazione in cui versa il nosocomio cittadino visto che i posti letto si sono ridotti in maniera progressiva e alcuni reparti hanno perso la struttura complessa quali Nefrologia, Urologia e altri tra i quali l’Infettivologia (struttura considerata d’eccellenza) addirittura cancellati dopo aver speso notevoli risorse finanziarie per ammodernarli. Ieri sera, lunedì, ad Alessandria si è tenuto un incontro promosso dal Movimento Nazionale per la Sovranità allarmato dalle previsioni dell’Ires con la partecipazione di Marco Botta (responsabile politico), Gian Luca Vignale (consigliere regionale), Pierpaolo Guazzotti, consigliere comunale di Alessandria Lega-MNS, medici, politici, addetti ai lavori.
Punto di partenza è stata la richiesta del Consiglio regionale di approfondire l’ipotesi di realizzare una nuova struttura ospedaliera in provincia di Alessandria e di studiare le condizioni delle strutture da dismettere. Detto del Santo Spirito che, in base alla strategia di trasformazione dovrà essere oggetto di riordino - lo scenario a medio periodo contempla gli Ospedali dell’ASO di Alessandria che dovranno essere potenziati in termini di posti-letto (circa 200), l’Ospedale di Ovada che essendo un presidio in area disagiata, manterrà il proprio ruolo nella rete ospedaliera. Due le opzioni previste dallo studio dell’Ires. La prima, riordinare la rete ospedaliera e potenziare la rete territoriale. Questa opzione prevede di realizzare gli interventi di adeguamento o trasformazione necessari ad accompagnare tutti i presidi esistenti verso lo scenario di medio periodo. Le porzioni in eccesso degli ospedali sovradimensionati sono riconvertite a funzioni territoriali od ospedaliere accessorie (poli per la continuità assistenziale, prima o dopo il trattamento ospedaliero, per la gestione dei picchi di domanda, delle unità polmone per la flessibilità ospedaliera, per il post-acuzie con prestazioni od assistenza ospedaliera). La seconda opzione prevede invece di riordinare la rete ospedaliera con la realizzazione di un nuovo ospedale, trasformando i presidi di Acqui Terme, Tortona e Novi Ligure
Questa opzione prevede di costruire un nuovo ospedale da 350 posti letto, multispecialistico e a media complessità. Prevede inoltre l’adeguamento e l’adattamento ai nuovi carichi insediativi degli ospedali dell’ASO e degli Ospedali Santo Spirito di Casale Monferrato e Civile di Ovada (ASL AL), e la dismissione dei presidi di Acqui Terme, Tortona e Novi Ligure. Per l’ospedale di Novi Ligure e di Tortona si prospetta addirittura la vendita.
Critica l’analisi dei nosocomi: «La numerosità degli ospedali - dice l’analisi delle opzioni - implica la frammentazione delle funzioni omologhe ponendo un limite alla loro specializzazione e ai volumi di attività con effetti sulla qualità delle prestazioni erogate». Sul fronte finanziario, l’opzione richiede un investimento iniziale pubblico di 166 milioni per opere e lavori: 128 per l’adeguamento degli ospedali e 38 per la trasformazione da ospedaliero a territoriale. Con riferimento alle tecnologie e agli arredi, il comparto ospedaliero recupera integralmente le dotazioni esistenti mentre, per il comparto territoriale, è stimato un investimento iniziale di circa 51 milioni. Per attuare l’opzione, occorrono quindi inizialmente 217 milioni. Per realizzare invece la seconda opzione (il nuovo ospedale), in partnership pubblico-privato, occorrono 316 milioni: 192 di investimento pubblico e 124 di investimento privato che l’Amministrazione dovrebbe remunerare con un canone annuo ventennale di 8,7 milioni.
La strategia regionale punta al potenziamento della rete delle strutture sanitarie territoriali, con la trasformazione degli ospedali da luoghi omnicomprensivi di cura a poli altamente tecnologici e specializzati per il trattamento delle acuzie o per la diagnostica avanzata. Si prospetta un minor numero di posti letto ospedalieri per la degenza ordinaria, un maggior numero di prestazioni territoriali, un’offerta maggiore di servizi sanitari e di prestazioni con degenza breve. Lo scenario di medio periodo non prevede l’aumento, né la riduzione dell’offerta ospedaliera, ma il riordino della rete locale, cioè una ridistribuzione delle attività sanitarie e la razionalizzazione degli asset ospedalieri attuali.
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