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I paesi più piccoli resteranno senza ambulatorio medico? L'allarme parte da Alfiano Natta

Chiuderanno gli ambulatori medici dei piccoli paesi? C’è allarme tra i sindaci delle comunità monferrine perché verrebbero meno punti di riferimento preziosi, specie per gli anziani. Gli snelli ed efficienti ambulatori a misura di paziente rischiano di lasciare il posto a nuove strutture sanitarie pensate per grandi bacini di utenza. Indiscrezioni vorrebbero infatti la chiusura di diversi piccoli ambulatori con il conseguente raggruppamento a Moncalvo e Cerrina. Portavoce della protesta è Gabriella Paletti, sindaco di Alfiano Natta. «In qualità di presidente della ‘Collinare Colli e Castelli’ - dice - mi impegno a promuovere una sottoscrizione per bloccare questa impopolare e assurda proposta. Un conto è ottimizzare i servizi e risparmiare sulle spese inutili, un altro è tagliare drasticamente. Mi dovranno spiegare, qualora dovesse andare in porto questo progetto, come faranno gli anziani, specie quelli senza macchina, ad andare dal medico. Ricordo che durante le nevicate li abbiamo condotti con i mezzi della Protezione Civile in ambulatorio per le visite e le prescrizioni di farmaci. Se gli ambulatori dovessero chiudere, si creerebbero dei grandi disservizi. Gli anziani verrebbero dirottati e parcheggiati per lunghe ore al pronto soccorso. Alfiano non ha mezzi pubblici e non può permettersi di perdere questo servizio». Paletti aggiunge: «Raccoglierò adesioni, sono pronta a marciare nella capitale. Chi ci pensa alla popolazione senza medico in paese, alle pratiche burocratiche, agli adempimenti e alle prescrizioni mediche? Si perderebbe drasticamente un altro pezzo di Italia che funziona...». Gian Piero Tribocco, sindaco di Cereseto e presidente dell’assemblea dei sindaci dell’ASL 21, è di tutt’altro parere: «Si tratta solo di parole: un conto è riorganizzare internamente i distretti e razionalizzare i poliambulatori, un altro è chiudere gli ambulatori medici. In sede di comitato dei sindaci, nessuno ha avanzato una simile proposta. E’ legittimo l’allarmismo di alcuni miei colleghi, ma è prematuro parlare di chiusura degli ambulatori. Si è investito tanto nelle strutture di Moncalvo, Vignale, Trino e Ozzano ragion per cui chiudere gli ambulatori sarebbe davvero controproducente». I medici di base? Liberi professionisti Roberto Stura, direttore del distretto Casale-Trino, getta acqua sul fuoco. «Ma quale chiusura degli ambulatori? Abbiamo investito tanto per poi depotenziare? Sarebbe un controsenso. : Da parte nostra - dice - non c’è la volontà di chiudere gli ambulatori a meno che siano i medici di base stessi, interessati, a chiedercelo. I medici di base, è bene evidenziarlo, non sono dipendenti ma liberi professionisti convenzionati che debbono garantire un quantità di ore in ambulatorio». Non c’è peraltro da stupirsi se in alcuni piccoli centri i medici che non raggiungono una determinata soglia di rendita chiedano di andarsene. «Abbiamo avuto incontri con i sindaci in alcuni paesi - aggiunge Stura - proprio per valutare queste situazioni».

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Federico Nardi

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