Inaugurata sabato (vedi video nel sito) nella manica lunga del castello la mostra “L’Aleramica 1973/ 1977 una stagione dell’arte a Casale”, una curata retrospettiva, aperta fino al 3 febbraio, testimonianza di un effervescente periodo artistico di Casale che attorno a questa galleria si ritrovava a discutere di arte contemporanea con eccelse sensibilità che la collegavano alla cultura torinese e piemontese.
La mostra è stata presentata dall’assessore ai grandi e venti Augusto Pizzamiglio e dalla storica dell’arte Silvia Martinotti figlia d’arte ma soprattutto anima etica del gruppo e penna dalle grandi intuizioni anche sulle pagine del Monferrato, che in quegli anni ospitò molti suoi articoli. La Martinotti ha tracciato il percorso di quel magico periodo dove in quelle sale di via Balbo 35, esposero alcuni dei più interessanti pittori italiani curati dai fondatori del gruppo Aleramica, Andrea Di Palma, I fratelli Mario e Enrico Bargero, Lo scultore Luigi Bagna, Aldo Ferrarino, Giuseppe Mazzoleni, Gabriele Serrafero, Sergio Trabelio.
Tra i presenti oltre all’artista Camillo Francia co-curatore dell’evento, anche Bagna, i fratelli Bargero e le figlie di Giuseppe Campese. Le opere esposte sono dei fondatori di questo gruppo che si sciolse nel 77. Citazione per le sculture boccioniane di Luigi Bagna di importante ricerca formale, la linearità plastica di Enrico Bargero e quella costruttivista di Mario Bargero,la poesia dolcissima degli acquarelli di Giuseppe Campese, il paesaggio ermetico di Andrea Di Palma, la visione post Klee di Aldo Ferrarino e quella Kandiskiana di Giuseppe Mazzoleni, sino alla grammatica neo informale di Gabriele Serrafero e novecentista di Sergio Trabellio.
Visioni coraggiose testimoni di sicure discussioni introspettive e di confronti passionali con le avanguardie del momento che stavano abbandonando la pittura per il pensiero concettuale , e del grande dibattito e sensibilità verso l’arte che ha attraversato la città… Fare poesia anche in provincia lontano dai grandi gridi della storia ma vicinissima a quelli dell’anima. Sarebbe interessante proseguire le testimonianze dell’epoca, anche nelle altre gallerie: Portico, Acquario 3, Politeama,Cenacolo, Ariete...
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LA BELLA STAGIONE DELL'ALERAMICA
Che ventata di ricordi ci porta la rassegna di pittura e scultura dedicata,nella manica lunga del Castello, all'Aleramica, a quel gruppo storico di artisti riuniti, tra il 1973 e il '77, in sodalizio e galleria (la prima sede in via Balbo 35)! E' stata una stagione straordinaria,di notevole formazione e di incontri che hanno lasciato il segno in molti di noi, quanti hanno potuto vivere, all'esterno ma intorno a quel gruppo, un periodo casalese in cui la cultura era vivissima, plurima e non dispersiva. Una cultura come ricerca e dialogo tra amici, come disponibilità al nuovo nel rispetto della nostra storia (il richiamo ad Aleramo è indicativo!).
Basterebbe ricordare il magistero dell'indimenticabile dottor Serafero, appassionato storico, attivo presidente della Filarmonica e di un Cineclub frequentato e pluripremiato, pittore, ed incisore in modo amatoriale ma con raffinato "labor limae". E poi la figura culturalmente magnetica di Aldo Ferrarino, che aveva aggregato una generazione di studenti nell'ambito di Fuci, Cineforum, esperienze teatrali, letture filosofiche e ascolti di musica.
Penso che il messaggio lasciato da quegli artisti sia, oltre che nelle opere, nel segno di un lavoro comune, tenace, fondato sulla conoscenza dialettica.
Silvia Martinotti, giovane anima del gruppo, attualmente apprezzata storica d'arte, ci lascia una testimonianza commossa e illuminante, nella sua bella introduzione al catalogo della mostra. E ci ricorda che l'Aleramica era stata inaugurata con l'esposizione delle opere di Menzio, Da Milano, Paulucci, grandi nomi nell'ambiente artistico torinese che faceva capo, col famoso "gruppo dei sei", al maestro Casorati. Erano artisti innovativi ma intensamente legati al nostro paesaggio. "Le cascine in collina" e "le viste sul Po" di Paulucci, le vie astratte e pur realistiche di Giulio Da Milano, i colori gialli e rossi o terrosi di Menzio, tra impressionismo e fauve, si trasmettono poi ai paesaggi di Di Palma (coi toni caldi e i tronchi nodosi), a certe atmosfere acquose di Campese, alle composizioni assorte e "matematiche" di Ferrarino, alle forme proiettate o aggregate di Mazzoleni, con gli evidenti richiami al mondo della natura…
Insomma una mediazione estetica tra paesaggio reale, natio, ed atmosfere di esistenzialismo nuovo, nel segno di una cultura vissuta e non ancora frammentaria, soprattutto non solo formale nè troppo concettuale.
E naturalmente ricordiamo che Menzio, Paulucci e Giulio Da Milano erano stati amici di Cesare Pavese, il grande scrittore legato, com'è noto, al Monferrato.
Pavese conosceva bene gli studi - soffitte e cantine di quei compagni di discussioni e ne troviamo tracce nei racconti, ne "La bella estate"…
E' vero quanto sostiene Maria Mimita Lamberti ("La Torino dei pittori e la città di Pavese") che non c'è uno scambio diretto tra il mondo di quegli artisti e la poetica pavesiana, basata soprattutto sulla suggestione musicale della parola; ma è altrettanto vero che un vivo cromatismo trascorre tutto il paesaggio dello scrittore.
Dallo splendido stagliarsi della "rossa acropoli monferrina" del sogno (Diario, 27 dic. 1939) al giallo - nero vangoghiano del "Diavolo sulle colline", alla presenza costante di "terra rossa e terra nera" nelle poesie, ai colori delle colline, delle vigne, persino dei vestiti e dei fiori.
Colori accompagnati da spazialità, talora pastosi (come di Guglielminetti), talora diluiti in atmosfere; comunque sempre esistenziali
"L'Aleramica" ci ha richiamato tutto un nostro mondo di impegno, bellezza, natura, comunione, che non possiamo dimenticare!
Giuse Vipiana Albani