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A Mombello una colonia di gatti sterminata con il veleno

Si è purtroppo di nuovo costretti a parlare di maltrattamenti sugli animali. Anzi in questo caso si tratta di numerose uccisioni di gatti. Segnala l’accaduto con mestizia e sconforto Anna Maria Corino. È casalese ma possiede la vecchia casa dei genitori a Pozzengo di Mombello, nei pressi di Gaminella in Val Cerrina. Qui esiste da tempo una comunità di gatti randagi discendenti di quelli domestici allevati da suo papà. Vicende familiari prolungatesi nel tempo hanno portato a trascurare per un po’ gli animali che si sono inselvatichiti e non si lasciano avvicinare dagli umani. Diffidenti e furbacchioni non entrano neppure nelle trappole che Anna Maria e il marito Fausto hanno disseminato intorno per catturare gli esemplari e portarli alla sterilizzazione. Ma da circa due mesi è cominciato uno sterminio per avvelenamento di questi animali. Fino a questo momento sono sette i cadaverini recuperati. L’ultima soppressione risale a domenica 25 giugno. Il micio ritrovato agonizzante è stato portato dal dott. Paolo Conti di Moncalvo che ha tentato in tutti i modi di salvarlo purtroppo senza riuscirci. Il veterinario ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che l’animale è morto per avvelenamento da sostanze neurotossiche. Ora pur comprendendo che i gatti randagi possono arrecare qualche danno e magari scambiare le aiuole dei giardini per la loro cassetta dei bisogni si ricorda che esistono vari modi per proteggere le proprietà, come sostanze chimiche non nocive che possono essere utilizzate come repellenti. Si trovano facilmente in commercio nei negozi di articoli per animali e giardinaggio. E poi i gatti si possono anche tenere a distanza semplicemente scacciandoli, facendo rumore con le mani e voce. Sono paurosi, scappano. Detto questo con le buone è anche vero che la nostra evoluta società permette ad una parte di essa di parteggiare per gli animali, di soffrire per le loro stesse sofferenze e di cercare di individuare chi commette crudeltà su di loro. E desiderare di fargliela pagare. E quindi, limitandoci per il momento a parlare direttamente agli aguzzini, si fa sapere loro che avvelenare un animale è un reato ai sensi dell’articolo 544 bis del Codice Penale per il quale è prevista anche la reclusione da tre a diciotto mesi. La denuncia si fa presso Carabinieri, Polizia, Corpo Forestale.

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Silvia Sassone

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