«Riprendiamoci la casa di riposo». Intervista al neopresidente Maurizio Carandini
di Massimiliano Francia
«Questo ente rappresenta una parte della storia di questa città e in un certo senso il futuro di tutti noi, perché quando vedo i nostri anziani ospiti non posso che pensare anche a me stesso proiettato nel futuro...».
Maurizi Carandini, da gennaio alla guida della Casa di Riposo di Casale, spiega così l’affezione che nutre per questo ente che svolge un ruolo tanto importante e delicato in una società forse più ricca ma anche più fragile rispetto a qualche decennio fa.
Fragilità che investe anche le strutture familiari che oggi, al contrario che in un passato recente, non sono più in grado di gestire la terza età in modo efficace fra le mura domestiche.
Le case di riposo hanno dunque la funzione di vicariare le cure familiari ed è un compito estremamente delicato e prezioso che Carandini, già membro del cda della casa di riposo dal 2003 al 2007 e ora - appunto - alla guida della struttura, sente con molta responsabilità.
Riprendiamo la casa di riposo
«Il primo obiettivo che mi sono proposto di concretizzare insieme ai dirigenti e ai lavoratori della struttura è stato quello “reimpossessarci” della nostra casa di riposo, perché negli ultimi anni le cooperative avevano preso il sopravvento sui dipendenti», dice Carandini.
«La nostra mission deve essere quella di mettere in cima alle priorità il bene dell’ente, vale a dire quello degli ospiti, delle loro famiglie e dei lavoratori...».
Una famiglia che deve «istituzionalizzare» un anziano - dice Carandini - subisce un trauma «e quando vengono qui devono uscire più sereni di quando sono entrati, perché la visita deve far comprendere che si lavora con responsabilità».
E le disparità di trattamento e di retribuzione fra i lavoratori «non giovano certamente... Dal 1° aprile cinque reparti su sette sono passati a totale gestione della casa di riposo, mentre due sono gestiti da personale di cooperativa».
In controtendenza con quanto sta avvenendo oggi inoltre - evidenzia il presidente - dalla fine dello scorso anno al 1° aprile sono stati assunti 11 lavoratori passando da 75 a 86 dipendenti (operatori sociosanitari e infermieri).
Ridare ruolo politico all’ente
Tra le conquiste anche l’applicazione del contratto integrativo approvato lo scorso ottobre.
«Nel febbraio abbiamo pagato un acconto e ad aprile gli arretrati a tutti i dipendenti con uno sforzo economico considerevole: circa 180mila euro.
Altro impegno, dice Carandini, è stato quello di «ridare il giusto ruolo politico all’ente», che conta 300 posti letto ed è uno dei più grandi della provincia, ma anche di ricostruire il rapporto con il comune di Casale e con il nuovo dirigente dell’ASL-AL Mario Pasino «per una piena e onesta collaborazione. Siamo pronti a sopportare il sacrificio di pagamenti con tempi di quasi un anno e a lavorare a fianco dell’ASL per realizzare una vera e propria continuità assistenziale, cosa che sarebbe un risparmio per l’ASl ma non sarebbe una perdita per la casa di riposo».
Altri aspetti giudicati fondamentali dal nuovo presidente della Casale di Riposo la formazione dei lavoratori, il sostegno psicologico ai pazienti così come ai loro familiari, l’apertura della struttura al territorio attraverso l’erogazione di servizi utili, concreti: «Un esempio? Abbiamo messo a disposizione un ufficio per i patronati per lo svolgimento di pratiche assistenziali».
E poi dare una maggiore visibilità all’ente: «Facciamo tante cose ma non lo sa nessuno.
«Abbiamo assoluto bisogno di creare un nostro sito, ci stiamo lavorando e nel giro di un mese potrebbe essere attivo.
«E poi vogliamo aprire alla città la nostra sala riunioni, attrezzata con videoproiettore, computer e così via.
«Infine stiamo lavorando al rifacimento delle camere mortuarie, che hanno una collocazione infelice, per dare dignità alla morte e - al più presto possibile - prenderemo in mano la situazione della comunità psichiatrica di Casale Popolo».